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Un quadro drammatico che solleva interrogativi profondi sulla tenuta del sistema penitenziario sardo e sul rispetto dei principi costituzionali. È quanto emerso a seguito dell'ispezione condotta presso la Casa circondariale di Uta da una delegazione congiunta composta da Nessuno Tocchi Caino, dalle Camere Penali di Cagliari, dal Movimento Italiano Diritti Detenuti e dall'Associazione Tonino Pascali – Sardegna Radicale. La delegazione si è confrontata direttamente con i vertici dell'istituto — il direttore reggente Pietro Borruto, il comandante della Polizia penitenziaria Alessandro Caria e il capo area Claudio Caria — tracciando una mappa dettagliata di criticità che vanno dal sovraffollamento cronico alla paralisi delle attività rieducative.
I numeri descrivono una realtà strutturalmente oltre il limite: a fronte di una capienza regolamentare di 561 posti, la struttura ospita attualmente 753 detenuti (di cui 553 italiani e 200 stranieri), attestandosi su un tasso di affollamento del 134,2%. A peggiorare la situazione si aggiunge l'inagibilità di quattro camere, che sottrae ulteriori 12 posti letto. Un dato particolarmente significativo riguarda la condizione giuridica dei reclusi: almeno il 20,6% delle persone presenti non ha ancora ricevuto una condanna definitiva.
La funzione rieducativa della pena, stabilita dall'articolo 27 della Costituzione, rischia di rimanere una mera declinazione di principio. A distanza di sette mesi dalla precedente visita del 31 dicembre 2025, le criticità sul fronte dell'istruzione figurano del tutto inalterate. Delle cinque postazioni informatiche consegnate al carcere, nessuna è mai stata attivata. Analogamente, il sistema Citrix — predisposto dallo Stato per consentire lezioni ed esami a distanza — non è mai entrato in funzione.
Le conseguenze dirette di questa paralisi burocratica e tecnica sono visibili nei numeri: gli studenti presenti nella struttura sono crollati da otto a soli due, senza che sia stato possibile chiarire il destino degli altri sei percorsi interrotti. Inoltre, l'impossibilità di scambiare e-mail ostacola in modo determinante le comunicazioni con i docenti e con le famiglie.
“Uno Stato che lascia spenti i computer destinati allo studio, mentre pretende di rieducare, contraddice nei fatti la propria Costituzione”, sottolinea l'Associazione Tonino Pascali – Sardegna Radicale nel comunicato, evidenziando come “una pena che non garantisce studio, lavoro, salute e relazioni familiari non è rieducativa, ma solo tempo sottratto alla vita”.
Sul piano sanitario, la situazione viene definita “gravissima”. Tra il 70% e l'80% della popolazione detentiva presenta problematiche psichiatriche, a fronte delle quali sono operativi soltanto due medici psichiatri (con due suicidi registrati nell'ultimo anno). Nelle ore notturne e nei giorni festivi un unico medico di guardia deve garantire l'assistenza a tutti i 753 reclusi. Sul fronte infermieristico la scopertura raggiunge il 36,1% (23 operatori in servizio a fronte dei 36 previsti), mentre mancano del tutto specialisti come oculista, otorino e fisiatra. A ciò si somma la carenza organica della Polizia penitenziaria (-23,8%).
Emblematico delle sofferenze interne è il caso di un uomo di 89 anni, detenuto da 44 anni e affetto da grave patologia oncologica, diabete di tipo 1, sordità e forte compromissione della vista. La delegazione chiede una valutazione immediata della compatibilità con la detenzione, evidenziando come “a quell'età, con un quadro clinico così compromesso, il carcere rischia di trasformarsi in mera amministrazione della sofferenza”. A questo caso si aggiungono altre fragilità, come il detenuto costretto a ripetere il percorso medico per un'ernia peggiorata a causa dei trasferimenti tra istituti o il paziente psichiatrico rimasto per venti giorni senza contatti familiari a causa di lungaggini burocratiche.
A destare forte preoccupazione è anche l'imminente attivazione della nuova sezione destinata al regime di 41-bis per 91 detenuti, che richiederà un presidio sanitario autonomo (almeno 5-6 medici di guardia aggiuntivi e 8 infermieri) oggi inesistente, mentre il reparto ospedaliero del Santissima Trinità non aprirà prima del 2027.
L'Associazione Tonino Pascali – Sardegna Radicale chiede dunque l'immediata attivazione dei computer e del sistema Citrix, lo sblocco delle comunicazioni e-mail tramite il servizio gratuito del MIDD, il potenziamento dell'offerta scolastica e dei percorsi lavorativi (oggi limitati al 3,1% tra semilibertà e art. 21) e un urgente piano di assunzioni sanitarie e di Polizia penitenziaria con l'intervento diretto della Regione.






