"Esprimiamo la nostra più ferma condanna per la brutale aggressione avvenuta oggi pomeriggio nel carcere cagliaritano di Uta, ai danni di un agente della Polizia penitenziaria". Lo afferma Luca Fais, segretario nazionale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe) per la Sardegna, dopo quanto accaduto nell’istituto.

Secondo quanto riferito dal sindacato, un detenuto con problemi psichiatrici, rientrato in carcere da una Rems dopo essere stato dichiarato incapace di intendere e di volere, avrebbe colpito senza motivo l’agente in servizio nella sezione, sferrando calci e pugni. L’intervento immediato di altri operatori avrebbe evitato conseguenze ancora più gravi. Il poliziotto è stato accompagnato in ospedale: gli sono state diagnosticate fratture e la rottura del setto nasale, con una prognosi di 30 giorni.

"Si tratta dell'ennesimo grave episodio che si verifica nell'istituto cagliaritano - prosegue il sindacalista -. Solo un mese fa altri tre colleghi erano finiti al pronto soccorso, anch'essi con prognosi di 30 giorni. È ormai una vera emergenza che questa organizzazione sindacale non può più tollerare".

Il Sappe descrive una situazione "ingestibile", legata a criticità strutturali come cancelli e sbarramenti non funzionanti, al sovraffollamento – 740 detenuti a fronte di 550 posti regolamentari – e alla carenza di personale nelle sezioni. Un quadro che potrebbe complicarsi ulteriormente con l’apertura del padiglione destinato al 41-bis.