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Vivere in affitto in Sardegna sta diventando un lusso sempre più insostenibile. A Cagliari il canone medio è di 800 euro, cresciuto del 31% negli ultimi sette anni. Ed è una spesa che assorbe il 38% dello stipendio. Considerando che uno stipendio netto medio a Cagliari si attesta intorno ai 2.100 euro, l'affitto lascia meno di 1.300 euro per coprire tutte le altre spese: utenze, trasporti, alimentazione, salute.
Anche negli altri capoluoghi sardi il quadro è preoccupante. A Sassari i canoni sono cresciuti del 20,8% (640 euro al mese) con una incidenza del 36%, a Nuoro del 19,6% (550 euro), a Oristano del 19,8% (545 euro) e nel territorio diffuso del Sud Sardegna del 20% (540 euro). In tutti i casi, la crescita degli affitti ha superato quella delle retribuzioni di almeno 11-12 punti percentuali.
Sono alcuni dei dati che emergono da un report di Cna Sardegna. "Il problema della casa - spiega il presidente dell'organizzazione Luigi Tomasi - non è lontano dalle nostre imprese: è dentro di esse. Ogni volta che un artigiano non riesce ad assumere il lavoratore di cui ha bisogno perché costui non può permettersi di pagare l'affitto dove vive, ogni volta che un giovane qualificato rinuncia a un'opportunità professionale perché il costo dell'alloggio vanifica il guadagno, in quel momento il caro-affitti è diventato un freno allo sviluppo economico dell'isola. Per questo Cna Sardegna chiede interventi concreti e strutturali, non misure tampone".
Cagliari al 18° posto in Italia per crescita dei canoni. "Non è una statistica astratta- argomenta il segretario regionale Francesco Porcu - significa che la nostra città sta diventando inaccessibile per chi ci lavora. Il divario tra affitti e salari è la fotografia di un sistema che si sta rompendo. Servono un piano casa serio, incentivi concreti per recuperare il patrimonio immobiliare inutilizzato e politiche che mettano al centro la sostenibilità sociale dello sviluppo".







