È un silenzio che pesa più di ogni parola nei corridoi dell’Ospedale Monaldi a Napoli: è quello di una famiglia che ha già combattuto, di un bambino di due anni e mezzo che aveva ricevuto una seconda speranza di vita attraverso un trapianto di cuore e che oggi, invece, si trova al centro di una dolorosa vicenda.

Oggi, venerdì 20 febbraio, comincerà il percorso di accompagnamento che i medici definiscono "di alleviamento delle sofferenze": non eutanasia, ma la sospensione delle terapie considerate ormai sproporzionate e prive di beneficio reale, in quanto, sempre come riferiscono i medici, il cervello del piccolo è "ormai compromesso". Si tratta di una decisione straziante, maturata insieme ai genitori e all’équipe sanitaria, con l’unico obiettivo di evitare ulteriori sofferenze, una scelta per "proteggere ciò che resta della sua dignità".

IL TRAPIANTO DI CUORE LO SCORSO DICEMBRE

Il piccolo aveva ricevuto un cuore proveniente da un donatore e trasportato dalla provincia di Bolzano fino a Napoli, che rappresentava una speranza concreta di crescere, correre, vivere, ma qualcosa, lungo quel viaggio, potrebbe non aver funzionato come previsto.

Secondo quanto emerso nelle prime fasi investigative, il cuore sarebbe arrivato già compromesso, con un danno che ne avrebbe compromesso la funzionalità. Tra gli elementi al centro dell’attenzione degli inquirenti c’è la catena del trasporto e, in particolare, la gestione del ghiaccio necessario alla conservazione dell’organo. Un dettaglio tecnico che, in un trapianto, rappresenta la linea sottile tra la vita e la perdita.

L’INCHIESTA

La Procura ha aperto un fascicolo ipotizzando responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario. L’indagine è stata avviata a Bolzano, dopo la denuncia presentata da Federconsumatori Napoli, da sempre impegnata nella tutela dei diritti dei cittadini, soprattutto nei casi più delicati.

Al momento il procedimento è contro ignoti, ma il numero degli indagati potrebbe crescere nelle prossime settimane. Gli atti sono destinati ad arrivare anche alla Procura di Napoli, che dovrà valutare eventuali responsabilità lungo tutta la filiera del trapianto: dal prelievo dell’organo alla conservazione, fino al trasporto e all’impianto.

Non si esclude che possano essere iscritti nel registro degli indagati sanitari e operatori coinvolti nelle procedure in Alto Adige, così come eventuali soggetti responsabili della logistica e della conservazione.