A Reggio Emilia, una donna ha vissuto per mesi un vero incubo domestico: picchiata, insultata, minacciata di morte e persino costretta a consumare sostanze stupefacenti. Le indagini hanno ricostruito un quadro agghiacciante: calci, pugni, aggressioni con oggetti contundenti come cacciaviti e forbici, minacce continue e umiliazioni quotidiane.

Il 34enne, ex compagno della vittima, di origine marocchina, le avrebbe imposto un controllo totale sulla sua vita: le avrebbe cancellato numeri dalla rubrica del telefono e costretta a effettuare e ricevere telefonate solo con il vivavoce, così da monitorare ogni conversazione. In più occasioni le avrebbe detto frasi inquietanti come “ti ammazzo” e “io sono il tuo padrone e voi donne dovete ubbidire”.

Secondo gli inquirenti, la donna sarebbe stata rinchiusa a chiave in camera da letto, autorizzata a uscire solo per cucinare o pulire, e in un episodio sarebbe stata legata a un termosifone con una prolunga elettrica per impedirle di andarsene. Il compagno l’avrebbe anche indotta a fumare crack, facendole credere che si trattasse di una sostanza simile al narghilè, e in almeno due occasioni l’avrebbe costretta a rapporti sessuali, colpendola alla testa e al volto in caso di rifiuto.

Le violenze hanno avuto conseguenze fisiche gravi, tanto che in più episodi la donna ha dovuto ricorrere a cure ospedaliere. Solo dopo mesi di soprusi è riuscita a trovare il coraggio di fuggire e chiedere aiuto.

I carabinieri di Campagnola Emilia, piccolo comune di poco più di 5mila abitanti, hanno arrestato l’uomo e ottenuto un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il 34enne è ora detenuto con le accuse di maltrattamenti contro la convivente, lesioni personali e induzione all’uso di sostanze stupefacenti.