La Procura di Pavia ha notificato un secondo avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico di Andrea Sempio, accusato di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti (odio verso la vittima). Il caso di Garlasco si arricchisce così di un nuovo capitolo.

L'atto, che prelude alla formale richiesta di rinvio a giudizio formulata dal procuratore Fabio Napoleone, compendia una serie di accertamenti integrativi tecnici disposti dopo la prima chiusura dello scorso maggio per blindare l'impianto accusatorio.

Al centro dei nuovi rilievi dei pubblici ministeri figura l'ormai nota «impronta 33» isolata sulla parete della scala della villetta di via Pascoli, dove venne rinvenuto il corpo della studentessa: gli esperti ne ribadiscono la riconducibilità a Sempio, aggiungendo il pesante elemento indiziario che l'autore della traccia potesse avere le mani imbrattate di sangue. Inoltre, le perizie sulle calzature escludono incompatibilità fisiche tra il piede dell'indagato e l'impronta a pallini lasciata dall'assassino sulla scena, attestando la piena compatibilità con una scarpa modello Frau taglia 42. Ad aggravare il quadro concorrono le perizie medico-legali firmate dall'anatomopatologa Cristina Cattaneo e da Biagio Eugenio Leone: Chiara si difese durante una colluttazione protrattasi nel tempo, con una sopravvivenza stimata tra i 15 e i 30 minuti, e fino a un'ora dopo l'inizio dell'aggressione.

Parallelamente, gli atti depositati dalla Procura aprono uno squarcio clamoroso sul processo a carico di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per il delitto: i consulenti di parte Linarello e Ricci, analizzando i raw data del Ris di Parma consegnati ai magistrati, hanno fatto emergere che il 20 settembre 2007 due contro-analisi sul Dna attribuito alla vittima sui pedali della bicicletta Umberto Dei diedero esito «totalmente negativo». Un contrasto analitico confermato dagli attuali periti della Procura ma di cui «non si è rinvenuta traccia in alcun atto del procedimento a carico di Stasi». Nonostante ciò, Napoleone ha precisato che nessuna richiesta di revisione è stata formalizzata alla Procura generale, verso cui prosegue il mero scambio informativo.