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È un’indagine ancora in pieno sviluppo quella sull’omicidio di Giacomo Bongiorni, il 47enne morto nella notte tra sabato e domenica dopo un’aggressione avvenuta in piazza Felice Palma, nel centro di Massa. Un fascicolo complesso, in cui convergono le attività della Procura di Massa e della Procura per i Minorenni di Genova, e che al momento conta cinque indagati – due maggiorenni e tre minorenni – accusati a vario titolo di concorso in omicidio volontario e rissa aggravata.
Al centro dell’inchiesta c’è la ricostruzione puntuale della dinamica dei fatti, avvenuti in un arco temporale ristretto e documentati da telecamere di videosorveglianza prive di audio. Proprio l’assenza del sonoro rende necessario un lavoro di ricomposizione basato sull’incrocio tra immagini, testimonianze e accertamenti medico-legali.
La lite e l’escalation
Secondo la prima ricostruzione degli inquirenti, tutto ha origine proprio nella piazza, affollata nella serata del fine settimana. Bongiorni si trovava lì con la compagna, il figlio di 11 anni e alcuni parenti, tra cui un cognato. Sarebbero stati loro ad assistere alle prime fasi del diverbio.
Un contrasto tra gruppi di giovani, forse nato per un richiamo o un gesto provocatorio, sarebbe degenerato rapidamente. Tra le ipotesi al vaglio anche il lancio di bottiglie. In pochi istanti si passa dalle parole ai fatti: spintoni, tensione crescente, fino al contatto fisico.
Le immagini delle telecamere di sorveglianza – elemento chiave dell’indagine – mostrerebbero un primo scontro diretto. Poi il momento decisivo: un pugno che fa cadere a terra Bongiorni.
L’aggressione a terra e il nodo del colpo fatale
È dopo la caduta che, secondo gli investigatori, si consuma la fase più violenta. Alcuni dei presenti avrebbero continuato a colpire la vittima mentre era già a terra.
Qui si concentra il punto centrale dell’inchiesta: stabilire se la morte sia stata causata da un singolo colpo – eventualmente quello che ha provocato la caduta – oppure dalla somma delle lesioni riportate durante l’aggressione.
Le telecamere, pur fondamentali, non registrano l’audio. Per questo ogni dettaglio visivo viene incrociato con testimonianze ancora parziali e in alcuni casi divergenti.
I cinque indagati
Tra i maggiorenni coinvolti figurano Ionut Alexandru Miron, 23 anni, che ha già fornito una propria versione dei fatti durante l’interrogatorio, ed Eduard Alin Carutasu, 19 anni, che invece ha scelto di non rispondere. Per entrambi l’accusa è di concorso in omicidio volontario.
Sul fronte minorile, la Procura di Genova segue tre posizioni. Uno dei ragazzi è stato fermato e trasferito in una struttura di accoglienza; per gli altri due le verifiche sono ancora in corso.
Tra i minorenni c’è anche un diciassettenne considerato una promessa della boxe toscana. Secondo l’ipotesi accusatoria avrebbe avuto un ruolo attivo nella fase centrale dello scontro. Il giovane ha dichiarato di aver reagito dopo aver ricevuto una testata da Bongiorni, circostanza ora al vaglio degli investigatori attraverso il confronto con le immagini.
Per lui è stato disposto il collocamento in comunità. L’udienza di convalida del fermo è fissata per il 16 presso il Tribunale per i minorenni di Genova.
Le indagini: un quadro ancora da definire
I carabinieri del nucleo investigativo di Massa Carrara e del nucleo operativo e radiomobile stanno lavorando per attribuire con precisione le responsabilità individuali all’interno di una dinamica collettiva.
Secondo una prima ipotesi, i due maggiorenni si sarebbero inseriti nella fase più violenta della rissa. Ma il quadro, come sottolineano gli inquirenti, è “chiaro nella dinamica generale, ma ancora da completare nei dettagli decisivi”.
L’autopsia e le risposte attese
Un passaggio cruciale sarà rappresentato dall’autopsia, affidata al professor Francesco Ventura e già eseguita a Genova alla presenza dei consulenti delle difese.
L’esame dovrà chiarire tre aspetti fondamentali: la natura delle lesioni, la loro successione temporale e la causa immediata della morte. Elementi decisivi per stabilire il nesso tra le condotte dei singoli indagati e il decesso.
Il termine per il deposito della relazione è fissato in 30 giorni, ma potrebbe essere prorogato.
Una città sotto shock
Nel frattempo Massa resta profondamente colpita da quanto accaduto. Nella serata di ieri si è svolta una fiaccolata silenziosa organizzata dal Comune e dalla Diocesi, mentre per il giorno dei funerali di Bongiorni è stato proclamato il lutto cittadino.
Le autorità hanno disposto un rafforzamento dei controlli sul territorio e misure straordinarie di sicurezza, nel tentativo di prevenire ulteriori episodi di violenza.
Resta, sullo sfondo, una domanda ancora aperta: come una lite nata in pochi istanti possa essersi trasformata in una morte brutale. A questa domanda, ora, dovranno rispondere le indagini.




