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Volano gli stracci ai piani alti del Psd'Az dopo le dichiarazioni del segretario Christian Solinas che nei giorni scorsi ha aperto a nuove alleanze politiche sottolineando la necessità di un nuovo congresso sardista che ridefinisca strategie ed equilibri interni al partito. Pd, riformatori e civici sono i soggetti a cui il nuovo Partito Sardo d'Azione dovrebbe guardare secondo l'uomo che lo ha riportato al centro dello scenario politico nazionale nel 2019. Solinas, infine, non risparmia qualche stoccata a compagni di partito e oppositori interni.
Ad accogliere con più perplessità le parole dell'ex governatore sardo, il presidente del Partidu Sardu Antonio Moro, citato in prima persona dallo stesso Solinas nelle sue dichiarazioni. Abbiamo intervistato Moro raccogliendo le sue impressioni.
Solinas torna in scena con dichiarazioni inattese sulla linea politica e le possibili alleanze future del Psd’Az. Ha sorpreso anche lei?
«Le alleanze non sono oggi la priorità per i sardisti. I sardisti, in questo momento, chiedono di essere ascoltati e mettono al primo posto la riorganizzazione, il rilancio del partito e dell’azione sardista. Significa garantire l’agibilità politica all’interno del partito, ripristinando i luoghi del confronto democratico. Solo così potremo decidere insieme quali strategie e soluzioni siano davvero efficaci sul piano politico e programmatico. Tutto questo deve avvenire avendo chiaro che l’unità del partito non è una variabile, ma un valore irrinunciabile: l’unità dei sardisti è la premessa per l’unità del popolo sardo».
L’apertura al Pd è quella che più di tutte rompe col recente passato. Potrebbe trovare il favore di una maggioranza del partito?
«Per aprire una nuova fase politica non bastano i titoli dei giornali, né le dichiarazioni a effetto. Serve un percorso coerente e comprensibile ai sardi. Le conversioni improvvisate, soprattutto quando arrivano dopo aver sostenuto per anni la linea opposta, difficilmente risultano credibili. Osservo che il sardismo non è un mezzo per spostarsi tra schieramenti, ma un fine in sé: il riscatto della Sardegna dentro e fuori le alleanze».
Solinas l’ha indicata come oppositore e ha detto che, nel partito, chi lo osteggia internamente è “perdente”. Come risponde a questo giudizio?
«La storia del Psd’Az dimostra che nessuno ha l’esclusiva sulla verità. Le stagioni politiche passano, ma il valore delle idee resta. Noi non ragioniamo per vincitori e perdenti: ragioniamo per sardisti. Un partito che definisce “perdenti” i propri iscritti, anche quando dissentono, ha smarrito la propria natura comunitaria. Il punto non è dividere chi ha i numeri da chi non li ha: il punto è impiegare quei numeri per servire la Sardegna».
Come ha accolto l’ipotesi di convocare un congresso straordinario per ridefinire le strategie sardiste?
«I congressi sono sempre un segnale di vitalità. Mi piacerebbe che anche quello auspicato dal segretario lo fosse davvero. Lo statuto non attribuisce al segretario il potere di convocare il congresso nazionale, ma in ogni caso ben venga il congresso se sarà fatto nel pieno rispetto delle regole e in un clima in cui tutti si sentono garantiti. La chiarezza è condizione di libertà: senza correttezza procedurale non c’è partecipazione. Purtroppo, alcune recenti iniziative mi pare vadano in direzione opposta».
Solinas, imputando alla vecchia guardia cavilli e macchinosità dei regolamenti congressuali, ha fatto esplicitamente il suo nome. Cosa risponde?
«Cavilli e macchinosità sono termini che si addicono più a chi piega le regole ai propri scopi che a chi ne difende la trasparenza. Se i regolamenti di cui parla fossero davvero così obsoleti, la cosiddetta nuova guardia ha avuto tempo e modo di riscriverli. Invece, ha preferito utilizzarli a pezzetti, a seconda dell’occasione e della convenienza».
Ha la sensazione che il Psd’Az rischi oggi di smarrire la propria identità storica?
«Ogni volta che un dirigente antepone il proprio destino personale al destino del partito, quel rischio aumenta. Il Psd’Az non è un trampolino né un marchio d’occasione. È un’eredità che appartiene a tutti i sardi. Dobbiamo restituirle un’anima collettiva, capace di guardare oltre i nomi e i ruoli».
Qual è oggi lo stato di salute del partito e quali sono le sfide più urgenti?
«La Sardegna ha bisogno del Psd’Az forse più di quanto ne abbia avuto negli ultimi decenni. La sanità, i trasporti, la difesa del territorio, la lotta alla speculazione energetica chiedono un partito sardo presente, vivo, forte e unito. Il nostro compito è restituire il partito ai sardisti affinché torni a essere uno strumento di libertà e diritti per la Sardegna».
Fra poche settimane si terranno le amministrative in 148 Comuni sardi, fra cui Quartu, Sestu, Tempio e Porto Torres. Quale sarà l’impatto del Psd’Az nei centri principali?
«La situazione è frammentata e diversa in ogni territorio. Ma il mio augurio è che ovunque prevalga la qualità delle persone, la competenza e l’attaccamento alle comunità. Faccio i migliori auguri a tutti i sardisti impegnati e ai cittadini che andranno a votare. La buona politica nasce dal basso, non dai palazzi».



