Prende forma il secondo capitolo del manifesto programmatico di "Futuro Nazionale", la forza politica guidata da Roberto Vannacci. Dopo aver teorizzato il "patriarcato mediterraneo" e la remigrazione nella prima tranche ideologica, l’ex generale traccia la propria visione di società per il prossimo decennio, mettendo al centro la denatalità come «principale emergenza nazionale» e il matrimonio tra uomo e donna come «unico istituto di coppia a rilievo pubblico», con la conseguente cancellazione delle unioni civili e l'apertura delle adozioni ordinarie solo a padri e madri.

Il cuore della proposta poggia su un welfare patriottico: debutta il "mutuo tricolore" — con interessi azzerati al terzo figlio —, affiancato dal "Reddito di Rinascita" per le madri, dal quoziente familiare e dalle "quote azzurre" per favorire la mobilità dei dipendenti pubblici con famiglie numerose. Misure che Vannacci vorrebbe finanziare chiedendo a Bruxelles una deroga al Patto di stabilità per la riattivazione demografica. Sul fronte etico si punta al riconoscimento giuridico del concepito e alla stretta sull'aborto (definito «non un diritto»), con l'ingresso di associazioni pro-vita nei consultori, lo stop alla pillola Ru-486 domiciliare o ambulatoriale e l'istituzione di un "Ministero della Vita", mentre per i percorsi di transizione dei minori si ipotizza il "reato universale".

Il documento tocca poi sicurezza, informazione e tecnologia: stop in televisione a contenuti ritenuti "genderisti" e "omosessualisti" nella fascia oraria 6-23, divieto di accesso ai social media per gli under 15 e sovranismo sui dati digitali. In tema di ordine pubblico, il programma prospetta l'impiego dei soldati nei quartieri degradati e moduli di educazione alla difesa nelle scuole superiori. In politica estera e militare, infine, si respinge l'aumento delle spese di difesa al 5% del Pil, il Safe europeo e la subordinazione a Bruxelles e alle Corti internazionali, ridisegnando le priorità strategiche e accantonando le linee guida dettate dalla Nato.