Alla vigilia del primo Board of Peace per Gaza a Washington, lo scenario tra Stati Uniti e Iran appare sempre più teso. Mentre restano formalmente aperti i negoziati sul nucleare, entrambe le parti stanno rafforzando i rispettivi dispositivi militari. Secondo Axios, l’amministrazione Trump sarebbe più vicina a un conflitto in Medio Oriente di quanto l’opinione pubblica americana percepisca.

"Il capo si sta spazientendo. Alcune persone intorno a lui lo mettono in guardia dall'andare in guerra con l'Iran, ma penso che ci sia il 90% di probabilità che vedremo un'azione militare nelle prossime settimane", ha dichiarato un consigliere di Trump. Intanto il dispositivo statunitense comprende due portaerei, una dozzina di navi da guerra, centinaia di caccia e sistemi di difesa aerea. Nelle ultime 24 ore sono stati inviati altri 50 jet tra F-35, F-22 e F-16, mentre la USS Gerald Ford potrebbe attraversare Gibilterra diretta nell’area.

Anche Teheran si prepara: decentralizzazione della catena di comando con la strategia di "difesa a mosaico", rafforzamento dei siti nucleari e individuazione di possibili rifugi antiaerei nella capitale. Annunciata inoltre un’esercitazione navale con Mosca nello stretto di Hormuz, vicino alla USS Abraham Lincoln. "Più pericolosa della nave da guerra americana è l'arma che può mandarla in fondo al mare", aveva avvertito la guida suprema Ali Khamenei.

Secondo Axios, un eventuale intervento americano sarebbe una campagna di settimane, probabilmente congiunta con Israele, con effetti destabilizzanti sull’intera regione. Intanto a Ginevra si registrano “progressi” nei colloqui, ma restano distanze significative. JD Vance ha sottolineato che i negoziati "sono andati bene" in parte, ma "in altri è stato molto chiaro che gli iraniani non sono ancora disposti a riconoscere e affrontare le linee rosse fissate da Trump".