Sarebbe stato il collasso di un ghiacciaio, seguito da una colata di detriti, a provocare la devastante alluvione che ha colpito l’area al confine tra Tibet e Nepal. A indicarlo è l’Usgs, l’Istituto geologico statunitense, secondo cui il terremoto di magnitudo 5.2 "è stato causato dal crollo di un ghiacciaio e da una colata di detriti che ha causato conseguenze catastrofiche a valle".

Resta incerto il bilancio complessivo della tragedia, con dati diversi forniti dalle autorità dei due Paesi. In Nepal sono stati recuperati 165 corpi, mentre 826 persone risultano ancora irreperibili. Tra queste ci sono 579 turisti, 466 dei quali stranieri, oltre a 85 membri delle forze di sicurezza. I soccorritori hanno finora tratto in salvo 104 persone e le ricerche sono riprese nelle prime ore di questa mattina.

Anche la Cina ha diffuso un proprio bilancio: 558 persone risultano disperse, tra cui 260 cittadini stranieri. I dati nepalesi e cinesi vengono comunicati separatamente e non è ancora possibile stabilire se comprendano persone conteggiate in entrambi gli elenchi.

Tra gli stranieri coinvolti ci sono anche 90 italiani, secondo i dati del sito "Dove siamo nel mondo" dell’Unità di crisi della Farnesina. "I due che risultano coinvolti sono in buone condizioni", ha assicurato il ministro Antonio Tajani. Gli Stati Uniti hanno annunciato 500 mila dollari di aiuti per l’emergenza, destinati a rifugi, beni di prima necessità e servizi idrici e igienico-sanitari.