La qualità dell'aria in Sardegna è buona e un valore oltre i limiti di legge non basta ad affermare il contrario. Lo certificano gli ultimi report mensili dell'Arpas, l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente, che dal 2008 gestisce la rete di monitoraggio atmosferico dell'Isola, 25 centraline distribuite fra aree urbane, industriali e rurali.

A settembre, in particolare, i superamenti del limite giornaliero di Pm10 sono stati cinque, tutti rilevati dalla centralina di Macomer, contro i 57 complessivi del mese precedente. Ad agosto, a fare la differenza, infatti, sono state le polveri sahariane portate da un persistente scirocco: gli sforamenti sono stati diffusi, con picchi di 112 microgrammi a Quartu Sant'Elena e 108 a Seulo, stazione che il mese successivo si è fermata, invece, a 13.

L'unica criticità rilevata a settembre, quella di Macomer, si deve a una situazione contingente: la presenza di un cantiere edile, spiega all'ANSA Alessandro Serci, chimico dell'Agenzia che si occupa della rete di monitoraggio. Non ha un'origine locale neanche l'ozono, che ha settembre ha superato i limiti di legge sei volte tra Sarroch e Portoscuso. Secondo Serci, non dipende dalle attività industriali, ma arriva in gran parte dalle zone continentali.

Per leggere correttamente i report, va ricordato che i limiti riferiti ai singoli inquinanti si applicano all'intero anno. Per esempio, il Pm10 non può superare i 50 microgrammi fino a 35 volte nei dodici mesi. I cittadini posso sommare i valori sopra soglia mese per mese, ma si tratta di una valutazione parziale, non contestualizzata. I dati - precisa Serci - vanno verificati nel tempo, prestando attenzione a possibili distorsioni, come nell'esempio della centralina di Macomer. Nei casi in cui gli sforamenti, indicati nelle relazioni dell'Arpas, non siano occasionali, la Regione ha l'obbligo di intervenire con una pianificazione mirata.

Il periodo critico per le polveri sottili è quello invernale, per via dell'accensione degli impianti di riscaldamento e del traffico veicolare, con particolare attenzione per le zone urbane. In quelle industriali come Sarroch, invece, l'attenzione si concentra su altri tipi di emissioni, in particolare sul benzene, la cui media annuale non può essere superiore a cinque microgrammi, dato che negli ultimi dieci anni non è mai stato raggiunto: il massimo registrato è stato di tre microgrammi nel 2021, poi scesi a 1,5-due microgrammi, livelli simili a quelli rilevati dalle centraline nelle aree urbane. "Da tempo abbiamo un occhio di riguardo per Sarroch, viste le continue lamentele della popolazione", precisa Serci. "Cerchiamo di mantenere quelle centraline in condizioni di massima efficienza, le manutenzioni sono puntualissime".