Ha fatto discutere, nelle scorse ore, la notizia che i Mamuthones e Issohadores di Mamoiada avrebbero presto parte a una manifestazione per difendere Cala Finanza dalla speculazione edilizia. Una presenza che mal si concilierebbe col messaggio originario delle maschere simbolo del carnevale in Sardegna, depositarie di una tradizione millenaria misteriosa e legata ad antichi riti propiziatori e apotropaici.

A intervenire sulla vicenda è lo stesso sindaco di Mamoiada, Luciano Barone, che smentisce la presenza di una delle associazioni che oggi curano e tutelano il patrimonio del carnevale mamoiadino. Nessuna adesione organizzata alle manifestazioni contro la cementificazione, spiega il sindaco, ma, semmai, un'iniziativa privata che il primo cittadino intende scoraggiare.

"Leggo sui social un richiamo particolarmente suggestivo riguardante la partecipazione delle nostre maschere a un evento che, per finalità e contenuti, sembrerebbe non pienamente coerente con i principi di promozione, tutela e valorizzazione di un rituale profondamente radicato nella storia e nell’identità della nostra comunità", spiega su Facebook Luciano Barone.

"Da decenni Mamoiada ha scelto di custodire e tramandare il mascheramento rituale dei Mamuthones e degli Issohadores attraverso un modello chiaro e condiviso: la sua rappresentazione è affidata a concittadini riuniti in associazioni che operano nel rispetto di regole precise, di statuti e di codici etici, con l’obiettivo comune di preservare l’autenticità e il significato profondo di questo patrimonio. Oggi nel nostro paese sono presenti tre associazioni impegnate nella salvaguardia, nella valorizzazione e nella trasmissione di questa straordinaria eredità culturale. Ritengo significativo evidenziare che, allo stato attuale, non mi sia pervenuta alcuna comunicazione formale o adesione ufficiale da parte delle stesse a sostegno dell’iniziativa promossa sui social".

"L’appartenenza a una delle associazioni – spiega il sindaco di Mamoiada – non costituisce un semplice elemento organizzativo, ma rappresenta una garanzia di rispetto nei confronti di un patrimonio che appartiene all’intera comunità. Ogni socio è chiamato ad attenersi a regole condivise che disciplinano comportamenti, responsabilità e modalità di utilizzo delle vestigia dei Mamuthones e degli Issohadores, soprattutto nelle occasioni rituali che scandiscono la vita del paese. La libera interpretazione del rituale, sganciata da questo sistema di tutela collettiva, non è compatibile con il percorso di conservazione costruito nel tempo e rischia di indebolire proprio quei principi di autenticità, valorizzazione e trasmissione alle nuove generazioni che hanno consentito a questo patrimonio di arrivare fino a noi".

"È fondamentale ricordare che questo bene millenario non appartiene a nessuno di noi singolarmente – prosegue il post del primo cittadino barbaricino –. Noi ne siamo soltanto custodi temporanei. Lo abbiamo ricevuto da chi, prima di noi, ha avuto la responsabilità e la sensibilità di conservarlo, spesso con sacrificio e dedizione, e abbiamo il dovere morale di consegnarlo alle generazioni future integro, rispettato e, se possibile, ulteriormente arricchito. Dobbiamo sempre ricordare che i veri proprietari di questo patrimonio non siamo noi, ma coloro che verranno dopo di noi. Sta a noi restituire questo patrimonio senza averlo impoverito, alterato o snaturato. Per queste ragioni non possiamo condividere la scelta di singoli individui che, a titolo personale e senza un chiaro mandato delle associazioni depositarie e custodi del rituale, ritengano di utilizzare il mascheramento tradizionale per sostenere cause di natura ideologica o partecipare a iniziative estranee al contesto culturale e identitario nel quale esso trova il proprio significato".

"La tutela di un patrimonio immateriale richiede responsabilità, rispetto e consapevolezza. Le nostre maschere non sono un semplice costume da indossare secondo la volontà del singolo, ma l’espressione viva di una comunità, della sua storia, della sua memoria collettiva e della sua identità. Proprio per questo meritano di essere rappresentate sempre con coerenza, dignità e rispetto dei valori che, da generazioni, continuano a incarnare", conclude Barone.