Nuovi dettagli sono emersi a seguito degli esami tecnici condotti sugli abiti di Manuela Murgia, la giovane di 16 anni trovata senza vita a Cagliari nel 1995. Il caso, inizialmente considerato un suicidio, è stato riaperto l'anno scorso a seguito delle pressioni dei familiari della vittima. Durante l'incidente probatorio della scorsa settimana, i risultati delle analisi condotte dai carabinieri del Ris di Cagliari sono stati presentati per confrontare le tracce di DNA rinvenute sugli indumenti della ragazza.

L'ex fidanzato della vittima, Enrico Astero, 54 anni, unico indagato nel caso, è stato scagionato grazie ai risultati degli accertamenti. Gli avvocati che rappresentano la famiglia di Manuela, Bachisio Mele, Maria F. Marras e Giulia Lai, insieme al medico legale Roberto Demontis, consulente della famiglia, hanno reso noti ulteriori dettagli emersi durante le analisi.

"È stato rinvenuto un micro-frammento gommoso con forte presenza di nerofumo, compatibile con componenti di pneumatici in commercio negli anni '90", riferiscono i legali secondo i quali "questo elemento deve essere valutato nel contesto complessivo delle tracce e del quadro lesivo, anche in considerazione che l'area era chiusa all'accesso di veicoli già dal 1985, tramite cancelli con lucchetto".

Secondo gli avvocati "l'esclusione di uno specifico soggetto come donatore non equivale in alcun modo all'assenza di terzi coinvolti, tanto più che i profili genetici restano disponibili per futuri confronti", come annunciato al termine dell'incidente probatorio.