Maschara a Gattu e Maimone | Sarule


DESCRIZIONE DELLA MASCHERA

L’associazione Maschara a Gattu e Maimone nasce a Sarule agli inizi degli anni Novanta, dopo un importante e serio lavoro di ricerca delle maschere e del vestiario tradizionale per opera di un gruppo di appassionati, in prevalenza donne, amanti delle tradizioni del proprio paese. La caratteristica nelle esibizioni è il ballo sardo: Sa Bicchirina, Su Mesu Passu e Su Passu Seriu, accompagnati dal suono dell’organetto diatonico o dal canto a tenore.

Negli anni l'associazione ha partecipato alle principali manifestazioni folcloristiche isolane come il Redentore di Nuoro, la Cavalcata Sarda di Sassari, distinguendosi per fini benefici come le esibizioni nelle scuole e nelle case di riposo.

Le maschere Sarule ottengono sempre un grande successo anche in occasione di “Cortes Apertas”, tradizionale appuntamento di Autunno in Barbagia dove l’associazione allestisce una corte e rievoca la quotidianità di vita di altri tempi.


Fin dal lontano 1850, anno in cui si hanno notizie certe, mascherarsi “a gattu” a Sarule era di uso molto comune. Detta “a gattu” non per le sembianze ma per il modo di atteggiarsi. E’ una delle maschere più eleganti presente nella Sardegna centrale, citata anche dalla scrittrice Grazia Deledda nel romanzo Elias Portolu.

La Maschara a Gattu indossa due “oddes” (gonne) al rovescio per nascondere i ricami e garantire l’anonimato, una è allacciata al collo e l’altra alla vita; una copertina bianca sul capo simbolo della nascita cinta da una fascia rossa per simboleggiare il matrimonio; un velo nero davanti al viso come emblema della morte. Nel corso degli anni ha subito diverse trasformazioni, con la versione a “un odde” sempre al rovescio allacciata al collo con i pantaloni “a s’isporta”, “sos cambales” e “sos cosinzos”. La maschera configura i momenti più importanti della vita delle persone: la nascita, il matrimonio e la morte.

Su Maimone era simbolo di buon auspicio risalente ad epoche antiche. Un fantoccio con le sue sembianze veniva esposto sopra un carro trainato dai buoi, portato per le vie del paese per esorcizzare la siccità e augurare una buona annata per contadini e pastori. L’abbigliamento è composto da “su gappottinu”, “pantalones a s’isporta”, “sos cambales” e “sos cosinzos”; ha una maschera molto particolare realizzata con “su pane de morisca”, la foglia dei fichi d’india essiccata.

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