Gruppo Folk "Uri" | Uri


Il Gruppo Folk "Uri" nasce a Uri nel 2004 come ritrovo di un gruppo di ragazzi spinti dalla passione per la ricerca e dall'amore per le proprie tradizioni.
Nell'aprile 2010 il gruppo è diventato un'associazione a tutti gli effetti che in questi anni ha valorizzato e portato avanti le tradizioni del ballo e dell'abito tradizionale del paese. Il gruppo vanta esibizioni, sfilate, processioni religiose e la partecipazione a vari eventi in tutta la Sardegna.
Tanti i progetti portati avanti come il Laboratorio di ballo sardo “A passu" presso le scuole elementari. Dal 2003, in occasione della Sagra del carciofo, l'associazione realizza l'esposizione di abiti tradizionali di Uri sia maschili che femminili. Durante l'esposizione si possono ammirare i bellissimi lavori di ricamo, i manufatti del passato e quelli recenti. Nel 2009 l'associazione ha preso parte ad un progetto dell'Unione Sarda che coinvolse tutti i comuni della Sardegna. Il progetto consisteva nella realizzazione di una enciclopedia che illustrasse gli abiti e i gioielli tradizionali della Sardegna. Dal 2011 si organizza nel periodo estivo la rassegna folk “Tesori di Sardegna, in occasione della quale i migliori gruppi dell'Isola si esibiscono nelle varie danze caratteristiche.


ABBIGLIAMENTO FEMMINILE

L'abito femminile riprende quella che è la struttura tipica logudorese:
- camicia in tela di cotone, bianca con ampie maniche a sbuffo, particolari sono il collo e i polsini ricamati;
- bustino rigido, imbottito da steli di palma nana fatti essiccare  rivestito in raso color avorio ricamato a fili di seta e oro oppure rivestito di broccato bianco. Chiude sul davanti con “su pittigliu" di forma trapezoidale, anch'esso imbottito da steli di palma nana, rivestito di raso nero o velluto di vari colori, ricamato in seta con motivi floreali;
- pettorina in seta o tulle dove vengono appuntate le spille;
- corpino, corto, può essere in terziopelo o in velluto arricchito da passamanerie floreali in seta, per le più abbienti veniva ricamato;
- gonna in panno nero finemente plissettata, poteva essere tutta nera per le meno abbienti, oppure con una balza di terziopelo e passamanerie floreali, oppure ricamata per le più abbienti;
- grembiule in seta damascata o in tulle ricamato, al quale viene applicato ad un lato il fiocco in seta di diversi colori;
- velo in seta ricamato a traforo o in tulle, viene posto sopra la cuffietta in raso ricamata o in broccato, utilizzata per raccogliere i capelli;
- gioielli tipici sono la collana e i gli orecchini in corallo, i bottoni d'oro che chiudono la camicia, le spille d'oro, la catena d'oro, il medaglione d'oro in stile borbonico che viene indossato con un nastro al collo e i grandi bottoni d'argento che chiudono i polsi del corpino.


Abbigliamento Maschile

L'abito dell'uomo è così composto:

- la camicia in tela di cotone bianca con maniche ampie, il colletto alla coreana o tondo che chiude con piccoli bottoni d'oro o d'argento. Particolare è la plissettatura sul davanti;

- i pantaloni bianchi di tela di cotone molto ampi;

- il gilè ("su cosso") in panno nero a doppio petto arricchito da due file di bottoni ai lati;

- il gonnellino in panno finemente plissettato, oppure i pantaloni in orbace;

- i copriscarpe in panno che avvolgono anche il polpaccio;

- il capottino in orbace, privo di chiusure, con un cappuccio a punta e bordature in velluto sui polsi, sulle tasche e su tutta la lunghezza del davanti;

- il copricapo, la berritta in panno.


CURIOSITA'

Paese del Coros-Logudoro, situato tra Alghero e Sassari nella parte Nord-occidentale della Sardegna, a 150 metri sul livello del mare. Uri è celebre per le eccellenze agroalimentari. Nel territorio si alternano aspri rilievi di rocce calcaree, basaltiche e trachitiche e dolci colline ricoperte da rigogliosa macchia mediterranea e coltivate a cereali, vigneti, oliveti e carciofaie. L’agricoltura è la principale ricchezza.

Uri si distingue per ottimi vini, un eccellente olio (il paese fa parte delle Città dell’olio) e carciofi, prodotto di assoluta qualità, cui è dedicata a marzo la Sagra del carciofo, tra le maggiori kermesse agroalimentari sarde, che richiama migliaia di visitatori.

Tra le feste religiose si segnalano le celebrazioni in onore della Madonna della Pazienza a metà settembre, cui è dedicata una chiesa costruita intorno al XVI secolo. A una decina di chilometri dall’abitato si ergono le rovine di Nostra Signora di Paulis, sorta lungo il tracciato di una strada romana, detta "s’istrada de sos padres" perché collegava l’abbazia di Paulis a quella di santa Maria di Corte (Sindia). L’abbazia fu impiantata nel 1205 in una zona allora paludosa. Restò in attività fino al XV secolo. Vi si possono osservare i resti del chiostro e parti del convento adiacente alla chiesa, che era a tre navate scandite da arcate, con abside quadrata. A santa Maria è dedicata la nuova parrocchiale del 1995: da qui parte la processione in abiti tradizionali sino agli affascinanti ruderi dell’abbazia cistercense.

Da visitare anche la settecentesca Funtana Manna, ricostruita a fine XX secolo. Il lago Cuga prende nome da un villaggio scomparso e nel fondo nasconde vestigia archeologiche, visibili nel periodo di secca, come i resti di numerosi nuraghi. In prossimità delle sponde si trovano quasi dieci ruderi di nuraghi, databili a partire dal Bronzo antico. L’eredità nuragica di gran lunga più rilevante è nel cuore del paese. Si tratta del complesso di santa Caterina costituito da nuraghe e villaggio, frequentato anche in epoche successive. E' un raro caso di testimonianza nuragica dentro l’abitato.

Vicino al paese svetta la lunga stele di Pedra Longa, fronte di una tomba di Giganti del Bronzo medio.

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