Gruppo Folk "Ittiri Cannedu" | Ittiri

Foto Viviano Tedde


STORIA DELL'ASSOCIAZIONE

Il Gruppo Folk "Ittiri Cannedu" nasce a Ittiri nel 1974. La raccolta delle informazioni relative alle danze popolari, agli strumenti musicali utilizzati per accompagnare i balli ed infine allo studio delle tecniche di ballo vere e proprie, è l’attività cui i giovani fondatori si dedicano in primo luogo. La ricerca, condotta scrupolosamente, fu lo strumento che consentì ai soci del gruppo di Ittiri di impadronirsi delle conoscenze essenziali per ridare vita alla musica e alla danza tradizionali. Gli anziani coinvolti nell’operazione di recupero culturale, vere e proprie biblioteche della memoria comunitaria, consapevoli dell’importanza di quanto i giovani avevano appreso, li seguirono fino al completo assorbimento delle tecniche di ballo tradizionali.

Fin dalla fondazione l’associazione, a lungo guidata dal presidente Piero Simula, collabora con enti pubblici e privati per l’organizzazione di eventi culturali e partecipa con regolarità alle più importanti rassegne di folklore regionali, nazionali ed internazionali. Ha rappresentato l’Italia in numerosi festival di folklore in Germania, Francia, Spagna,Svizzera, Portogallo, Grecia, Polonia, Cecoslovacchia, Turchia, Ossezia del Nord, Bulgaria, Belgio, Macedonia, Austria, Brasile, Argentina, Colombia, Qatar, Messico e, di recente, al Festival “Summerfest” in Ungheria.

Ancora oggi fanno parte dell’associazione molti componenti del gruppo storico, ed è arricchita da numerosi giovani. Conta circa quaranta soci e un folto gruppo di collaboratori. E’ affiliata all’A.M.Fo.S., l’Associazione Membri Fondatori sezione CIOFF ITALIA, allo I.O.V. (International OrganizationVolkskunts) e alla U.F.I. (Unione Folklorica Italiana).

Il repertorio, esclusivamente tradizionale, ripropone fedelmente la musica e le danze popolari della Sardegna e, in modo particolare, i moduli della regione del Logudoro e di Ittiri. Gli abiti indossati dai componenti sono tramandati ed esclusivamente originali ed autentici, in tutte le varianti, dalle fogge festive a quelle giornaliere.

Alle ricerche iniziali sugli abiti e sulle danze, è seguita una serie di pubblicazioni, in collaborazione con studiosi di chiara fama. “Le fonti del ballo Sardo”, di Gerolama Carta Mantiglia e Antonio Taveranel (1999); “Forme e contesti del ballo sardo” nel 2001 e “A passu”, appunti di antropologia del ballo sardo Giuseppe Michele Gala (2004). Nel 1987 la riscoperta e la riproduzione del “bronzetto itifallico” di Ittiri, riproposto alla presenza del compianto etnomusicologo don Dore di Tadasuni. E ancora, produzioni multimediali come il DVD “Domos”, in collaborazione con l’Associazione “Carrelas” di Cagliari nel 2008. E infine i CD musicali “Canti a chitarra” nel 2007 e “Ballos sardos”.

La direzione artistica degli “eventi collaterali” abbinati al Festival “Ittiri Folk Festa” è curata in prima persona dall’antropologo Gian Mario Demartis.


ABBIGLIAMENTO FEMMINILE

Il vestiario delle danzatrici rappresenta un’attestazione etnografica di notevole valore perché ancora in uso nella vita normale, anche se limitatamente ad un esiguo numero di donne in età avanzata, mentre gli abiti tradizionali maschili, ben attestati da manufatti originali, fotografie d’epoca e dalla memoria popolare, cominciarono a decadere dopo la Prima Guerra mondiale sino alla scomparsa avvenuta attorno al 1950.

Nel vestiario festivo femminile si individuano due tipologie principali, che segnavano lo status economico delle donne: mentre le appartenenti alla classe meno abbiente portavano abiti con gonna nera e corredo di monili relativamente semplice, quelle del ceto dei proprietari indossavano una gonna di panno rosso ed una ricca dotazione di gioielli, fra i quali spicca l’ormai famosa serie di 20 grandi bottoni di filigrana d’argento che orna le maniche del bolero.

In questi ultimi anni, oltre a queste fogge, da lungo tempo presenti nelle rassegne folkloriche e nelle esibizioni coreutiche, come simbolo riconosciuto della comunità ittirese, sono state proposte anche le semplici ma suggestive varianti feriali e l’antico abito quotidiano con gonna d’orbace, di cui si era quasi persa memoria. Ciò per meglio testimoniare il variegato “ sistema vestimentario” del paese.


ABBIGLIAMENTO MASCHILE

Anche l'abbigliamento maschile, prima quasi standardizzato nella classica foggia esclusiva dei proprietari terrieri, caratterizzata dal giubbetto di scarlatto, ha trovato un completamento con la riscoperta di alcuni indumenti come la sopraveste di pelli ovine intonse e fustagno, i gilet neri dei braccianti, un particolare capospalla in panno rosso con inserti di velluto nero e copricapo alternativi alla più conosciuta berritta.

Occorre sottolineare che non è stata operata alcuna ricostruzione poiché la maggior parte degli abiti indossati dai danzatori sono antichi o confezionati secondo moduli e tecniche conservati gelosamente ed ininterrottamente nel corso del tempo.

Foto Maria Usai


CURIOSITA'

Il repertorio coreutico, esclusivamente tradizionale, ripropone con scrupolosa fedeltà la musica e le danze popolari della Sardegna, con particolare riguardo ai moduli del Logudoro e di Ittiri, senza rilevanti interventi coreografici di “spettacolarizzazione”.

Infatti l'associazione “Ittiri Cannedu” esegue principalmente balli peculiari del centro di provenienza fra i quali si segnalano una variante lo cale di "sa logudoresa a boghe ‘e chiterra", accompagnata da voce solista e chitarra, "sa dansa", ballo di corteggiamento scandito dai ritmi dell'organetto diatonico e "sa ittiresa seria" (o "sa bonovvesa"), versione locale del ballo tondo che può essere accompagnata, oltre che dall'organetto, dal piffero ("pipiriolu") o dallo strumento a fiato – analogo alle più note launeddas - conosciuto come "benas".

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