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Commentando la vittoria dell'Aquila compiutasi ieri, davanti ai 15mila assiepati nel cuore di piazza del Campo, Pierluigi Pardo ha parlato di "un evento estremamente locale che per la sua forza storica e il suo fascino intrinseco attira fatalmente l'attenzione di tutto il mondo". E poco importa se a chi non vive nelle viscere di Siena sfuggano molte delle dinamiche e delle implicazioni sociali che il Palio comporta.
La rivalità fra contradaioli, l'aria elettrica delle vigilie del 2 luglio e del 16 agosto. La goliardia, la competizione, in alcuni casi l'inimicizia, addirittura, che separa i vari settori del centro urbano. E poi la sacralità dei momenti più importanti che fondono identità e religione, la condivisione, la festa che diventa momento di vita autentico e passionale.
Scriveva il poeta Mario Luzi: "Il Palio è il Palio. Nessuna interpretazione sociologica, storica, antropologica, potrebbe spiegarlo. Sublimazione e dannazione insieme del fato in ogni singolo senese e nella sua cittadinanza. Rogo furente della senesità, in ogni caso impareggiabile conferma di essa".
IL SOGNO DI TITTÌA
Oggi, di questo evento che accende un popolo e trasforma una piccola cittadina adagiata fra le colline del Chianti nell'ombelico del mondo per due pomeriggi all'anno, Giovanni Atzeni detto Tittìa è l'uomo più ammirato e discusso. Ammirato perché vincente, discusso perché vincente.
Il fantino nato in Germania nel 1985 da padre di Nurri, cresciuto professionalmente nei pali dell'Isola e poi notato da Luigi Bruschelli che ne intuì la classe portandolo in Toscana, è adesso proiettato verso il sogno del superamento di un record fino a ieri intoccabile. È il primato di Andrea Degortes detto Aceto, una vera leggenda del Palio di Siena. Anch'egli sardo, con 14 trionfi sul tufo senese è il fantino più vincente in assoluto in epoca moderna e uno dei più vincenti di sempre, secondo solo a Francesco Santini e Mattia Mancini, vissuti fra il '700 e l'800. Dal XX secolo in poi, nessuno è riuscito a far meglio di Aceto, in gara per 58 volte in piazza del Campo, l'ultima il 2 luglio 1996.
Ma quella che sembrava una supremazia inscalfibile, è ora insidiata dal 41enne Giovanni Atzeni che ieri ha compiuto un ulteriore passo verso l'obiettivo in groppa a Diodoro con la casacca oro dell'Aquila e sogna di divenire il nuovo Re della piazza.
"SO DOVE VOGLIO ARRIVARE"
"Un sogno realizzatosi grazie a questo rapporto con la contrada, che viene da 15-16 anni, una contrada fedele, che mi ha aspettato ed è stata vicina – ha dichiarato Atzeni intervistato dal Corriere di Siena dopo la vittoria –. Questo è un Palio che ho sentito tantissimo dentro, ho passato quattro giorni pesanti perché c'era solo un risultato, per chiudere il cerchio: questo penso sia il Palio più importante della mia carriera".
E sul record ormai a un passo: "Per me è un onore, non guardo i numeri degli altri, so bene dove voglio arrivare e ci proverò finché non smetto".
Di Tittìa, Degortes alcuni anni fa disse: "È molto bravo e anche fortunato. E può vincere ancora perché è un campione, ma la storia l’ho scritta io".


