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Un’apertura intima e difensiva, seguita da un violento affondo politico contro i vertici del Movimento 5 Stelle: Beppe Grillo torna a far discutere durante la sua partecipazione a Pulp Podcast, ospite del format condotto da Fedez e Mr. Marra.
Il cofondatore del Movimento ha esordito parlando della vicenda giudiziaria del figlio Ciro, condannato in primo grado a otto anni di reclusione per violenza sessuale di gruppo, non facendo tuttavia esplicito riferimento al verdetto di condanna o alle motivazioni della sentenza pronunciata dai giudici.
“Mio figlio Ciro, che sta attraversando un momento un po’ particolare, di enorme pesantezza, che sta risolvendo. L’ho visto da bambino, diciannovenne, maturare così, con questa spada di Damocle che ha sulla testa. Si è laureato, cento e dieci e lode. Ha fatto una famiglia, una bambina stupenda, una moglie straordinaria. Studia per diventare avvocato penalista e gridare al mondo un po’ la sua innocenza, sta studiando e vuole difendersi, anche da solo. Gridare la sua innocenza al mondo” ha detto Grillo.
Poi l’ex garante del M5s è passato a parlare di politica e della rottura insanabile con Giuseppe Conte. “Sono stato estromesso ma non ho rimpianti perché oggi il Movimento è un’altra cosa” ha attaccato, aggiungendo che il Movimento “è in mano al reverendo Jones e all’uomo che sussurrava ai cavilli” e che “di progressista c’è solo la paralisi della mente, progressiva”.
Quindi la chiusura all’ipotesi della nascita di un nuovo partito: “Come faccio io a fondare un partito, a organizzarlo? Non ho il potere, le facoltà di farlo, mi dispiace. Io posso dare degli input, delle idee straordinarie sull’ambiente, sulla religione…”.






