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Una richiesta d’aiuto che giunge da lontano, al culmine di una concatenazione di eventi che hanno portato Chantal Anedda a prendere la decisione più difficile: chiedere aiuto alla comunità. Giovane di origini sarde, 31 anni, un’infanzia divisa fra San Gavino e Pabillonis, si è trasferita in Germania nel 2018 attirata da un’occasione lavorativa a tempo indeterminato presso una sede della Ferrero. Una storia come tante, dunque, di una ragazza italiana che cerca maggiori fortune all’estero. Pochi mesi più tardi, però, arriva la notizia che stravolge la sua vita: Chantal scopre di avere la sclerosi multipla. Da quel momento è iniziata una vera e propria lotta con la malattia, a colpi di investimenti su terapie e spese mediche.
La malattia forzata e i debiti
Ad aggravare definitivamente la situazione della 31enne, lo scorso anno, è arrivato lo stop obbligato al lavoro. Racconta a Sardegna Live: “Da giugno a novembre sono dovuta entrare in malattia forzata. Dopo sei settimane di pagamenti sarebbero dovute subentrare le assicurazioni, che però non mi hanno elargito nessuna somma. Quindi ho cercato disperatamente di tornare a lavorare, ma visto l’aggravarsi della mia condizione, in particolare per il problema che si è esteso alla gamba, non mi è stato permesso”. Da quel momento, spiega “non ho più potuto lavorare”. Presa consapevolezza della sua condizione, Chantal ha deciso di rivolgersi allo Stato per chiedere aiuti, e avviare le procedure per ricevere sostegno economico. Ma, afferma, “la burocrazia è veramente lunga e a distanza di mesi sono ancora in attesa di risposte concrete”. “Quindi – prosegue – ho chiesto in lacrime di poter tornare a lavoro, ma niente”.
“La mia preoccupazione più grande – spiega – è quella di pagare le spese mediche. Ho accumulato migliaia di debiti per proseguire le cure, ma tornando a lavorare col tempo li sanerei. Per me è stato dunque un investimento per poter riprendere in mano la mia vita. Una situazione sempre più complicata che ha messo la giovane alle corde: “Per un paio di mesi ho dovuto saltare l’affitto e l’assicurazione con l’auto”. Quindi la decisione di aprire una raccolta fondi: “L’ho aperta a febbraio. Avevo paura del giudizio delle persone, ma spronata da un mio amico ho deciso di farlo”. L’obiettivo? Sopravvivere: “Riuscire a pagare affitto e spese fisse in attesa di eventuali sovvenzioni, e poter proseguire le cure”.
Una situazione difficile
La situazione familiare non aiuta: “Io abito da sola. Mio fratello, anche lui qua in Germania, abita a 300 chilometri di distanza. Prova ad aiutarmi come può, ma non può accaparrarsi tutte le mie spese. Mia madre vive a Pabillonis con la mia sorellina, percepisce una piccola pensione e anche lei ha una malattia simile alla mia. Si sente in colpa per la mia situazione, ma non può fare nulla”. In questo scenario, Chantal si aggrappa a un’unica speranza, quella di poter tornare a lavorare: “Per me il lavoro era tutto, mi permetteva di affrontare dignitosamente la malattia. Nonostante la mia condizione non sono mai stata ferma, ma l’aggravarsi della mia condizione, purtroppo è gravemente limitante”.
Aveva tentato anche la via della terapia: “Mi ero rivolta a degli specialisti effettuando una costosa terapia privata, 3mila euro, che effettivamente aveva sortito degli effetti. Un ulteriore ‘pacchetto’, tuttavia, mi verrebbe a costare 5mila euro, impossibile per me”. Chantal Anedda oggi si rivolge alla comunità: “Chiedo l’enorme favore di un piccolo aiuto da parte delle persone, anche una semplice condivisione. Non avrei mai immaginato di arrivare a questo, ma purtroppo non riesco più a sostenere le spese. Ringrazio chi lo ha già fatto e chi lo farà, ogni singola donazione vale tantissimo, vi sono grata”.
Per donare o condividere l'appello di Chantal Anedda è possibile accedere al seguente link: gofound.me/ChantalAnedda

