S'Intibidu | Ardauli


DESCRIZIONE DELLA MASCHERA

Il gruppo di Ardauli è denominato "S’Intibidu", parola che si riferisce etimologicamente alla coltivazione agraria (seminare a "intibide"). S’intibidu è un ballo svolto intorno a S’Urtzu e ad Ardauli è stato eseguito fino all’inizio della Seconda guerra mondiale.

Secondo la studiosa Dolores Turchi, nel carnevale ardaulese s’intibidu rappresenta un rito propiziatorio non solo per l’annata agraria, ma anche per il richiamo dell’acqua, della pioggia (dalle parole del tenore “orit abba”, quindi un’invocazione al dio Maimone, ossia Dioniso Mainoles), e legato al culto lunare ("aridamba, aridamba" del tenore ha la stessa radice di Aridela, dea lunare).

La particolarità di questo ballo è che al centro si trova S’Urtzu. Inizialmente viene ballato un ballu tundu che dopo assume una tipica forma serpentiforme o, meglio, a spirale. Vengono compiuti tre giri intorno a S’Urtzu e infine viene invertito il senso orario del ballo. Molto probabilmente il rituale del ballo va a simulare il lavoro del bue svolto nell’aia.

Ma la cosa più importante da evidenziare è data dal fatto che il rituale, pur associandosi all’origine comune nei tratti del carnevale sardo, si diversifica per alcuni particolari che si sono conservati nel tempo. Dolores Turchi riconosce nel libro : “I carnevali e le maschere tradizionali della Sardegna” che S’Urtzu viene rappresentato con una corona di alloro e edera, tratto distintivo del carnevale ardaulese. Altre particolarità sono la rigenerazione de S’Urtzu, dopo la morte, in una roccia denominata “crastu mannu” (che rappresenta Dioniso "orthos", ossia eretto) e "su cantu a mortu" del medesimo.

S’Urtzu viene ucciso e la sua corona di alloro e edera viene riposta in "su crastu mannu", presente nel vicinato più alto del paese. La roccia viene "battezzata" con olio, vino e sale e infine vi si esegue "su cantu a mortu" (il canto del morto). Terminato "su cantu", viene accesa sa corona come simbolo di una prosperosa rinascita e inscenato un altro ballo intorno a "su crastu". Il rituale termina al tramonto con il suono del corno di bue, nei due vicinati più alti del paese, Zuitza e Sa Mraghine (che rappresentano l'est e l’ovest, dunque la nascita del sole e il tramonto).

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