Mamuthones e Issohadores | Mamoiada


Mamuthones e Issohadores | Mamoiada

Il primo nucleo dell’associazione culturale Atzeni-Beccoi si è costituito nel 1975, quando uno dei Mamuthones più apprezzati, Costantino Atzeni, decise con alcuni amici di dar vita a un poprio gruppo di Mamuthones e Issohadores di Mamoiada: il gruppo Atzeni. Dopo la sua morte, nel 1979, il gruppo rimane tale finché non viene intitolato a Peppino Beccoi e nel 1994 viene costituita l’associazione folk.

L’associazione Atzeni-Beccoi ha fra le proprie finalità la ricerca, lo studio e la promozione del paese di Mamoiada, del proprio patrimonio folclorico e delle sue tradizioni popolari. Finalità che non si esplicano esclusivamente in una rigorosa e attenta conservazione e diffusione di tutto ciò che riguarda i Mamuthones e gli Issohadores, ma va oltre, e impegna l’associazione in pubblicazioni e ricerche che costituiscono un arricchimento del già consistente patrimonio culturale e tradizionale del paese.

Del 1998 è infatti la pubblicazione del libro dell’archeologo Giacobbe Manca e dello storico Giacomino Zirottu "Pietre magiche a Mamoiada", opera di catalogazione dei reperti archeologici rinvenuti nel territorio di Mamoiada con descrizione della Pietra "Pintà" o stele di Boeli, rinvenuta casualmente nel 1997.  Nel 2008 l’Associazione ha pubblicato un secondo libro di Giacobbe Manca, "Mito di Mamoiada": archeologia, pietre magiche, antropologia, approfondimento della pubblicazione precedente. Del 2009 è la collaborazione alla pubblicazione del libro "Costantino Atzeni – Mamuthone". Da sempre l’associazione collabora attivamente con enti e istituzioni a tutti i livelli, partecipando a importanti manifestazioni ed eventi di livello internazionale, carnevali e manifestazioni in Germania, Francia, Spagna, Inghilterra, Turchia, Repubblica Ceca, e numerosi eventi in tutta la Penisola. Nel 2018 è sponsor ufficiale del Mamumask, il festival internazionale della maschera di Mamoiada.


Il 17 gennaio, in onore di Sant’Antonio, patrono di Mamoiada, gli uomini del paese entrano in uno stato di profonda concentrazione. È il giorno de “sa prima issida” (la prima uscita). Dopo il pranzo, indossati “su billudu” (il velluto), “sa hamisa” (la camicia), “su bonette” (il berretto), “su muccadore” (il fazzoletto) e “sos husinzos” (le scarpe dei pastori), aspettano il tramonto. Altri uomini, nello stesso momento, indossano “sas carzas” (i pantaloni bianchi), “su curittu” (il corpetto rosso), “sos husinzos” (gli scarponi in pelle), “sa berritta” (il copricapo del costume sardo) legata con il fazzoletto colorato e “s’isalle” (grande fazzoletto ricamato). I primi prendono “sa visera” (la maschera nera), i secondi mettono a tracolla “sos sonajolos” (i sonaioli) e “sa soha” (la fune). Escono dalla propria casa, e si recano nel luogo in cui i loro destini si uniranno: il luogo della vestizione. I primi saranno Mamuthones, i secondi Issohadores.

Comincia la vestizione, gli uomini in velluto recuperano la pelle nera di pecora e i campanacci, stendono le sei cinghie con le campane in ordine, dalla più grande alla più piccola, dando già l’immagine de “sa carriga” (la carica) quando sarà sulla propria schiena. Indossano la pelle, e aspettano che una coppia di uomini, in genere gli Issohadores, più comodi e leggeri, compongano sa carriga sopra di essi. Indossano sa visera, mettono sopra su bonette e avvolgono su muccadore sulla testa legandolo sotto il mento. 


Sono pronti. Si dispongono i Mamuthones su due file parallele di pari numero sia a destra che a sinistra gli Issohadores si distribuiscono parte davanti, parte dietro le file di Mamuthones, tranne uno, “su guidadore” (colui che guida). Egli sta davanti ai Mamuthones, ma al centro, tra le due file: è lui che impone il passo e decide quando partire e quando fermarsi. Su guidadore allunga le mani, si accerta che i Mamuthones siano pronti, e si parte.

Tutti iniziano a saltare, gli Issohadores a piccoli passi, slegano “sa soha” e iniziano a lanciarla sulla folla. Cercano di prendere al lazo le donne e le ragazze, come buon auspicio. I Mamuthones, concentrati, osservano e seguono su guidadore. Saltano una volta “a intro” (dentro) e una volta “a foras” (fuori), avanzando con l’antico e inimitabile passo.

Dopo qualche salto, su guidadore alza la mano, è il segnale. Si contano altri quattro salti: fuori, dentro, fuori e di nuovo dentro. Al quarto c’è “sa doppia” (la doppia), tre salti sul posto consecutivi, mentre le due file di mamuthones si guardano. Restano tutti fermi per qualche istante e si riparte, il primo salto sempre dentro e poi via, si prosegue, aspettando il nuovo segnale de su guidadore. Stavolta arriva con una differenza, dopo aver alzato la mano, al secondo salto dentro allarga le braccia: è il segnale di chiusura. Un altro salto fuori e poi dentro c’è sa doppia: tre salti sul posto e stavolta non si riparte. Il rituale è finito.

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