Gruppo Folk "Sorgono" | Sorgono


STORIA DELL'ASSOCIAZIONE

 Il Gruppo Folk “Sorgono” si costituisce nel 1984, su iniziativa di un gruppo di giovani appassionati, uniti dal comune interesse per la cultura popolare ed il ballo. Dalla sua fondazione l’associazione si è proposta di valorizzare e salvaguardare il patrimonio etno-coreutico ed etno-musicale di Sorgono e della Barbagia del Mandrolisai, regione storica della quale Sorgono è il capoluogo. Costituitasi legalmente nel 1992 come associazione culturale, il Gruppo Folk Sorgono si propone di mantenere, promuovere e divulgare il patrimonio folclorico di danze, musiche, cultura orale e materiale, con particolare attenzione alle forme d’abbigliamento tradizionale nelle varie tipologie.

Nel corso dei suoi 33 anni di vita, l’associazione ha avuto un costante ricambio generazionale che ne ha permesso la sua vitalità. Conta oggi circa 30 iscritti grazie ai quali si è garantita la buona riuscita di manifestazioni locali e la partecipazione a svariate rassegne regionali e nazionali ottenendo numerosi riconoscimenti.

L’associazione svolge dei corsi d’insegnamento delle tecniche di ballo, con un’accurata ricerca delle forme di musica e canto popolare, ricerche che vengono completate da convegni attinenti alla cultura popolare in genere.

L’associazione, il 15 agosto di ogni anno, cura nell’ambito dei festeggiamenti della B.V. Assunta la Rassegna “Gruppi e Tradizioni Popolari” arrivata alla sua XXXVI^ edizione. Durante i festeggiamenti in onore di San Mauro Abate, che si tengono nell’omonimo santuario nelle campagne di Sorgono, cura la serata di danze e canti popolari che si svolge abitualmente l’ultima domenica di maggio di ogni anno.

Foto Domenico Spiga


ABBIGLIAMENTO FEMMINILE

L’abito tradizionale femminile di gala è composto da:

- “Sa camisa”, la camicia, bianca, di tessuto di lino o cotone, lunga e molto ampia, fittamente increspata al collo e all’attaccatura delle maniche e ai polsi. La pettina e i polsini sono impreziositi da finissimi ricami a motivi floreali o geometrici; si allaccia posteriormente con sottili strisce dello stesso tessuto della camicia.

- “Su saigione”, la gonna; d’orbace di colore rosso in varie tonalità fino ad arrivare al marrone; il capo è finemente pieghettato ed arricchito sul bordo inferiore da una banda di seta verde. Anteriormente si apre “a sportello”, tramite un pannello di fodera o panno sul quale si mette il grembiule o “chinta”, anch’esso d’orbace fittamente pieghettato e bordato con seta verde e arricchito, agli angoli, da applicazioni di broccato dalle quali partono ricami floreali e abbellito da nastri rossi o multicolore sugli angoli superiori.

- “Is paletas”, è un corpetto di struttura morbida fatto con pregiato broccato; è abbellito su ciascuna delle due estremità anteriori da applicazioni di nastro colorato, cucite in un modo particolare chiamato a “fita ‘e Prama”, e da pom pom multicolori, “is prumos”, applicati all’altezza del seno. Il corpetto si allaccia appena sotto il seno, tramite nastri colorati.

- “Su cipone”, è un giubbetto sagomato realizzato con panno di lana rosso o scarlatto caratterizzato, nella parte inferiore, da falde ad alette; è completamente bordato con seta nera. Le maniche ampie presentano un’apertura longitudinale che termina a triangolo e dà sfogo alla camicia. Dal gomito in giù a una serie di asole, “is traos”, sono applicati sette bottoni d’oro o d’argento.

- “Sa liadura”. E’ l’insieme degli elementi che coprono il capo. “Su mucadore de seda”, fazzoletto di seta operata, di colore giallo zafferano; lunghe frange di seta lo ornano ai quattro lati. Viene indossato su un fazzoletto di tela che raccoglie i capelli ma anticamente, a questo scopo, veniva adoperata una cuffia di colore rosso. “Sa tiagiola”, è una benda in tela di cotone; viene ricamata alle estremità. “Sa tiagiola” viene appuntata con spilli sul fazzoletto di seta fermata sulla tempia destra con una spilla in filigrana d’oro. Il lembo destro de “sa tiagiola”, viene fatto ricadere sul davanti, quello sinistro sulla spalla sinistra. In segno di lutto “sa tiagiola bianca”, era sostituita da una gialla e su questa si posava “su breciale”, velo nero in bisso.


ABBIGLIAMENTO MASCHILE

L’abito tradizionale maschile festivo si compone principalmente da:

- “Sa camisa”, la camicia, bianca di lino o cotone, ampia e lunga fino al femore; è aperta sul davanti, dove presenta un pettorale con sottili pieghe e fitti ricami. La camicia presenta un collo detto a “tzughitu”, colletto per l’appunto, che viene allacciato con due bottoni d’oro o d’argento.

- “Is cartzones de tela” o “cosciles” sono larghi pantaloni bianchi fatti con tessuto di lino. La parte inferiore di tali calzoni è stretta al ginocchio da “is cartzas”, ghette d’orbace nero che coprono la gamba e la tomaia de “is botinos”.

- “Is cartzones de obrache”, calzoni d’orbace, consistono in un corto gonnellino d’orbace nero, fittamente pieghettato che viene indossato sui calzoni bianchi. Il lembo anteriore è collegato a quello posteriore da “sa retranga”, sottile striscia che corre in mezzo alle gambe. Il lembo inferiore del gonnellino è bordato da velluto di colore azzurro scuro o nero; la falda superiore presenta alcune volte, un’applicazione ugualmente in velluto, con ricami floreali. Sul gonnellino si pone “sa brentera, cinta di cuoio con tre tasche anteriori in alcuni casi ricamato o intarsiato a motivi geometrici.

- “Su cipone”, è un giubbetto di velluto blu (che diventava nero in segno di lutto) con le due parti anteriori sovrapposte e chiuse da due file di bottoni d’oro o d’argento. Su cipone presenta un’ampia scollatura lungo la quale spiccano semplici ricami in filo di seta gialla, presenti con dei bottoni sempre in oro o argento, anche nella parte bassa delle maniche.

- “S’ist’ e pedde”, veste di pelle, è una giacca senza maniche, più o meno lunga, di pelle intonsa d’agnello o vitello.

- "Su callu", è un copricapo a sacco, lungo circa 60-70 cm, di panno o d’orbace, si portava ripiegato sul capo, o con la punta ricurva e cadente in avanti o di fianco.


CURIOSITA'

 I balli che fanno parte del repertorio del gruppo sono “Su Ballu Sorgonesu”, che ripropone il ballo di piazza e dei matrimoni e delle festività in genere. L’impianto basilare del ballo è quello de “Su Ballu Tundu”, dove le coppie si esibiscono singolarmente, secondo il criterio coreografico de “Su Ballu de Bogare”, altrimenti chiamato in altre zone della Sardegna “su ballittu”. Questo ballo è caratterizzato dalla compostezza e dalla serietà della coppia e del passo.

“Sa Nantza”, ha come impianto principale il cerchio. Nella variante sorgonese sa nantza è caratterizzata da momenti in cui il passo è lento e composto, alternati a momenti in cui “s’isciampitta” o “arreppiccu” rendono il passo molto più ritmato e dà la possibilità ai ballerini di arricchire la danza e compiere virtuosismi, “a ddu frorire”. Il passo è scandito alla fine di ogni frase musicale da un piccolo inchino o da un battere dei piedi.

“Su Ballu lestru”, è una variante de “su ballu tundu”, ma questa volta molto più ritmato e frenetico, caratterizzato da un passo molto più elaborato sempre sulle note de “su ballittu”.

“S’Orrosciada”, ballo tipico della Barbagia del Mandrolisai, veniva eseguito soprattutto in occasione delle nozze o dei battesimi. Consiste nel realizzare tre file di ballerini di numero imprecisato, ogni fila realizza una figura geometrica a otto che si intreccia alternativamente nella congiunzione dei due anelli dell’otto. Il passo è in questo ballo essenziale, e si basa su due passi, ciascuno su ogni modulo.

“Su Ballu e S’Essa”, sulla struttura portante de “su ballu sardu”, viene considerato parte de “su ballu de s’arregorta”, ballo della questua. Questo ballo veniva suonato in occasione delle questue, arregortas, durante le quali si raccoglievano le offerte destinate alla realizzazione delle feste in onore della patrona e dei santi in genere. Viene chiamato così perché il capofila, che guida una sorta di serpentina, disegna varie figure il cui impianto geometrico principale è la esse.

“Su Ballu Torrau”, è caratterizzato da un impianto coreutico che prevede un avanzamento e un immediato tornare indietro della coppia o del cerchio. Ogni frase musicale inoltre è scandita da un inchino, “sa frittida”, che segna la fine e l’inizio di ogni passo. Caratteristica principale è il movimento sussultorio, “su nànnigu”, che viene fatto su ogni appoggio del piede e su ogni passo.

“Su Dìllaru”, viene ballato soprattutto in cerchio, è un ballo molto semplice, che prevede un movimento ondulatorio dal basso verso l’alto che si realizza con uno o più saltelli su ogni appoggio del piede. Anche in questo ballo è fondamentale il movimento sussultorio.

I balli sono accompagnati dall’organetto diatonico o dal canto a cuncordu, l’associazione si avvale infatti della collaborazione de “Su Cuncordu Sorgonesu” che ripropone il modulo di canto a quattro voci maschili.

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