Gruppo Folk "Sinnai" | Sinnai



STORIA DELL'ASSOCIAZIONE

Il Gruppo Folk “Sinnai” inizia la propria attività a Sinnai nel secondo dopoguerra, quando per opera del Cav. Cesarino Cocco viene fondato il primo gruppo di giovani con la passione per il folklore e le tradizioni. Era il 1948 e subito si creò una nutrita formazione che iniziò a partecipare alle più note e importanti manifestazioni della Sardegna e non solo. Il Gruppo Folk Sinnai incentra tutta la sua attività nel preservare e divulgare la danza popolare, la musica e il canto tradizionale e i prodotti tipici e artigianali locali. Attenzione particolare è riservata inoltre alla ricostruzione dell’abito tradizionale sinnaese.

Già dai primi anni il gruppo folk ebbe modo di farsi apprezzare, fino a tenere uno spettacolo alla corte di Danimarca. Il gruppo ha partecipato, in rappresentanza dell’Italia, alle Olimpiadi di Monaco di Baviera, vanta una tournée di 16 giorni nell’ex URSS (1990), si è esibito presso l’auditorium del C.E.R.N. (Centro Europeo di Ricerca Nucleare) di Ginevra nel 2002 portando le proprie tradizioni in vari altri Paesi del mondo. Il Gruppo Folk Sinnai partecipa a molte fra le manifestazioni più importanti della Sardegna quali la Festa di Sant’Efisio a Cagliari, la Festa del Redentore a Nuoro, la Sagra delle pesche di San Sperate, la Sagra degli Agrumi di Muravera, l’Antico Sposalizio Selargino.

Nel proprio paese l’associazione è protagonista delle feste patronali e di eventi quali la rassegna del “Dicembre Sinnaese”, “Ainas e Fainas”, “Fermento Estivo”.

Dal 1987 il Gruppo Folk Sinnai è impegnato nell’organizzazione della “Fiera del Cestino”, giunta alla XXXIV edizione, che ogni anno richiama l’attenzione di migliaia di turisti oltre che sul tipico cestino in giunco e fieno, sull’artigianato locale e sulle varie bellezze locali paesaggistiche.

Il Gruppo Folk Sinnai è affiliato F.I.T.P. (Federazione Italiana Tradizioni Popolari) e conta al suo interno 30 soci attivi.

Foto Roberto Angelo Piras


ABBIGLIAMENTO FEMMINILE

L’abito di massima gala è composto da una cuffia in raso di seta che raccoglie i capelli, al termine della quale viene applicato una fascia denominata “frocu de conca”, ricamata in filo oro e impreziosito ulteriormente nelle estremità da frange dorate; al di sopra di questi elementi viene posto il velo bianco di tulle ricamato. Nel busto troviamo la camicia in cotone bianco corredata di pizzo al collo e ai polsini sopra la quale chiude un corsetto in broccato, “cossu”. A coprire il petto troviamo un fazzoletto chiuso a intreccio sul davanti. Al di sopra di questi elementi una giacca attillata, aperta sul davanti in velluto nero, impreziosita da galloni e trine d’oro con delle maniche “a prefalliu” chiamato “velada”.

Alla vita troviamo una ampia gonna in velluto rosso vinaccia con un’ampia balza in broccato finemente plissettata e un grembiule (“imboddia”) totalmente in broccato. Le scarpe sono rivestite anch’esse di broccato.

L’abito di gala “a sciall’’e seda” era l’abito festivo più comune fra le classi medio-alte, particolare per l’uso di un ampio scialle in seta (dal quale prende la denominazione) fissato alla testa sopra i capelli raccolti da un fazzoletto ripiegato. Questa tipologia d’abito presenta diversi tipi di giacchini a seconda della moda del periodo. Partendo dalla fine dell’Ottocento abbiamo “su spensu” in seta con applicazioni decorative in velluto operato o velluto di seta ricamato, caratteristico per due ampi sbuffi sulle maniche. E’ coperto sul davanti da un fazzoletto in seta. Nei primi anni del ‘900 la medesima tipologia di abito utilizza un altro tipo di giacchino, “sa baschina”, in raso di seta nero impreziosito con ricami, trine e passamanerie anch’esse di colore nero. Alla vita troviamo una gonna “de abordau” di colore rosso e blu ma, piegata sulla parte rossa. Finemente plissettata, utilizzabile anche nella versione “a tancus” con dei riquadri piegati nella parte blu che spiccano sulla gonna rossa. Il grembiule può essere di cotone ricamato nella parte bassa o in seta.

L’abito giornaliero è chiamato “a perra de canna” per la particolarità delle maniche della camicia stirate verticalmente a liste, che ricordano delle canne tagliate e orizzontalmente chiuse “a sonetu”. In questa tipologia di abito i capelli sono raccolti da “su tùturu” sopra il quale viene posto un altro fazzoletto in seta. Particolarità di quest’abito è il corsetto a vista, solitamente di sete damascate, broccato o velluti, impreziosito ulteriormente da galloni in oro. Il petto sul davanti è coperto da un fazzoletto. Alla vita troviamo anche in questo caso la gonna “de abordau” o “a tancus” e un grembiule di indiana di cotone ricamato. Questo era sia l’abito festivo delle classi meno agiate.

L’abito festivo “a muncadori mannu” è caratterizzato dall’utilizzo di un ampio fazzoletto che avvolge la testa e appuntato anche in questo caso a “su tùturu” che raccoglie i capelli. A coprire il busto un’altra tipologia di giacchino, “giponi”, liscio con delle fasce in velluto sul davanti e nei polsi. La gonna anche in questo caso è “s’abordau” e un grembiule o di seta o di cotone ricamato.

L’abito da lutto è composto da uno scialle in tibet nero con lunghe frange anch’esse nere, una baschina di colore nero, grembiule nero e gonna di cotone finemente plissettata anch’essa nera.

Gli abiti di gala e festivi presentano l’utilizzo di numerosi gioielli da collo detti “canacas” e “lasu”, orecchini “arrecadas a pallias” o “a lantionis cun caboniscus”, bottoni in filigrana e spille.


ABBIGLIAMENTO MASCHILE

L’abito maschile presenta il copricapo “berrita” di panno nero stretto alla testa con un fazzoletto colorato in cotone. Camicia e mutandoni sono di cotone bianco, entrambi molto ampi. La camicia è ricamata e chiusa con dei bottoni in filigrana sia al collo che ai polsi. I mutandoni possono presentare un particolare metodo di stiratura, “a sonetu”, con delle pieghe orizzontali. Il corpetto, solitamente di velluto, è chiuso da monete.

L’abito presenta delle ghette, “cratzas”, in orbace nero e un gonnellino, “arroda”, anch’esso in orbace nero. Infine, una cintura alla vita in differenti materiali, impreziosita da trine oppure totalmente in pelle. Altri capi dell’abito maschile sono la giacca in orbace lunga o a bolerino, o ancora su “senenicu” per l’abito di massima gala, una sorta di soprabito da poggiare sopra le spalle. È possibile anche l’utilizzo di un ulteriore gilet in pelle (cervo, capra) al di sopra del corpetto.

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