Gruppo Folk "Saludos" | Nuoro


STORIA DELL'ASSOCIAZIONE

Il Gruppo Folk “Saludos” Pro Loco di Nuoro nasce nel dicembre del 2015 per volontà di alcuni amici da tempo accomunati sia dalla passione per il ballo dovuta alla necessità di conservare le tradizioni popolari della propria terra, sia dalla volontà di trasmettere ai più giovani tale passione attraverso la creazione di una scuola per l’insegnamento del ballo sardo.

Il gruppo “Saludos”, nonostante la sua recente costituzione, ha già partecipato a diverse manifestazioni nelle più svariate e importanti piazze della Sardegna, nelle sagre e feste in Italia e all’estero.

L’associazione sarà presto protagonista della Settimana sarda a Yangon (Birmania), dove le “Sardinian Nights” allieteranno un paese che offre grandi opportunità e bellezze, ancora tutte da scoprire.


ABBIGLIAMENTO FEMMINILE

Il costume femminile è composto dalla camicia o “linza”, che presenta delle ampie maniche che fuoriescono dalle aperture da “su zippone”. Tutte le varianti del costume femminile presentano dei preziosi ricami. Nelle camicie si fa il cuore “su coro”: è una specie di ricamo ad ago sulla larga increspatura che raccoglie l’immenso volume della tela sul collo e sui polsi.

L’abito femminile è presentato dall’associazione nelle varianti di nubile, sposa e vedova. L’abito più ricco e completo di tutti i suoi pezzi è costituito da “linza”, “zippone”, “pala”, “tunica”, “franda” e “benda”. La donna nubile presenta “sa pala a sutta”, cioè un corsetto senza maniche, sostenuto sugli omeri da specie di bretelle orlate di nastro aperta sul davanti, ma ha in fondo due ganci per essere allacciata all’occasione, che si porta sotto “su zippone”. Quest’ultimo va portato fuori dalla tunica in orbace mettendone in bella mostra le eleganti alette realizzate nella parte posteriore del giubbone. Questo abito è privo di “chintorja” e di “franda” ed è completato dal copricapo costituito da un fazzoletto di tibet color caffè o di seta.

L’abito da sposa è composto di tutti i pezzi ricamati quanto più preziosi possibile con fili di seta e canutiglia d’oro o d’argento. Il corsetto è “sa pala a supra” di forma e dimensioni differenti dalla “pala a sutta”, portato rigorosamente chiuso sopra il giubbone le cui falde sono raccolta entro la tunica. Il grembiale delle spose “sa franda”, è di panno nero con l’orlo ricamato. Ha la vita stretta da una cintura “su chintorju” di stoffa d’oro o d’argento. Con questo costume è di rito la benda, una striscia di tela larga circa cm 30 e lunga oltre un metro.

Il costume da vedova è rigorosamente nero. Caratteristica di questo costume è la mancanza di gioielli di vario tipo, fatta eccezione per i bottoni che chiudono la camicia che nel caso dovevano essere bruniti, e la benda nera, tipico segno di lutto che veniva distribuito dalle case ricche a quelle parenti che non potevano spendere, che in questo caso veniva ripiegata in due e fissata dall’altra parte del viso in modo da coprire il mento nel modo detto a “istuppare”.


ABBIGLIAMENTO MASCHILE

L’abito maschile è costituito dalla camicia o “ghentone”, le cui ampie maniche si intravedono dall’apertura delle maniche del giubbone o “zippone”. Le sue falde cortissime spariscono sotto i calzoni di orbace detti “sos carzones de furesi”. I calzoni bianchi vengono increspati sul ginocchio, entro le uose di albagio dette “sas mesas carzas”. Sopra “sos carzones” sta una cinta di cuoio nero ricamato detta “sa chintorja”; un accessorio meno frequente è “sa brentiera”, una borsetta di pelle anch’essa ricamata.

Completano il costume il cappotto di albagio nero, corto col cappuccio o, la tipica sopravveste dei pastori, “sas peddes”, lunga giacca senza maniche. Conclude il copricapo in panno morbido a forma di sacco tubolare lungo circa cm 50 detto “sa berritta”.


CURIOSITA'

La città di Nuoro, sorta originariamente alle pendici del Monte Ortobene, depositario della splendida statua del Redentore, ha una storia consolidata di profonde e radicate tradizioni popolari e artistiche che ne hanno fatto nel tempo un importante centro culturale. Successivamente la popolazione si insediò in altre zone creando prima il rione più antico, “Seuna”, abitato da contadini, artigiani e braccianti. Solo più tardi, intorno al 1913, nacque il rione di “Santu Predu”, abitato da contadini e proprietari terrieri e nel quale è custodita la Casa Museo della scrittrice Grazia Deledda. A Nuoro sono nati numerosi personaggi che si sono distinti a livello internazionale. 

Grazia Deledda, nel libro “Tradizioni popolari di Sardegna”, definì Nuoro “città piccola ma cuore dell’Isola”, e la chiamò in maniera scherzosa “piccola Atene della Sardegna”. Infatti Nuoro ha dato i natali a numerosi artisti e uomini di cultura: fra loro lo stesso premio Nobel per la letteratura Grazia Deledda; Sebastiano Satta, scrittore, giornalista e avvocato; Salvatore Satta, giurista e insegnante di Diritto Processuale Civile; Francesco Ciusa, scultore di fama e vincitore alla Biennale di Venezia con l’opera “La madre dell’ucciso”; Antonio Ballero, pittore e scrittore; Attilio Deffenu, intellettuale e giornalista. 

Luogo di profonde e antiche tradizioni, Nuoro esprime al meglio questa sua peculiarità nei colori e nelle forme dei suoi abiti tradizionali e nelle note della sua musica. La tradizione musicale di Nuoro e del suo territorio è testimoniata da Grazia Deledda e Vittorio Angius, professore dell’Università di Sassari, autore di opere importanti come “Cenni sulla lingua dei Sardi scritta e parlata”.

Tipici del territorio sono i suggestivi canti a tenore e i “gosos”, entrambi appartenenti al genere polifonico. Il canto a tenore, insieme al canto monodico a chitarra e al canto a “sa nugoresa”, forma quell’insieme di sonorità in grado di rappresentare l’intera Sardegna. Il canto a tenore è generalmente composto da “sa boche”, voce chiave che dà il tono al tessuto musicale, “sa contra”, la seconda voce, “su bassu” e “su zippiri”, il falsetto. 

A testimoniare l’amore dei nuoresi per le antiche tradizioni della loro città è stato aperto nel 1976 il Museo della vita e delle tradizioni popolari sarde, composto da diverse sale dove sono custoditi i vari capi d’abbigliamento tradizionale, maschere del carnevale barbaricino, gioielli e tipici prodotti tessili. Il museo dispone inoltre di un’ampia sala conferenze che ospita le periodiche manifestazioni promosse dall’Istituto Superiore Regionale Etnografico.

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