Gruppo Folk "Pro Loco" | Thiesi


STORIA DELL'ASSOCIAZIONE

La Pro Loco di Thiesi è un’associazione che ha come fine quello di promuovere iniziative intese a preservare ed a diffondere le tradizioni culturali e folkloristiche, favorire la conoscenza e la valorizzazione delle risorse paesaggistiche, ambientali, monumentali ed artistiche della località, anche ai fini turistici. Per questo ha promosso nel corso di quasi 20 anni lo studio di vari aspetti della cultura popolare relativa all’abbigliamento, al canto a Cunsonu, alla poesia estemporanea, alla toponomastica con successiva pubblicazione di saggi, CD e DVD nonché di mostre.

Nel contesto della valorizzazione della cultura popolare è compresa l’attività di un gruppo di persone di varie fasce d’età, che esibisce in varie occasioni l’abbigliamento tradizionale. In particolare il gruppo si è interessato all’abbigliamento in senso lato: non solo di quello codificato come “costume” - su bestire de gala o su bestire ruju, l’abito da sposa delle donne di Thiesi ancora fino agli anni ’50 - ma del modo di vestirsi nel quotidiano, delle tipologie legate alle varie situazioni della vita ed alla sua evoluzione.

Il materiale nonmanca: archivistico e, dalla seconda metà dell’800, anche i numerosi e preziosi capi conservati dalle famiglie. Tra questi ricordiamo sos bentones di lino maschili, particolarmente ricamati soprattutto nell’alto collo, unici nel territorio e sa tuniga groga, la gonna a sacco e sa bunnedda de ‘etare.


ABBIGLIAMENTO FEMMINILE

L'abbigliamento femminile di Thiesi si compone di 

- Camija, camicia confezionata in tela di cotone candida e lunga alle caviglie, è molto ampia e l’increspatura è tenuta dalla rifinitura all’altezza del collo, costituito da una striscia finemente ricamata; la parte anteriore, chiusa da bottoni in filigrana d’oro o argento, è oggi abbellita da guarnizioni di pizzo che hanno sostituito lo sparato ricamato.

Imbustu, è un busto a struttura rigida per le stecche di palma nana inserite all’interno. Rivestito di seta ricamata o di broccato per quelli di gala o festivi, di stoffe meno importanti ma sempre piuttosto resistenti, per l’uso giornaliero; si chiude sul davanti con una lunga trina di lana o seta che passa per appositi occhielli.

Coritu. è un giubbetto coprispalla di velluto di seta rosso-granata finemente ricamato con motivi floreali per la sposa, di velluto operato e tibet di lana nero ricamato anch’esso per le occasioni festive, di velluto di cotone infine per l’uso quotidiano. I polsi sono sempre chiusi da bottoni in filigrana.

Bunnedda – tùniga, la gonna. Fino al 1940 sono presenti tre modelli di gonna. Quello più arcaico, sa tùniga/tunighedda, è una gonna a sacco di orbace naturale o tinto in varie gradazioni di giallo-senape, marrone o rosso-bordeax sulla quale sovrapporre all’occasione un’altra gonna-copricapo (sa bunnedda de betare). Quello cerimoniale e festivo, sa bunnedda plissada di panno rosso, che prevede la plissettatura e il cui bordo inferiore è decorato con una balza di pizzo nero. A fine secolo si diffonde il modello a taglio sagomato, bunnedda a sestu, a coa,  mutuato dalla moda cittadina.

Falditail grembiule di seta increspata e ricamata nera o a colori scuri nei capi più antichi e di seta chiara e operata più recentemente. Termina con un fiocco da applicare posteriormente. Per l’uso quotidiano, fin dalla fine del 1800, si utilizzavano stoffe di cotone commerciali a righine e fiorellini ed erano fornite di tasche.

-Su muncaloru ispartu, copricapo di seta (giallo o avorio per la sposa) o cotone. Fino al 1920 copricapo per ogni occasione cade a drappo sulle spalle.

- Su muncaloru a corru, di lanetta per l’uso quotidiano.

Sa faldita de conca, si indossava in occasioni non importanti: consiste in un rettangolo di tela di cotone o seta di vari colori, una delle cui estremità è raccolta in fittissime pieghe tenute da una sottile striscia di stoffa.

Su tullu, è il copricapo della sposa di tulle bianco in uso dal 1920 circa: è ricamato con motivi floreali sia nei bordi che nel centro.

L’abbigliamento femminile è infine completato dai gioielli in oro e corallo. Al collo, oltre ai bottoni, sa collana apostada de oro i cui grani di corallo rosso sono intervallati da vaghi in lamina d’oro. Sul petto, a fermare la camicia, la spilla d’oro e pietre dure, sa brosciaSas oricinas sono orecchini di corallo e oro alle quali sono uniti i pendenti a goccia, sas arracadas.

I costumi più ricchi presentano ai polsi sa butonera, 8 o 10 bottoni in filigrana d’argento uniti da una barretta, che tintinnano ad ogni movimento.


ABBIGLIAMENTO MASCHILE

L'abbigliamento maschile si compone di:

Bentone, la camicia ora confezionata in cotone, prima in lino. Presenta un collo alto, ricamato e chiuso da una coppia di bottoni in filigrana d’argento o d’oro.

Caltzones de linu, calzoni semplici e lunghi fino alle caviglie alle quali si stringono, così come in vita, per mezzo di lacci, sono confezionati in tela di cotone bianco o in lino naturale.

Ragas, gonnellino coprianche in orbace fittamente plissettato, formato da due parti unite in vita da una cintura fermata da lacci e, all’altezza del cavallo, da sa latranga, una striscia che ne unisce i lembi inferiori.

Cosso, giubbetto a doppio petto, chiuso lateralmente da bottoni in filigrana d’argento, è confezionato in velluto nero. E' bordato di panno rosso nella banda verticale (a coa de rundine) che abbellisce la parteposteriore.

Tzamarra, gilet confezionato sia in pelle di montone e vitello che in tessuto di fustagno e panno nero, è un capo a double face per tutte le stagioni.

Cabbaneddu, giaccone a manica lunga che arriva a coprire i fianchi; aperto sul davanti, è fornito di cappuccio. Confezionato in orbace nero, è arricchito anteriormente da ricami in tinta. Le particolari rifiniture in panno e in velluto rendono elegante anche il capo di uso giornaliero.

Bultzighinos, ghette di orbace o panno nero, fasciano le gambe coprendo i calzoni bianchi e sono allacciate posteriormente all’altezza del polpaccio.

- Berrita, copricapo a sacco confezionato in panno nero, di forma allungata e lungo circa 50 cm, che si porta ripiegato sulla testa.


CURIOSITA'

Thiesi è posto a 461 m s.l.m., su un piccolo altopiano ai piedi del monte Pelau, in un territorio per la maggior parte collinare. Abitato da circa 3000 persone, è uno fra i centri più importanti del Meilogu.

Il territorio è stato abitato fin dal Neolitico. Tra gli altri i siti archeologici, da citare per importanza e particolarità sono la grotta Sa Corona de Monte Majore, il sito megalitico di Monte de Mesu, la tomba ipogeica di Mandra Antine caratterizzata dai dipinti murali policromi, il nuraghe Fronte Mola, raro esempio a pianta rettangolare. I rinvenimenti di materiale archeologico di età romana, medioevale e rinascimentale, testimoniano l'ininterrotta esistenza dell'abitato.

All’interno del centro abitato si trovano le chiese di S. Vittoria, Nostra Signora di Seunis,
S. Croce, S. Antonio e S. Giovanni (XV e XVII sec.) e la la Torre Aragonese-Prigione (XVI-XVIII sec.). Il Museo Aligi Sassu, di recente istituzione, ospita una collezione di 120 opere dell’artista omonimo, di origine thiesina.

Il paese è caratterizzato da una sviluppata industria lattiero-casearia ma non mancano numerose altre attività economiche, artigianali e commerciali.

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