Gruppo Folk "Ortobene" | Nuoro


STORIA DELL'ASSOCIAZIONE

Il Gruppo Folk "Ortobene" nasce a Nuoro nell'ottobre del 1963 per volontà di un gruppo di giovani nuoresi appassionati delle danze popolari. E' attualmente il gruppo più "anziano" dei sei presenti in città. Già nel 1966, il gruppo folk partecipa a due rassegne internazionali del folklore in Germania, mentre nella propria città, quando ancora esisteva il festival del folklore, vince il primo premio alla sagra del Redentore.

Alla neonata associazione, all'inizio degli anni '70, si aggiunge la sezione coro diretto allora dal maestro Salvatore Nuvoli. Da allora le due sezioni sono cresciute insieme partecipando a numerose manifestazioni nelle piazze isolane e all'estero. Per alcuni periodi della associazione ha fatto parte anche la sezione tenores, che attualmente si sta cercando di ricostituire. La sezione ballo, già da tempo ha avviato una serie di studi sul costume e sui balli tradizionali. L'associazione è stata una delle prime a riproporre il ballo “a s'antica”, il ballo tondo così come veniva eseguito nelle piazze o in occasione di matrimoni o altre feste familiari.

La ricerca continua, per riproporre non solo i passi, ma possibilmente anche i suoni che accompagnavano le danze nel secolo scorso. Purtroppo esistono rarissimi documenti registrati perciò lo studio si basa sui ricordi degli anziani intervistati. Il gruppo ha pubblicato le proprie ricerche proprio in occasione dei festeggiamenti per il cinquantennale dell’associazione celebratosi nel mese di novembre 2013.

Diversi i pezzi originali di costumi femminili tramandati dagli avi o più spesso acquistati da persone del luogo che magari non erano interessate a conservare gli abiti tradizionali. Le donne infatti conservavano l’abito del matrimonio per le occasioni di gala, perciò si sono conservati meglio dei costumi maschili nel tempo.

L'associazione ha curato particolarmente la ricerca dei pezzi originali e anche le ricostruzioni cercano di riprodurre fedelmente quelli in uso nei primi decenni del Novecento. 


ABBIGLIAMENTO FEMMINILE

Il costume “Chin sa benda” è quello più antico e maggiormente adoperato dai gruppi folk nuoresi nelle rappresentazioni. Il costume si componeva di: “zippone” di panno e velluto bordato in seta, “pala a supra” (corpetto molto stretto), “camisa” (camicia), “franda” (grembiule), tunica (che poteva essere da una fino a tre) e “sa benda”, la benda che solitamente veniva portata sopra una cuffia (“sa caretta”) utile per tenere i capelli in ordine e quando si andava a pulire nelle case dei ricchi che pretendevano che venisse indossata.

“Sa pala a supra”, solitamente usata dalla sposa, era “infirchia” cioè con due file di nastrini intrecciati che partivano dalle spalle; altre caratteristiche erano “sas ispunzasa” cioè delle pieghettine piccolissime in corrispondenza della nuca e le aperture laterali con dei leggeri prolungamenti che non sono presenti in “sa pala a sutta”. Il tessuto era il broccato di seta ricamato ulteriormente sui disegni stessi della stoffa,oppure una base di seta azzurra ricamata con fili d` oro.

Nel grembiule, di panno scuro, il disegno tipico nuorese era “su caracolu” che secondo studi derivava da “caracorum”, la catena montuosa che si trova in Nepal da cui un viaggiatore aveva importato questo disegno. Il ricamo è una formula di augurio per gli sposi di unità coniugale. La sposa, nel giorno del matrimonio, appuntava davanti al grembiule un fiocco che poteva essere in seta rosa, azzurro o ricamato; dopo il matrimonio veniva scucito.

Grazia Deledda, a proposito del costume femminile scrive: “Prima di sposarsi, le donne ricche, usavano lo stesso costume che veniva indossato da quelle povere; dopo il matrimonio, invece, portavano la tunica in panno con la balza ricamata, i gioielli d'oro e il mucadore in seta. Se una ragazza povera si sposava con un uomo ricco poteva indossare la tunica in panno regalatale dal marito; se ciò veniva fatto da una povera che sposava un uomo povero veniva criticata”.

Le possidenti utilizzavano pezzi di costume e gioielli molto diversi e ricchi rispetto a quelli indossati dalle donne comuni. Tutti i gioielli erano in oro, persino i bottoni che chiudevano “su zippone” ; la fardetta era in panno con l'orlo di seta o in velluto ricamato in seta con “sas masculasa” finemente rifinite e meravigliosamente ricche. Quando veniva indossata la “fardetta” in panno non si portava il grembiule, per tale ragione il costume era a “pala a sutta”; la camicia molto ricamata in finissimo tessuto; il copricapo era il “mucadore” in seta stampata o in tibet riccamente ricamato.

“Quando la donna usciva utilizzava la tunica superficiale sollevandola fino alle spalle, al petto o alla testa per proteggersi dal freddo o in caso di lutto; la tunica che stava sopra era leggermente più corta rispetto a quella che stava sotto, della quale erano visibili due o tre dita”. La doppia tunica è un indumento scomparso ormai da molti anni.

Il costume "Chin su mucadore" era adoperato nella prima metà del Novecento anche dalle spose. Era costituito da: “su zippone”, “sa tunica”, “sa camisa”, “sa pala a sutta”, “su mucadore”, “su cassiu” (la sottogonna), “su dossette” (corpetto che si abbottonava sul davanti oppure su un lato) e i gioielli. “Sa camisa” in tela bianca aveva i polsini, il colletto e una fine pettorina in pizzo lavorato a mano chiamato “su frunimentu”.

La camicia era molto semplice e caratterizzata da “s'incoradura”, cioè il lavoro con il filo che veniva fatto sulla trama; il pizzo era presente su polsini, scollatura e in “sa pettòrredda” che copriva la parte centrale della camicia e veniva fermata con una spilla o con alcuni spillini. “Sa pala a sutta” era una sorta di gilet ricamato solo sulla parte anteriore che era visibile da “su zippone”, il quale si vestiva sopra e copriva la parte anteriore.

“Su mucadore” era un fazzoletto usato come copricapo solitamente in tibet o in pura seta. “Su mucadore” in tibet veniva ricamato con motivi floreali o romboidali con dei fili d'oro riportando lo stesso tipo di ricamo “de sa pala a sutta”. Le scarpe tipiche del costume erano “sos buttinos”, stivaletti alle caviglie con elastici sui fianchi. “Su donu” erano i gioielli che venivano regalati dall'uomo prima del matrimonio. Questi gioielli erano i bottoni della camicia e quelli “de su zippone”. La fede nuziale era chiamata “sa pranza”, di forma piatta e quadrata presenta vale incisioni delle iniziali del nome del marito. Altri gioielli che potevano far parte “de su donu” erano la spilla della camicia , la collana con la madonna e il rosario in madreperla con il crocefisso in argento, “s’isprugadentes” costituito da due parti sottili: una utilizzata per pulire i denti, la seconda per le orecchie o anche utile all'uomo per spingere il tabacco nella pipa come una palettina. “Sa nuschera” veniva utilizzata come piccolo contenitore di petali di fiori molto profumati o di essenze.

“De luttu e de mesu luttu” era il costume da vedova completamente nero, costituito da: zippone, tunica, pala a sutta e la camicia. Questa, molto semplice e accollata, era l'unica parte chiara dell'abito e per tale ragione veniva volontariamente sporcato con fuliggine o semplicemente lasciata logora. La vedova non portava gioielli ma solo i bottoni della camicia in argento brunito e col nastrino nero che li teneva uniti. Il copricapo era la benda nera chiusa sopra il mento o “su mucadore” nero senza ricamo. La vedova indossava il costume “de su luttu” per tutta la vita. Esisteva tuttavia un'altro genere di lutto, “su mesuluttu”, destinato a parentele non strette, come una sorella o una cognata. Consisteva nell'indossare la benda gialla e, a volte, anche “su zippone” di questo colore, molto spento e triste, che veniva portato per un periodo limitato.

Il costume in “manicas de camisa” era costituito dalla camicia e da una “pala a manicas de camisa” in broccato, priva di ricami, “infirchia” con dei nastrini e, invece che chiudere sotto il seno, veniva lasciata aperta.


ABBIGLIAMENTO MASCHILE

Nel costume dell'uomo un importante indumento d'uso quotidiano era “sa berritta” di panno nero. “Sa berritta” del Nuorese era la più lunga della Sardegna. Oltre che un uso estetico aveva anche la funzione di contenitore in cui riponevano oggetti come coltelli, frutta, acciarini, tabacco. Anticamente, quando gli uomini avevano la consuetudine di portare i capelli lunghi, li dividevano in due trecce che riponevano all'interno della berritta con un pezzo di sego che aveva la funzione di ungere i capelli. A Nuoro la berritta veniva portata principalmente sciolta sulle spalle.

Altro importante indumento del costume da uomo era “Su ghentone”, ovvero la camicia in tela bianca col colletto ricamato. Il ricamo e la fattura della camicia erano un indicatore dello stato sociale.

"Su zippone" era costituito da una sorta di giubbino in panno arancione rivestito, a tratti, da velluto blu cangiante che con l'usura tendeva a cambiare colore (dal marrone al verde). Nella parte posteriore di questo indumento si presenta una sorta di “V” realizzata con il panno a vista (cioè che non viene coperta dal velluto). “Su zippone” era caratterizzato da una grossa apertura che permetteva la fuoriuscita di “su ghentone”. Erano presenti dai 7 ai 9 “travos” (asole) di filo azzurro con evidente funzione decorativa.

Sopra si indossavano “sas peddes”, che si differenziavano sia nella conciatura che nei modelli a seconda dell’esigenza della persona che le indossava. “Sa mastrucca”, pelli conciate ma non foderate, di capra o di pecora principalmente di colore scuro, indossate dai pastori. “Peddes de massaju”, pelli di capretto conciate lisce caratterizzate da una leggera scampanatura finale, di lunghezza tale da scoprire pochi centimetri del gonnellino, indossate dai contadini. Talvolta si faceva mostra di pelli di agnello foderate di velluto blu e orlate di pelle liscia chiara che potevano essere indossate in entrambi i lati.

"Su gabbaneddu" era una sorta di giaccone in orbace nero di media lunghezza con cappuccio che veniva indossato lasciando che le maniche cadessero sulle spalle. "Su saccu" era un'ampia mantella con cappuccio di orbace nero che copriva interamente il corpo. Impiegata durante le notti all’aperto per la capacità impermeabile dell’orbace.

"Sos carzones de furesi" era il gonnellino di orbace nero bordato con panno di colore arancione, sostenuto in vita da “sa chintorja”. Sa chintorja costituiva l’elemento di distinzione tra ceti sociali. "Sa brentera" era una tasca anteriore di cuoio che andava a sovrapporsi a “sa chintorja”, nella quale venivano depositati piccoli oggetti di uso comune. "Sos carzones" erano i pantaloni di tela o lino bianco da indossare sotto il gonnellino, raccolti sotto il ginocchio da “sas mesu carzas” di orbace nero bordati di panno.

I gioielli dell'uomo erano costituiti dai due bottoni della camicia e da un bottone per parte nelle maniche di “su zippone”.


CURIOSITA'

Le danze che il gruppo esegue sono: Su ballu seriu, Su ballu lestru o nugoresu anticu, Su ballu tundu (evoluzione del ballo precedente), Su dillu, Sa danza, Su passu torrau.

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