Gruppo Folk "N.S. di Monserrato" | Bari Sardo

STORIA DELL'ASSOCIAZIONE

L'Associazione Culturale N.S. di Monserrato di Bari Sardo è una nuova realtà folkloristica nata nel 2016.

L’associazione ha come scopo principale lo studio, l'approfondimento e la ricostruzione del vestiario tradizionale del paese ogliastrino. La passione per la storia e per le tradizioni ha permesso ai suoi componenti di raccogliere e custodire nel tempo una vasta gamma di abiti del passato gelosamente custoditi. Dopo due anni di intenso lavoro, grazie a numerose collaborazioni dei paesani, i soci sono riusciti a portare alla luce la vera identità del vestiario utilizzato dagli antenati tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento. 


ABBIGLIAMENTO FEMMINILE

L'abito femminile, austero ed elegante, riporta una tipologia di gonna ampia a "campana". Varie sono le fogge e i colori ma tutte caratterizzate dalla stessa forma sartoriale denominata a "tavelas", cioè tutte le pieghe del tessuto della parte posteriore sono rivolte verso un'unica piega baciata centrale, detta "antavela maistra". La parte interna inferiore della gonna è foderata con una fascia di tela di cotone grezzo per aumentarne l'ampiezza.

Il corpetto femminile viene denominato "gipponi", anch'esso di vari colori e di vario tessuto. Presenta una forma sagomata a cuore nella parte anteriore e viene chiuso con due gancetti all'altezza della vita. Su gipponi veniva spesso utilizzato di tonalità differenti dalla gonna. A Bari Sardo ebbe un ampio utilizzo fino agli anni 30 su gipponi a "perfaglius". 

A partire dalla fine dell’800 scialli e fazzoletti in seta dai colori sgargianti ornavano il capo delle donne, soprattutto quelle appartenenti ad un ceto sociale più abbiente. Sotto il copricapo veniva posizionato un fazzoletto di colore rosso annodato sul davanti ("su turbanti") dove veniva fissato sia lo scialle che il fazzoletto.  Successivamente a questo periodo ebbe una diffusione più ampia l'utilizzo di scialli in lana Tibet marrone con delle varianti di colore dai toni nocciola, rosa e tabacchino con una lavorazione delle frange molto semplice denominata a "frochittus".

Per quanto riguarda la camicia poteva essere a pieghe sottili verticali per un utilizzo giornaliero, mentre per le buone occasioni veniva arricchita da ricami pregiati e sul petto il tessuto veniva sfilato e lavorato con l'ago creando dei bellissimi decori finemente ricamati. Solitamente la camicia veniva realizzata in tela di cotone bianco fittamente arricciata nel collo e nei polsini. Lo scollo della camicia solitamente era chiuso da due bottoni d'oro.

Grembiule nero, o dalle tonalità sobrie, assieme a fiocchi di seta dalle varie fantasie venivano posizionati sopra la gonna.

L'abito festivo femminile delle popolane appartenenti all'ambiente agropastorale, si distingueva da quello delle benestanti per l'uso di gonna e copricapo di tono più modesto.



ABBIGLIAMENTO MASCHILE

L'abito tradizionale maschile, a differenza di quello femminile ancora in uso, andò in disuso già negli anni ‘50. La testimonianza di anziani e alcune foto ne hanno consentito il recupero.

La povertà dei materiali impiegati per la sua realizzazione e la manifesta austerità del taglio fanno risalire l'appartenenza di questo vestiario ad un ceto sociale medio.

Il nero e il bianco sono i colori predominanti. Il corpetto è realizzato in panno nero con bordini di velluto.

Il gonnellino ("braga niedda") fatto di orbace nero veniva plissettato nella parte alta e orlato di velluto nero nelle tasche e nel bordo inferiore.

La camicia e "sa braga bianca" venivano realizzate in tela di cotone bianco oppure di lino. Le ghette venivano fatte in orbace, orlate anch'esse da un bordino di velluto nero e legate alla gamba da una stringa.

La “berritta” di colore nero veniva realizzata in filato di lana lavorato a maglia tubolare chiuso all'estremità superiore, infeltrita con bagni in acqua calda e infine cardata all'esterno. Non presentando cuciture è particolarmente confortevole ed adattabile alla testa che la indossa.


CURIOSITA'

Di notevole interesse la realizzazione di un convegno sul vestiario locale risalente all’800. Nel corso dell’evento, curato dall’associazione nel mese di aprile, è stato messo in risalto l’abito bariese ricostruito tramite gli acquarelli del pittore Giovanni Gessa, custoditi all'ISREE di Nuoro. Nel corso del convegno è emerso che certi aspetti delle fogge dell'abito tradizionale bariese riprendono a pieno un'identità comune a quasi tutti i paesi d'Ogliastra.

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