Gruppo Folk "I Nuraghi" | Sestu


STORIA DELL'ASSOCIAZIONE

Il Gruppo Folk "I Nuraghi" di Sestu nasce nel 1965 per opera di un gruppo di amici che, dopo approfondite ricerche sull’abbigliamento tradizionale di fine '800, cercano di valorizzare e recuperare le tradizioni del proprio paese e della propria regione riproponendo, con l’uso del vestiario tradizionale, al canto, al ballo e la musica tradizionale della Sardegna.

Di questa associazione hanno fatto parte attiva nel corso di oltre 50 anni diverse centinaia di giovani i quali restano sempre affettivamente legati al gruppo. Nel tempo il gruppo ha partecipato alle principali manifestazioni folcloristiche isolane. Tra le più importanti la Sagra del Redentore di Nuoro, la Sagra di Sant'Efisio di Cagliari, la Sartiglia di Oristano e la Cavalcata Sarda di Sassari. Il gruppo si è poi esibito anche nei più importanti festival della penisola, in Europa e nel mondo (Messico).

Nel 1975 ha inciso a Roma, il suo primo L.P. dal titolo “Ad Sestam Perdam”. Nel 1998 il Gruppo "I Nuraghi" ha dato vita al “Festival della Canzone Sarda”. Il successo della manifestazione è stato grande e ha visto la partecipazione di oltre 50 artisti provenienti da tutta la Sardegna che con canti originali in lingua sarda hanno presentato le proprie opere.

Il 30 ottobre del 1999 il Gruppo Folk "I Nuraghi" ha rappresentato Sestu e la Sardegna a Roma, in piazza San Pietro, per l'incontro delle scuole cattoliche con il Papa esibendosi davanti a 200.000 persone. In occasione dei 40 anni dell’associazione, si è organizzato l'International Folk Fest che nel corso delle edizioni ha visto partecipare gruppi folcloristici dal tutto il mondo.


ABBIGLIAMENTO FEMMINILE

L'abbigliamento femminile si compone così:

- Bistiri a Spenzu: abbigliamento molto ricco composto da un giacchino realizzato in seta con la particolarità della manica groffata e volant all'altezza dei gomiti, abbellito con tirolesi,passamanerie, e inserti in terzio pelo. Gli veniva abbinata una gonna di seta o "bodrau". Sul capo un fazzoletto prevalentemente bianco, legato sotto il mento e sopra uno scialle di seta o tibet.

- Bistiri a Baschina e Bistiri a Giaccu a pizzicorrusu: sempre abbinati con gonne di seta o "bordau", i modelli erano molto simili a quelli dei paesi limitrofi ma si distinguevano per alcuni particolari.

- L'abbigliamento giornaliero era molto semplice, composto da una gonna in tessuto indiana giacchini cossus. Vi erano anche le varianti a "cossu e cammisa", oppure a "maniga de cammisa". Le camice potevano essere a sbuffo, a "perra e canna" o a "sonettu". Quest'ultima variante era caratterizzata da una fitta plissettatura delle maniche della camicia alla quale veniva abbinata la gonna a bordau ed era utilizzata dalle ragazze più giovani come abbigliamento festivo.


ABBIGLIAMENTO MASCHILE

L'abbigliamento maschile era molto semplice, caratterizzato da gonnellino ("vardanchinu" o "arroda"), ghette ("crazzas"), copricapo ("berrita") in panno o orbace, camicia ("camisa") e mutandoni ("crazonis de arroda") di cotone o lino di colore bianco.

Nel corpetto poteva variare il tipo di confezionamento e il materiale. Venivano usati panno, orbace, velluto, terzio pelo. Si usavano anche giacche, "sereniccu e "bist'e peddi".


CURIOSITA'

Sestu è una cittadina della città metropolitana di Cagliari che conta circa 20.000 abitanti. Occupa una posizione strategica in un contesto territoriale in piena evoluzione. Centro di forte attrazione e crescente sviluppo socio-economico, grazie alla realizzazione di nuovi insediamenti abitativi, industriali e commerciali, è in continua espansione, non trascurando però la ricerca di un giusto connubio fra modernizzazione e tradizione.

Le origini di Sestu risalgono al III millennio a.C. Il suo nome ha origini romane ma, senza alcun dubbio, il luogo ebbe origini precedenti a quelle della sua denominazione. Il nome Sestu deriva infatti dalla posizione topografica del luogo, al sesto miglio dall’attuale provincia. La pietra miliare romana è custodita nella chiesa di San Giorgio Martire, in cui è spiegata la denominazione del luogo. Sestu fu abitata già in epoca pre-nuragica; lo dimostrano i numerosi reperti archeologici ritrovati e i resti di un villaggio nella zona di San Gemiliano. Una particolare importanza bisogna attribuirla alla località San Gemiliano in cui sorge una chiesa (XIII secolo), in memoria del Vescovo di Cagliari (Gemiliano) che venne martirizzato sotto Nerone. San Gemiliano è da oltre sette secoli luogo di culto popolare, infatti la popolazione sestese festeggia il martire due volte all’anno: l’ultima domenica di maggio e la prima domenica di settembre.

Sestu fu abitato anche in epoca nuragica. Il documento più antico risale al XIII secolo e fa parte della raccolta carte volgari, conservata nell'archivio arcivescovile di Cagliari. Una pergamena scritta in campidanese con la quale il vescovo Paolo di Suelli, ottenuta l'autorizzazione dal giudice Salusio di Laconi, concedeva forma pubblica a parecchi atti di acquisto e di donazione, compiuti a vantaggio della chiesa. Nel XIII secolo fu edificata la chiesa di San Salvatore, intorno alla quale si sviluppò e permane ancora un insediamento abitativo. Nel 1324 gli Aragonesi conquistarono la Sardegna e Sestu venne concessa insieme al territorio del Cagliaritano dal re d'Aragona a Berengario Carroz, il più ricco feudatario del secolo. Passando nel 1603 agli spagnoli Centelles e poi a don Filippo Osorio. A partire da 1729 si verificarono pestilenza e carestia che dimezzarono la popolazione. Nel 1839 Sestu si affrancò dal feudalesimo, diventando un comune libero dopo secoli di asservimento al marchese di Quirra e nel 1861 venne costruito il Municipio. 

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