Il caso di Beniamino Zuncheddu, riconosciuto innocente dopo 33 anni trascorsi in carcere a causa di una testimonianza rivelatasi falsa, rappresenta «una delle più gravi e tristi ferite della nostra storia giudiziaria». Ma questa vicenda, secondo il segretario provinciale del Pd di Cagliari Efisio De Muru, non deve essere confusa con i temi al centro del referendum previsto il 22 e 23 marzo.

Il dirigente dem interviene nella polemica nata attorno all’uso del caso dell’ex pastore di Burcei da parte di chi sostiene le ragioni del Sì. «La riforma proposta dal ministro Nordio non si occupa di come prevenire simili errori», sottolinea Maria Vittoria Pala, responsabile comunicazione della segreteria guidata da De Muru. Secondo Pala si tratta di «una riforma che non affronta i veri problemi della giustizia e non rafforza le garanzie nel processo penale, ma anzi mette l’indipendenza della magistratura a rischio».

Sul tema è intervenuto anche il costituzionalista dell’Università degli Studi di Cagliari, Andrea Deffenu, in un video realizzato su richiesta dei Giovani democratici della provincia cagliaritana e del partito locale. Il docente ha spiegato perché, a suo giudizio, non si dovrebbe utilizzare un errore giudiziario così grave per sostenere la riforma: «Ahimè questi errori inaccettabili capitano in qualsiasi paese e sistema giudiziario. Anzi va detto che il Paese dove si parla più di errori giudiziari sono gli Stati Uniti, la patria della separazione delle carriere, il modello che vorrebbero importare in Italia. È invece la nostra Costituzione a preservare davvero l’autonomia della magistratura ed è grazie a questa indipendenza che un giudice ha poi ribaltato la sentenza di Zuncheddu liberandolo dopo tre decenni di ingiusta detenzione. La forza per riaprire il processo l’ha avuta proprio grazie a questa indipendenza da altri poteri».