Sassari

Mariolino Andria guida il centrodestra: "Forza Italia essenziale per vincere. Cagliaricentrismo generato da chi non ha tutelato Sassari"

Per il geometra 55enne tradizioni e identità sassarese sono al primo posto nel programma. "Dobbiamo illuminare il centro storico" e su Casapound...

Mariolino Andria guida il centrodestra:

Di: Pietro Lavena


“Molte persone vedono l'impresa privata come una tigre feroce, da abbattere subito. Altri la vedono come una mucca da mungere. Non abbastanza persone la vedono come un robusto cavallo che traina un pesante carro”. Le parole di Winston Churchill campeggiano dietro la scrivania di Mariolino Andria, nell’ufficio di via Roma divenuto un formicaio nelle ore immediatamente successive all’investitura di candidato sindaco a Sassari per la coalizione di centrodestra. L’aforisma dello statista britannico, fatto proprio nello spirito dal 55enne geometra sassarese, sembra essere il paradigma di chi non ha paura di affermare la propria autonoma capacità di portare avanti un progetto. Anche a rischio di perdere pezzi lungo il percorso.

Che l’ex consigliere comunale fosse disposto a percorrere la strada meno facile, pur di tutelare la propria indipendenza, lo si era capito a inizio settimana. Allora il movimento a cui Andria è più vicino, Fortza Paris, e i Riformatori Sardi con il Movimento Civico Uniti per Sassari avevano diffuso un comunicato mediante il quale dichiaravano la propria insofferenza per l'immobilismo generatosi nella ricerca del candidato sindaco del centrodestra per il capoluogo turritano. Le tre forze, che nel professionista individuavano la sintesi ideale del loro progetto politico, avevano aperto ad altri orizzonti registrando “la non volontà di procedere alla libera discussione, bensì l’intenzione di applicare scelte imposte precostituite a Cagliari o a Roma e che rendono inutile qualsiasi confronto.

Un ulteriore summit fra le tre sigle e Lega, Psd’Az, Fdi, Sardegna20Venti, Udc ed EpI ha fatto sì che la crisi rientrasse grazie a un sapiente lavoro di ricucitura. Lo stesso spirito di confronto che ha portato nove sigle su dieci della coalizione a indicare il nome di Andria dovrà ora evolversi e smussare le ruvidità venutesi a creare con l’unica parte assente al tavolo. Forza Italia, infatti, ha dovuto giocoforza incassare l’ammutinamento dei suoi alleati che hanno bocciato il profilo del penalista Gabriele Satta, nome forte degli azzurri, convergendo sulla figura del geometra. L’annuncio è arrivato nella tarda serata del 7 maggio e, poche ore dopo, il neo candidato alla carica di primo cittadino ha risposto alle domande di Sardegna Live

La situazione di stallo che perdurava da diverso tempo si è sbloccata non senza lasciare strascichi. Come è andata?

Ci siamo ritrovati in una riunione ufficiale alla quale erano state convocate tutte le forze politiche della coalizione e, dopo circa mezz’ora, è arrivato comunicato di Forza Italia che chiedeva un rinvio di 24 ore annunciando che non poteva prendere parte all’incontro. Il tavolo ha così iniziato a discutere ragionando in merito a questa richiesta, e valutando se fosse sostenibile o meno anche in vista degli adempimenti sempre più urgenti. Dopo di che si è deciso di portarsi avanti col lavoro e, anche nell’eventualità di concedere la proroga, ci siamo detti: intanto verifichiamo come stanno le cose fra le 9 forze politiche presenti. Intendevamo cioè valutare se fra i presenti vi fosse maggior gradimento per Mariolino Andria o per Gabriele Satta. Si è scelto un metodo più che dignitoso per fare questa analisi, si è deciso poi come esprimere la preferenza e il risultato è stato che nove forze politiche su nove hanno dato il gradimento per il mio nome. A fronte di questo risultato il rinvio non era più necessario. Vi era poi una punta di orgoglio in chi costituiva il tavolo nel voler autodeterminare una decisione a prescindere. Così è stato formalizzato l’accordo”.

Era davvero così sensibilmente percepibile l’influenza di Olbia, Cagliari e Roma?

La politica è un’arte complessa. Erano giorni in cui pesava la vicenda molto lunga di una parte della Giunta regionale. Perché tutti dicono: non hanno fatto la Giunta. Ma in realtà la Giunta operativa c’era, sebbene andasse completata. In concomitanza a ciò vi erano decisioni da prendere per le Comunali in città importanti come Cagliari, Sassari, Alghero, Monserrato. Bisognava verificare una serie di cose e queste verifiche non sono semplici. Si cerca un equilibrio fra forze politiche e sulla base di questo era venuto fuori che Forza Italia doveva esprimere il candidato sindaco a Sassari. Ma quando si dice che una forza politica deve esprimere un candidato non è detto che questo debba essere necessariamente del partito. Si può infatti trovare, fatta l’analisi del contesto, il candidato ideale che permette di vincere anche in un partito che non è quello della forza politica che ha titolo per poterlo esprimere. Questa cosa è abbastanza normale per chi vive da dentro certe dinamiche. Lo è un po’ meno per i cittadini che, legittimamente, vogliono vedere i risultati e devono orientarsi.

Si è rischiato l’incidente diplomatico con Forza Italia? Ha notizia di come sia stata accolta la notizia dagli azzurri?

No. Nessun incidente diplomatico. Anche queste cose in politica sono normali e vanno gestite. Io non ho fatto nessuna conferenza stampa e ho anche dichiarato che Forza Italia è essenziale e determinante per poter vincere. Faremo la conferenza stampa solo ed esclusivamente quando Forza Italia ci comunicherà di aver superato questa decisione e penso che succeda in tempi brevi.

E pensare che si è rischiato lo strappo fra la coalizione, Fortza Paris che la sostiene e i Riformatori che con un comunicato nel fine settimana avevano dichiarato di essere disposti a guardare altrove. Si è rischiato di confluire verso Nanni Campus in quel frangente?

In politica si rischia sempre. Però non dobbiamo dimenticare che la nostra coalizione è caratterizzata in senso autonomista e da forze che prendono origine qua in Sardegna. Fortza Paris e Riformatori Sardi sono, storicamente, forze che hanno radicamento qua. Il protrarsi della decisione ha in qualche maniera stimolato una sorta di riflessione riguardo alla situazione ponendo un problema. Ossia: se decidete che si va avanti con la coalizione compatta bene, altrimenti vediamo di verificare altre ipotesi. Chiaramente la storia di questi due giorni ha dimostrato che quel comunicato era semplicemente costruttivo e non distruttivo.

Il progetto di Nanni Campus rischia di essere una spina nel fianco per voi, a questo punto.

No, assolutamente. A Sassari c’è un’area di centrodestra molto importante che auspicava una unità piena. Il fatto che Nanni abbia autorevolmente deciso per una scelta civica ha messo nella realtà sassarese un preciso blocco. Abbiamo tentato di richiamare all’unità, ma Campus è rimasto sulla sua posizione. Quindi il centrodestra, fatti tutti i tentativi, ha ritenuto di proseguire per la sua strada.

Lei è un ex esponente di Alleanza Nazionale, si dice però oggi che sia vicino a Fortza Paris. Cosa significa “essere vicino” e in che termini esprime questa vicinanza?

Essere vicino a Fortza Paris significa dichiarare onestamente che durante la campagna delle regionali ho accompagnato in termini di suggerimenti per il programma e con la vicinanza a un candidato che era Antonio Cardin il percorso di FP, un partito che aveva preso 5mila voti alle ultime elezioni regionali e che invece è riuscito a prenderne quasi 12mila a febbraio. Quindi sono orgoglioso di aver dato una mano e un contributo per la riorganizzazione del partito esternamente senza esser né tesserato né parte degli organismi.

Negli ultimi tempi si fa un grande parlare di Casapound. A Sassari c’è un’importante realtà per quanto riguarda questo movimento che in città ha aperto la prima sezione in Sardegna. Cosa pensa di questa realtà. Crede che si possano trovare punti di incontro fra voi e loro?

Mi pare di aver notato nelle liste civiche di Nanni Campus degli esponenti di Casapound per cui presumo ci sia stata una sorta di scelta da parte di Campus in quella direzione. Noi non abbiamo avuto contatti. Per quanto riguarda l’azione di Casapound a Sassari si sono registrati episodi che sono stati censurati dall’opinione pubblica e altri che vedono questi ragazzi impegnati ad aiutare famiglie che hanno bisogno di viveri e vestiti. Ma detto questo non mi sento di esprimere particolari giudizi in merito.

C’è una disputa mai risolta in Sardegna fra Cagliari e Sassari. Questo Cagliaricentrismo di cui è stato fortemente accusato da ambienti di centrodestra anche chi ha amministrato la Regione negli ultimi cinque anni.

Io su questa posizione ho un giudizio molto preciso. Penso che i poteri forti esistono esclusivamente quando di fronte ci sono i poteri deboli. Il fatto che Cagliari abbia eventualmente fatto pressioni per riuscire ad avere più di Sassari, evidentemente, ha una ragione nel fatto che chi doveva tutelare gli interessi di Sassari in Regione ha deciso di essere debole e quindi i consiglieri regionali di Cagliari hanno potuto essere forti. Chi è andata a soccombere è la nostra città mancando anche il risultato della seconda città metropolitana. Il Cagliaricentrismo, dunque, esiste nella misura in cui Sassari non riesce a riacquisire autorevolezza.

Per quanto riguarda la sanità quali sono le urgenze da affrontare in città?

Con la coalizione metteremo un punto fermo che è quello di una municipalità forte che abbia la capacità attraverso il sindaco, la Giunta, i consiglieri comunali non solo di maggioranza ma anche di opposizione per intervenire e rendere più semplice la vita dei cittadini che potranno così usufruire in maniera più dignitosa dei servizi. Voglio dire che il Comune non deve chiudersi dentro Palazzo Ducale. La municipalità rappresenta la città e se in città c’è un pronto soccorso che non funziona la municipalità se ne deve occupare. Così come deve preoccuparsi di risolvere l’eventuale malfunzionamento di qualsiasi servizio. La municipalità può infatti intervenire come facilitatore per migliorare i servizi stessi. La mia interpretazione della municipalità si riporta indietro negli anni quando incideva sulla vita pubblica e sul benessere dei cittadini.

Sassari città turistica. Come fare rete con Alghero, Porto Torres e gli altri centri del territorio?

Un’idea in questi termini è una programmazione che ha come concetto la strada per la miniera sul mare. Si tratta in definitiva di una rete puramente infrastrutturale con dei percorsi che coinvolgano e intercettino le borgate verso il mare ridando loro dignità, valorizzandole e realizzando una strada che permetta ai turisti di arrivare in maniera civile, per esempio, all’Argentiera e Palmadula. Solo una volta create le infrastrutture necessarie il privato è nelle condizioni di investire in termini di ricettività e con la valorizzazione dei beni archeologici che abbiamo nel territorio della Nurra. Pochi riflettono sul fatto che Ottava è una borgata strategica della città perché sta tra Sassari e Porto Torres e dista appena 4,7 km dal mare. Neppure 7 km dividono Ottava da Balai. Zone G, parchi urbani e zone F possono essere istituite nel territorio di Platamona e dello Stagno di Pilo, importanti risorse naturalistiche del nostro comune. Il Palazzo Romano, Monte d’Accoddi, la Necropoli di Montalè. Sono tutti tesori della storia che ci permetterebbero, se valorizzati, di avvicinare e quasi far abbracciare Sassari e Porto Torres in una sorta di gemellaggio che garantirebbe uno sviluppo a entrambe le città che, non dimentichiamolo, si affacciano sul parco dell’Asinara.

Un’altra nota dolente è quella del centro storico. Tante le attività che chiudono i battenti e i cittadini che abbandonano Sassari vecchia.

E’ necessario un grande piano di rilancio. C’è un cono di illuminazione che parte da piazza Fiume e si spegne in via Pais, da lì in poi abbiamo il buio. Dobbiamo valorizzare piazza Sant’Antonio cambiando verso e cioè, anziché continuare con questo mantra della demolizione, riqualifichiamo il Turritania, gli diamo una funzione su quella che è la risorsa principale di Sassari che sono i Candelieri, riqualifichiamo la stazione dei treni, dentro la quale si attivano funzioni come un posto di polizia urbana h 24. Si sposa il progetto della metrotranvia e diamo la possibilità alla gente di spostarsi con una navetta che va da porta San’Antonio a piazza Fiume collegando la stazione al centro cittadino. Solo così riusciremo a illuminare l’intero centro storico. Da lì si potrà partire con la riqualificazione delle altre aree puntando all’identità, al rispetto della legalità, all'integrazione. Sulle attività commerciali, poi, sarà importante aprire un’officina delle attività produttive e degli eventi, una sorta di sportello unico con un’organizzazione tra funzionari e dirigenti dove cittadini, commercianti e associazioni possano recarsi ed esprimere la propria idea di evento e avere tutta l’assistenza del Comune che li affiancherà nell’organizzazione delle manifestazioni. Uno dei segreti per rianimare il centro storico è dare nuova vita alle piazze. A questa iniziativa si accompagnerà un fondo di garanzia con l’ausilio del Consorzio fidi che garantisca stabilizzazione e rilancio delle attività e anche l’apertura di nuove startup. E’ necessario in tal senso rinnovare e sburocratizzare la struttura amministrativa di un Comune che ha oltre 670 dipendenti e va in qualche maniera ottimizzata per essere più snella e affiancare al meglio chi vuole investire per creare lavoro in città.

Candelieri, artigiani, attività storiche. Qual è il suo rapporto con le tradizioni popolari e la lingua sassarese?

Al primo posto fra i princìpi generali dei nostri programmi ho messo la cultura. La cultura vuol dire tradizioni, identità, vuol dire non perdere la memoria storica della città. Noi per altro abbiamo sia nella città Ottocentesca che nel centro storico, ma anche nelle biblioteche e nell’archivio storico, un patrimonio enorme che non si riesce a valorizzare. Non riusciamo a valorizzare la Fontana di Rosello. Se avrò la possibilità di amministrare questa città mi impegnerò per affermare un’identità: la nostra, quella dei sassaresi.

Abbiamo parlato di Campus. Che idea si è fatto dei due candidati che potremmo definire i suoi principali avversari: Mariano Brianda e Maurilio Murru?

Ho accettato questa sfida con la speranza e la convinzione di poter arrivare fino in fondo. Ho grande rispetto per chi si sta candidando dal mio professore Lino Mura a Marilena Budroni che sta facendo una scelta di candidatura dignitosissima a sinistra. Il dottor Mariano Brianda è persona che stimo pur non condividendo il fatto, ma questa è una mia convinzione storica, che i magistrati possano candidarsi quando ancora sono in piena attività. Mi piace esercitare una sottile ironia dicendo che in questo momento abbiamo il campo occupato da Maurilio Murru, che è un amico peraltro, più giovane di me, e da quattro quota cento.

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