Politica

I cento anni del Psd'Az. Intervista al presidente Antonio Moro

Il Partidu Sardu fondato nel 1921 da Camillo Bellieni, Emilio Lussu e altri ex-combattenti della Prima guerra mondiale su un programma autonomista

I cento anni del Psd'Az. Intervista al presidente Antonio Moro

Di: Pietro Lavena


Il Partito Sardo d'Azione compie oggi cento anni dalla sua fondazione. Era il 1921 quando Camillo Bellieni, Emilio Lussu e altri reduci della Prima guerra mondiale, principalmente combattenti della Brigata Sassari, diedero vita ad Oristano al Partidu Sardu su un programma autonomista.

Una storia lunga e complessa, quella del Psd'Az, che ha intersecato nei decenni il cammino dei principali partiti italiani dal Partito d'Azione al Partito Socialista Italiano passando per la Dc e il Pci sino alla stagione indipendentista degli anni '80 con Mario Melis per due volte presidente della Regione. Dopo aver appoggiato i progressisti dell'Ulivo negli anni '90, dal 2009 il Psd'Az ha sposato la causa del centrodestra fino all'alleanza con la Lega degli ultimi anni che ha riportato il segretario sardista Christian Solinas prima in senato e poi alla guida della Regione.

Abbiamo raggiunto telefonicamente il presidente del Partito Sardo d'Azione, Antonio Moro.

In un secolo di vita il Psd’Az ha vissuto fra alterne vicende gli snodi più significativi della storia isolana fornendo non di rado un contributo non solo importante, ma addirittura determinante per la vita politica sarda. Cosa ha rappresentato, a suo modo di vedere, la parabola del partito per la Sardegna?

Il Partito Sardo d’Azione che compie cento anni, per certi versi, rappresenta il cammino della Sardegna in questo secolo segnato da cambiamenti epocali e anche dalle grandi sofferenze per l’immane tragedia delle guerra. Il Psd’Az era e resta un insostituibile baluardo di democrazia e pace che si batte per la libertà e la felicità del popolo sardo. In una parola: è il partito dei sardi che si batte per l’indipendenza della Sardegna.  

I detrattori vi accusano di trasformismo, i simpatizzanti vi riconoscono la capacità di aderire con efficacia alle contingenze politiche che di volta in volta vi si presentano per innestare un vostro peculiare contributo allo sviluppo isolano. Lei come la vede?

La nostra storia centenaria è la migliore delle repliche alle accuse dei nostri detrattori ed essere qui a celebrare il nostro primo secolo di vita, che ci assegna il primato di longevità tra i partiti che operano in Italia, senza aver mai cambiato né il nome, né il simbolo dimostra che i trasformismi non ci appartengono proprio.

L’alleanza con la Lega è stato uno dei passaggi più cruciali della storia del partito e anche uno dei più sofferti nel senso che ha determinato una inevitabile scossa interna. Cosa ha perso il Psd’Az in quel frangente e cosa ha invece raccolto in questi anni grazie a quella decisione?

L’accordo con la Lega è l’alleanza tra il più antico partito federalista europeo, il nostro Psd’Az, e il più grande partito federalista italiano, la Lega. Un’alleanza che ha fatto uscire il Psd’Az dall’angolo in cui lo aveva cacciato il sistema del bipolarismo italiano ed aggiungo, un’alleanza che ha rotto la conventio ad escludendum che a destra quanto a sinistra ci ha impedito, fin dall’indomani dell’esperienza della Giunta Melis, di occupare ruoli di vertice nella nostra Regione.

La sensibilità indipendentista e quella autonomista in Sardegna affondano le radici in un passato lontano. Possiamo dire che in un universo così frazionato come quello sardista coesistano due anime: ovvero quella di un indipendentismo tradizionale e a volte persino barricadero, e uno istituzionalizzato che conosce e sa gestire i meccanismi di palazzo?

Il Partito sardo d’Azione ha l’indipendenza nell’articolo 1 del suo statuto fin dal congresso di Porto Torres che si è tenuto nel 1981. Detto questo, nel giorno che celebra i cento anni della nascita del Psd’Az mi piace pensare che sotto la bandiera dei Quattro Mori possano ritrovarsi tutti i sardi e non solo le anime rappacificate dell’indipendentismo isolano.

Quali sono le ragioni del sardismo nel 2021? Sardegna, Italia, Europa: è possibile una conciliazione fra questi tre orizzonti ideali?

La sfida dei sardisti è oggi la guida della Sardegna in questo tempo malato. Su un piano più politico affermo che la sfide sardiste da vincere sono il bilinguismo e il federalismo, proprio per superare l'Autonomia e affermare la nostra identità di popolo, così da scrivere da protagonisti un nuovo patto con l'Europa.

Qual è l’identità e quali sono le istanze principali del Psd’Az oggi? 

L’identità profonda del Psd’Az è la medesima di quella che ci hanno dato i nostri padri fondatori e le nostre istanze, a distanza di cento anni dal congresso del 17 aprile 1921, muovono sempre nel solco dei punti allora proposti da Bellieni: sovranità, autonomia e questione sociale. È difficile trovare, a distanza di un secolo, valori e programmi più attuali e calzanti alla causa sarda di quelli che ci hanno lasciato in eredità.      

A sinistra il presidente del Psd'Az Antonio Moro, a destra il segretario Christian Solinas

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