Cagliari

Incontro con Andrea Vadilonga. "Mio padre Cenzo, lo spettacolo in Sardegna e la voglia di continuare"

È una calda mattina di fine dicembre, devo raggiungere Andrea Vadilonga, giovane manager di spettacolo in Sardegna nel suo ufficio a Monserrato. Arrivo e mi accoglie la madre Barbara, seguita da Skizzo che mi fa le feste.

Incontro con Andrea Vadilonga.

Di: Redazione Sardegna Live


È una calda mattina di fine dicembre, devo raggiungere Andrea Vadilonga, giovane manager di spettacolo in Sardegna nel suo ufficio a Monserrato. Arrivo e mi accoglie la madre Barbara, seguita da Skizzo che mi fa le feste.

Andrea è al telefono e mentre aspetto che finisca la sua conversazione inizio ad osservarlo, mi sembra di rivedere suo padre Cenzo: stesse movenze, stesse parole, stesso atteggiamento, stesso modo di fare.

Penso con nostalgia a tutte le volte che ho varcato quella porta, a quante volte Cenzo mi ha accolto in quella situazione perché intento a chiudere un contratto. Andrea mi raggiunge, si siede davanti a me e inizia a raccontarsi.

Quando nasce l’agenzia “Produzioni Artistiche Vadilonga”?

L’agenzia nasce nel 1998 per volontà di mio padre Cenzo Vadilonga. Se tutto va bene, il prossimo anno festeggiamo i venti anni di attività. Nasce dalla voglia di Cenzo di mettersi in gioco da solo, dopo aver collaborato per molti anni con altre agenzie.

L’idea di mettersi in proprio divenne concreta e questa diventò la sua scommessa personale. Poi, dopo la morte di zia Gina, mi ha proposto di entrare in società con lui. Nello stesso momento in cui stavo accettando con entusiasmo mi rendevo conto anche della grande responsabilità e fiducia che stava riponendo in me.

Quindi come hai accolto la proposta di tuo Padre?

Ad essere sincero ho iniziato con un po' di paura. Il nostro non è un lavoro semplice, ti porta a stare tanto fuori casa e lontano dalla famiglia. La Prima zona nella quale mi mandò era l’iglesiente, una zona complicata a causa delle difficoltà economiche. Dopo qualche tempo in giro, ho iniziato ad avere le prime soddisfazioni, ad interagire sempre di più  con i comitati e ad avere sempre più riscontri positivi.

Soprattutto devo dire che il mio ruolo all’interno dell’agenzia non è mai stato secondario rispetto a quello di mio padre. Ogni decisione la prendevamo insieme, confrontandoci e scontrandoci se necessario, ma sempre condividendo le nostre idee e i nostri pensieri.

Come hai vissuto e vivi tu il paragone con Cenzo?

Ci sono stati paesi in cui vedendo arrivare me e non mio padre mostravano un po’ di dispiacere e perplessità perché speravano sempre che la festa nel proprio paese la seguisse mio padre ed è in queste circostanze che ho avuto modo di rendermi conto di ciò che lui aveva costruito nei diversi paesi sia umanamente che professionalmente. È un uomo che ha lasciato un segno positivo perché ha fatto sempre delle belle feste. Conosceva le sue piazze, i suoi committenti e sapeva sempre cosa proporgli. 

Per lui i soldi contavano poco, preferiva guadagnare di meno, ma vedere la piazza piena e la gente contenta e divertita. Questo era il suo bigliettino da visita, ecco perché ci sono alcuni paesi in cui l’agenzia ha sempre lavorato senza problemi. Quindi io mi sono in qualche modo trovato la strada spianata.

Oggi io sono convinto lui abbia fatto la storia “dell’impresariato” in Sardegna. Per me lui è e resterà sempre il numero uno, come Cenzo non penso ne nasceranno altri. Non soffro assolutamente il paragone con lui, so di avere ancora molto da imparare, ma sono consapevole di aver avuto un ottimo maestro.

Non sono sicuramente bravo come lui, sono solo un ragazzo che cosciente  dell’impero che ha in mano sta andando avanti con umiltà e sacrificio, certo di avere ancora tanto da imparare. Penso però che negli anni riuscirò anche io a crescere, m

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