In Sardegna

Venerdì 14 febbraio gli insegnanti precari della scuola scendono in piazza

In Sardegna previste mobilitazioni a Sassari e Cagliari

Venerdì 14 febbraio gli insegnanti precari della scuola scendono in piazza

Di: Antonio Caria


Anche gli insegnanti precari della Sardegna scenderanno in piazza venerdì 14 febbraio, a Sassari e Cagliari, per dire no al decreto scuola.

La manifestazione sassarese, (appuntamento alle 10.00 in via Angioy 1) è organizzata dal Coordinamento dei Precari della Scuola Autoconvocati e con la partecipazione del sindacato Cobas Scuola Sardegna

Come hanno dichiarato il comitato: “La decisione di scioperare è arrivata in risposta alla totale chiusura del Ministro della Pubblica Istruzione Lucia Azzolina rispetto alle richieste di stabilizzazione avanzate dai 55000 precari storici della scuola. Nei giorni scorsi sono state disattese anche tutte le proposte portate al tavolo tecnico dai sindacati confederali i quali chiedevano alcune modifiche attuative del nuovo concorso straordinario. Allo stato attuale la modalità della prova concorsuale è basata su un test nozionistico che non prevede una seconda chance. Si tratta di ottanta quesiti a risposta multipla da svolgersi in ottanta minuti e che trasformano il concorso in una vera roulette russa che escluderà definitivamente dal sistema scolastico tre insegnanti precari su cinque, senza tenere conto della pluriennale esperienza maturata nell’attività didattica. A far scattare la mobilitazione dei docenti è stata anche la dichiarazione del Ministro di voler escludere dal concorso  i precari con servizio esclusivo su posto di sostegno. Tale servizio non viene infatti ritenuto valido ai fini dell’accesso al concorso straordinario e neanche ai fini dell’ottenimento della sola abilitazione. Il servizio su posto di sostegno ha valore zero anche per quanto concerne il punteggio ai fini concorsuali. Questa interpretazione cambia le carte in tavola nel bel mezzo della partita, escludendo una enorme fetta di precari dall’unica via di stabilizzazione ad oggi contemplata. Una profonda ingiustizia nel confronti di quegli insegnanti che hanno garantito l’inclusione in situazioni spesso emergenziali nelle scuole di tutta Italia”.

Nell’isola i numeri sono preoccupati: sono circa 5000 gli insegnanti precari di cui 3000 su posto di sostegno e 2000 su posto comune. 

“Il Miur – ribadiscono dal Comitato – ha già reso noto che i concorsi non saranno banditi per tutte le Classi di Concorso (discipline) e per tutte le regioni. Il Ministro Azzolina ha recentemente dichiarato  di voler assegnare  il maggior numero di bandi alle regioni del nord Italia. La Sardegna, come già accadde nel concorso 2016, si troverà ancora una volta penalizzata e si avrà pertanto un concorso su base regionale dal quale i Sardi saranno praticamente esclusi. Non solo, dato che i concorsi oggetto del Decreto Scuola 2019 hanno valore abilitante, i sardi si troveranno praticamente esclusi anche dalle abilitazioni, necessarie per la partecipazione ad eventuali futuri concorsi”.

“Si prospetta – proseguono – una sostituzione degli insegnanti sardi con personale proveniente da altre regioni d’Italia come già avvenne tra gli anni ’80 e ’90. Infatti il Decreto Scuola 2019, estende le graduatorie dei precedenti concorsi del 2016, 2018 e Gae a tutte le regioni d’Italia e con la nuova norma detta “Call Veloce” chiunque si trovi in una graduatoria di una qualsiasi regione potrà venire ad assumere un ruolo in Sardegna, erodendo di fatto i posti attualmente occupati dai docenti precari sardi. I posti di lavoro a rischio sono 5000. Questo pacchetto normativo avrà carattere permanente e quindi esporrà la regione Sardegna ad una potenziale discriminazione permanente. Se i docenti precari sardi non verranno tutelati, le conseguenze di ciò sul piano sociale, economico e culturale sarebbero drammatiche in una terra già segnata da disoccupazione e spopolamento. La Sardegna potrebbe vedersi privata di  un corpo docente locale altamente qualificato, capace di trasferire nella scuola la conoscenza, la storia e le esperienze del proprio territorio”.

La loro proposta è quella di via di tutela dei docenti precari sardi attraverso percorsi di abilitazione riservati concepiti sulla base delle leggi regionali che permettono di utilizzare come criterio per l’accesso l’avere conseguito un titolo di studio in Sardegna e soprattutto l’aver prestato servizio nelle scuole della Sardegna per almeno 36 mesi.

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