Uta

Le detenute del coro del carcere in un docu film del regista Paolo Carboni

Inedita iniziativa, ecco la bellissima notizia dalla casa circondariale “Ettore Scalas” di Cagliari

Le detenute del coro del carcere in un docu film del regista Paolo Carboni

Di: Alessandro Congia


Diventerà un prodotto cinematografico, che documenterà nascita, tappe e vita del “Coro ‘e Uta” (Coreuta) che sta muovendo i primi passi con Elena Ledda e Simonetta Soro nella sezione femminile della Casa Circondariale di Cagliari-Uta.

L’iniziativa, promossa dall’associazione “Socialismo Diritti Riforme”, con la collaborazione della Direzione dell’Istituto “Ettore Scalas” e dell’Area Educativa, ha ottenuto il placet del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Dietro la telecamera ci sarà il documentarista e regista Paolo Carboni, presidente dell’associazione Babel.

Le riprese daranno quindi vita a una produzione senza scopo di lucro con una valenza socio-culturale che sarà presentata esclusivamente in circuiti di carattere culturale.

“Non si tratta di un film di finzione – ha precisato Carboni - ma di un documentario senza alcuna esplicita sceneggiatura. Regia e riprese richiedono una totale disponibilità a seguire pedissequamente ciò che accade durante il tempo destinato alla creazione di un evento dal primo momento dell’impatto con le musiciste, ai vocalizzi, fino alla esibizione/concerto che presumibilmente completerà la prima fase della costruzione del coro. Il regista insomma avrà il compito di testimoniare la scoperta della coralità tra le donne detenute e tenterà di dimostrare come attraverso la costruzione di un insieme di voci armonizzate sia possibile migliorare le relazioni interpersonali in un ambito in cui la convivenza è particolarmente difficile”.

“Siamo particolarmente contente dell’iniziativa – affermano Elena Ledda e Simonetta Soro – perché la pratica della vocalità armonizzata in un ambiente così delicato permette alle persone ristrette di sperimentare un modo alternativo di stare insieme. Documentare l’esperienza emotiva in cui l’espressione personale della voce si fonde con il rispetto di ciascuna può essere una testimonianza utile non solo per le protagoniste ma anche per chi intende promuovere un’analoga proposta”.

“Per la prima volta – ha affermato il Direttore della Casa Circondariale Marco Porcu – una telecamera entra nel nostro Istituto per documentare un progetto-evento che valorizza la componente femminile della popolazione detentiva. Si tratta di una occasione di crescita per tutti perché fornirà anche all’Area Educativa e a quella della Sicurezza ulteriori elementi di conoscenza delle detenute e della convivenza improntata sulla collaborazione”.

“La nascita del “Coro ‘e Uta” – ha detto Maria Grazia Caligaris, presidente SDR – è una sfida per le difficoltà oggettive di creare un gruppo vocale le cui componenti cambiano in continuazione trattandosi di persone private della libertà con pene brevi, nella maggioranza dei casi. Il DAP ha colto questo aspetto del progetto e il valore educativo della musica e del canto. Un programma che si avvale della collaborazione fattiva delle Funzionarie giuridico/pedagogiche e delle Agenti penitenziarie il cui supporto è in ogni fase indispensabile”.

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