Pozzomaggiore

“La fotografia come antidoto per combattere lo spopolamento”, ecco la storia di Eleonora Calaresu

La fotografa di Pozzomaggiore: “Ci vivo orgogliosamente. Avere spirito di iniziativa”

“La fotografia come antidoto per combattere lo spopolamento”, ecco la storia di Eleonora Calaresu

Di: Antonio Caria


Il Meilogu, una della zona della Sardegna in cui è forte il rischio spopolamento. Tante sono le iniziative messe in atto per combattere questa grava piaga che affligge, in modo particolare, le zone interne della nostra isola, ma che purtroppo continua la sua “Marcia” inarrestabile.

Un territorio in cui sono presenti alcuni paesi, vedasi Mara, Semestene, Padria, Cossoine e che, messe insieme, non raggiungono neanche i 5mila abitanti. In mezzo, Pozzomaggiore. Ed è proprio qui che abita Eleonora Calaresu: la sua passione? La fotografia.

Ed è proprio in questo suo amore che la giovane pozzomaggiorese ha deciso di investire, ma non come fanno tanti, andando a cercare fortuna fuori, bensì nel suo paese natale.

Un attività iniziata il 24 settembre del 2016: “Ho sempre voluto studiare arte – ci ha dichiarato. Ho toppato in pieno alle superiori però sono riuscita a recuperare all’Università studiando e laureandomi in grafica e progettazione d’arte all’Accademia Mario Sironi di Sassari.

Quando mi sono iscritta l’ho fatto principalmente per il piacere di studiare arte”.

L’idea di fare qualcosa a Pozzomaggiore c’è sempre stata: “Con gli anni ho capito che era la strada giusta e che avevo compiuto per me una scelta ottimale, non solo in termini di propensione personale e di Passione, ma anche e soprattutto per questioni imprenditoriali, vista l’assenza nel territorio e nel mio paese di servizi quali fotografici e grafici.

Ho quindi investito negli studi e nella realizzazione di quella che reputo la mia seconda tana, il mio laboratorio. Sono estremamente soddisfatta ed orgogliosa di questo poco che per ora sono riuscita a realizzare, offrendo servizi d’ ”immagine” che prima nel mio paese non si trovavano. 

La passione per la fotografia si sviluppa come già anticipato a partire da quella totale per l’arte: “Mi piace da quando sono bambina. Mi appassiona l’attività del Creare. La fotografia è solo un mezzo, una sola delle infinite possibilità di espressione che ciascuno di noi possiede.

Perché non andare fuori?

“È una domanda che molti mi hanno fatto. Per me è un discorso ridicolo. A Sassari ci sono decine di fotografi, e di laboratori grafici, e soprattutto ci sono tante attività che non riescono ad andare avanti, non avrebbe avuto senso andar a svolgere un’attività in un bacino di utenza già saturo, considerato poi che il fotografo in particolar modo, è un ruolo che muta ogni giorno al variare delle mode e dell’approccio digitale. Il fotografo è infatti una figura professionale che sta andando quasi ad estinguersi, per assurdo proprio in un’epoca, quella odierna, in cui tutti ci si incarnano. Il rapporto con la fotografia lo trovo oggi spesso eccessivo e malsano. Sembra che molti abbiano perso la capacità di vedere, la capacità di godere degli eventi che ci circondano”. 

I tuoi soggetti preferiti.

“Adesso io svolgo un lavoro che definirei quasi da “Operaia” in quanto ho dovuto momentaneamente accantonare i miei progetti personali, che spero di riuscire a riprendere il prima possibile e che cercano di unire la mia passione per l’arte astratta alla figura umana; la persona nel suo habitat “originale”.

“Io da Pozzomaggiore ho avuto sempre difficoltà ad allontanarmi troppo, e non me ne faccio una colpa, sto bene nella dimensione “paesana”. Mi allontano dal paesello per viaggiare, cosa che cerco di fare il più possibile, sia vicino che lontano; questa seconda passione al pari della fotografia è ad essa estremamente legata e connessa”.

Come ha accolto il tuo paese la tua voglia di investire in loco?

“Mi hanno sostenuto e mi sostengono tuttora” non smetterò mai di ringraziare chi mi circonda e chi mi sostiene in questa avventura, perché tale la voglio definire”.

L’ardia abbinata alla fotografia.

“La guardo da quando sono bambina e non smette mai di affascinarmi, è un evento ricco di valori simbolici che offrono numerosi spunti fotografici. Io di mio, cerco di non cascar nella piaga fotografica che professionalmente porta a scadere in un lavoro schematico e monotono. In ogni caso consiglio a tutti di venire a vederla, e con essa a visitare il nostro paese e il nostro circondario che tanto offre in termini paesaggistici e non”.

Il tuo appello:

“Io credo che ci sia tanto da fare. Spesso a mancare è la fantasia e ad abbondare il terrore di provarci. In Sardegna, abbiamo un immenso patrimonio che spesso siamo incapaci di sfruttare, se non distruggendolo; certo è che le iniziative necessitano di fondi economici, e se non si ha un budget inziale difficilmente si può contare sul sostegno statale. Ma oggi abbiamo mezzi quali la rete che ci consentono una miriade di possibilità, laddove non dovesse bastare il territorio. Detto questo, noi a Pozzomaggiore, nonostante la crisi, o forse proprio grazie a questa, ci siamo distinti per numero di attività aperte nel giro di pochi anni. Possiamo vantare numerosi giovani imprenditori che hanno investito su sé stessi e che continuano a farlo, sia nel settore della ristorazione che in altri”.

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