In Sardegna

“Io non mi vaccino!”, le ragioni di un’infermiera che ha rinunciato al suo lavoro pur di non vaccinarsi

“Non ho un posto nella società, né un conto in banca, ma non mi sono mai pentita della mia scelta. Siamo ormai in tantissimi e viviamo aiutandoci a vicenda"

“Io non mi vaccino!”, le ragioni di un’infermiera che ha rinunciato al suo lavoro pur di non vaccinarsi

Di: Sabrina Cau


In Italia sono sempre più numerose le persone che decidono di non assumere il vaccino anti-covid 19, a prescindere dal tipo e dalla marca utilizzabili al momento. Persino il novavax non ha convinto gli scettici che, continuano a tirare dritti per la propria strada, con la convinzione di non doversi iniettare il tanto discusso “farmaco sperimentale” per nessuna ragione al mondo. Le posizioni dei no vax sono sempre molto diverse, c’è chi soffre di patologie particolari che renderebbero la vaccinazione pericolosa, chi non si fida di un farmaco nuovo, chi pensa che dietro il vaccino ci sia un complotto ordito da Big Pharma o chi semplicemente ha paura della morte. Insomma, sono mille le ragioni che allontanano i no vax dalla vaccinazione e, quando non se ne può più di restrizioni e imposizioni, si arriva a gesti estremi come gli atti di contagio volontario o la falsificazione del green pass che ora, se non è rafforzato serve a ben poco. 

Patty (useremo un nome di fantasia) è,  anzi era, un’infermiera dell’ospedale del suo paese, un centro nella provincia del sud Sardegna. “Sono una semplice donna viva, con tutte le facoltà mentali e con un acceso senso critico su sé stessa e sul mondo che la circonda”, Patty esordisce così ai microfoni di Sardegna Live.

“Sono molto curiosa e sempre alla ricerca della verità. Quando osservo un fenomeno sociale, mi viene spontaneo cercarne l'origine, con mente aperta, vagliando le risposte che appaiono concrete, dimostrabili e ripetibili. Sono guidata da un grande senso istintivo, che mi porta a percepire in tempi rapidi, quando si presentano narrative distorte. Allora la mia curiosità mi guida verso la ricerca di prove sostenibili – prosegue Patty - ho studiato diversi percorsi riguardanti i meccanismi mentali (PNL programmazione neuro linguistica)con relative reazioni a stimoli imposti attraverso continui messaggi martellanti sapientemente studiati da esperti. Fin dai primi giorni di questa “strana narrativa”, la realtà che mi circondava mi mostrava cose non convincenti. Tra le mie conoscenze sparse per il mondo si è creata una sorta di rete di informazione con scambio di documenti, interventi di professionisti nel campo medico scientifico, dell’informazione e geopolitico - ribadisce con convinzione - All’inizio facevo fatica a capire molte cose, ma i validi professionisti nella rete appena creata , mi fornivano documenti reali che comprovavano le loro dichiarazioni spiegando gli aspetti più complessi. Il quadro si faceva sempre più chiaro e la narrazione diffusa dai media incominciava a cambiare completamente volto".

Lasciare il lavoro è stata una scelta estrema, perché l’hai fatto?

"Ogni giorno confrontarmi con quello che vedevo e misurarlo con tutte le scoperte fatte, mi costringeva a vivere nella menzogna, perché la realtà era un'altra ed io ne ero la testimonianza. Mettendo in pratica le conoscenze acquisite dei processi che il corpo umano e, soprattutto la mente, mettono in atto quotidianamente, ho rafforzato il mio sistema immunitario e non mi sono mai ammalata durante tutto il periodo, lavorando in corsia, mentre stavo a stretto contatto con pazienti affetti da infezioni virali, batteriche e febbroni oltre i 40°. A differenza di colleghe ripetutamente assenti perché malate. Le crescenti restrizioni e imposizioni a carico del personale, con continui cambi di protocolli e procedure, a volte anche fuori dalle logiche funzionali, mi hanno portata ad uno stato di malessere che è diventato incompatibile con il mio modo di essere me stessa. Mi sono presa del tempo per riflettere fino a maturare, con molta sofferenza, la consapevolezza di non essere più nel mio mondo, nonostante i diversi decenni dedicati alla professione infermieristica che in passato mi aveva dato tante soddisfazioni".

Sei moglie e madre, la tua famiglia ha accettato questa decisione?

"In un primo momento, mentre stavo riflettendo ed ero in pausa lavorativa erano molto preoccupati, ma poi hanno visto e capito la mia sofferenza e hanno supportato la mia decisione. Ora siamo più uniti che mai".

Come vi state sostenendo?

"Inizialmente abbiamo eliminato ciò che consideravamo superfluo nell’abbigliamento e negli alimentari, per esempio, cambiando completamente stile di vita. Poi abbiamo conosciuto altre persone che stavano vivendo lo stesso cambiamento sociale intrapreso da noi, e ci siamo confrontati fino a creare realtà parallele dove ci si aiuta reciprocamente donando con amore. Creando inoltre strutture economiche sostenibili e intraprendendo nuovi meccanismi di sussistenza".

Qual è stata la reazione della gente di fronte questa tua visione della pandemia?

"Sono stata, fin da subito, attaccata ogni volta che ho osato comunicare le mie scoperte, derisa e trattata come un appestata perché ciò che sostenevo non veniva divulgato in TV. Mi chiamavano complottista e negazionista. Qualunque documento o video mostrassi non era all'altezza per mettere in discussione la narrativa distorta......"Allora il virus non esiste?” “E allora i morti di Bergamo?” “È così e basta!” Intanto altre notizie venivano volutamente oscurate, come i numerosi suicidi di chi, in preda alla disperazione per la perdita del lavoro, si sentiva perso. Stavo vivendo in un mondo distopico, tuttavia alcuni medici iniziavano ad osservare atteggiamenti non etici e molti infermieri sul campo cominciavano a farsi domande e a chiedere spiegazioni. Ma sentendosi impotenti, si sono poi, uniti al nostro gruppo per chiedere sostegno. Abbiamo continuato a fare ricerche tutti uniti”.

Ma quale, fra le tante cose di cui siete venuti a conoscenza, ha urtato maggiormente la vostra sensibilità?

"Sono tante, una fra tutte le testimonianze dei necrofori, i quali hanno documentato storie aberranti vissute durante il recupero delle salme. Hanno  mostrato i certificati modificati, soprattutto quelli per morti improvvise (incidenti stradali, infarti o metastasi). Gli veniva imposto di mettere come prima causa di morte: infezione da Sars-Cov 2. Noi tutti ci domandavamo perché dovevano mentire su un dato così importante, in un  momento già pesante, come quello che stavamo vivendo? Volevano solo amplificare il clima di terrore già instaurato".

Ti sei pentita della scelta fatta?

"Assolutamente no! Lo rifarei 100 mila volte. Mi ha permesso di conoscere un mondo migliore, in continua espansione, consentendomi di sviluppare capacità che altrimenti sarebbero rimaste inespresse".

Come vedi il tuo futuro?

"Voglio migliorare ogni aspetto della  mia vita che richiede un miglioramento. Creare, insieme ad altri esseri umani, una società  solidale e attenta al rispetto e al bisogno altrui. Un mondo migliore rispetto al passato automatizzato".

Se renderanno il vaccino obbligatorio cosa farai?

"Fino a quando necessiteranno del mio consenso, da apporre con la mia firma...non sarà mai obbligatorio. Basterà negare il mio consenso".

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