Cagliari

Una petizione per cambiare il protocollo di speranza

Il comitato Terapia Domiciliare Covid 19 raccoglie le firme per presentarla al ministro

Una petizione per cambiare il protocollo di speranza

Di: Patrizio Carboni


La richiesta è semplice e chiara: cambiate il protocollo fatto di tachipirina e vigile attesa!! Questa in un sunto la motivazione con la quale il comitato "Terapia Domiciliare Covid 19 in ogni Regione" chiede da tempo e sempre più a gran voce di essere aiutato a curare i pazienti a casa e per tempo. La raccolta delle firme si sta svolgendo in tutte le principali piazze d'Italia e gli aderenti sono ormai decine di migliaia.

A Cagliari nella piazza dei Centomila, solo la prima sera erano già state raccolte poco meno di un migliaio di firme. "Tantissime" a dire degli organizzatori, che non si aspettavano cosi tanta affluenza. Già dopo 1 ora che i banchetti erano stati sistemati in piazza, sono terminate le schede progressivamente numerate, atte a raccogliere le firme che finiranno sul tavolo del ministro Speranza.

Solo i Tg nazionali e regionali più blasonati sembrerebbero non accorgersi della presenza di questo comitato, il quale ormai dal marzo 2020 opera in tutta Italia, e spesso all'estero, con l'aiuto di circa duemila medici che pian piano hanno aderito in questo terribile periodo di pandemia. Snobbati i risultati e ignorate dai media anche le manifestazioni di piazza, che negli scorsi mesi hanno fatto conoscere a tante persone l'esistenza di questo formidabile gruppo di sanitari.  

Il comitato, nato dapprima come un gruppo Facebook da un idea dell'Avvocato del foro di Napoli Erich Grimaldi, raccoglie in se oltre 500.000 membri, oltre allo staff composto da medici, infermieri, psicologi, biologi e farmacisti volontari, i quali si stanno prodigando per la cura dei malati Covid a domicilio e sopratutto con cure tempestive che hanno evitato migliaia di ospedalizzazioni.

I risultati sono sorprendenti e i ringraziamenti delle persone guarite si sprecano, in questo che sembra essere un sistema medico parallelo in sostituzione di quello ufficiale, il quale pare non funzionare, o comunque arrancare, davanti ad un temibile nemico invisibile che in quest'ultimo anno e mezzo ha cambiato le nostre abitudini e accresciuto le nostre paure.

La richiesta, attraverso una petizione, nasce a seguito della inspiegabile opposizione presentata dal ministro della salute Speranza alla sentenza del TAR del Lazio che rendeva giustizia proprio al gruppo di medici dello stesso comitato. I sanitari ricorrenti avevano chiesto e ottenuto dal tribunale amministrativo di poter agire somministrando farmaci e cure secondo scienza e coscienza. E soprattutto garantire ai pazienti un intervento tempestivo con delle cure precoci. Arma potentissima, quest'ultima, contro un virus che ha causato milioni di morti in tutto il mondo e che si sarebbero (forse) potuti in gran parte evitare se fossero stati curati nelle prime fasi della malattia.    

A ben guardare, il ripristino del modello di cura a base di "tachipirina e vigile attesa" consigliata anche dal ormai tristemente famoso prof. Gallo, non sembra essere l'unico comportamento inspiegabile  del giovane ministro alla salute (si fa per dire). E' solo di due giorni fa l'articolo battuto da una testata nazionale che riportava l'accoglimento da parte del TAR del Lazio dell'istanza con cui si chiede di acquisire gli atti relativi all'incontro tra AIFA, il Ministero della Salute ed Eli Lilly, in cui la società farmaceutica proponeva all'Italia una sperimentazione gratuita con anticorpi monoclonali. L'inspiegabile diniego da parte dell'agenzia e del Ministro ha destato incredulità anche tra i più scettici, mentre il presidente dell'associazione Cure Domiciliari ha commentato: "hanno operato scelte incomprensibili, rallentando le opportunità di cure precoci".

Ci si domanda se il clamoroso rifiuto possa avere a che fare con quanto previsto dal regolmento europeo n. 507 del 2006. Il quale prevede all'art. 4 che solo in assenza di "un metodo soddisfacente di diagnosi, prevenzione o trattamento", e solo in situazioni di emergenza, si possa rilasciare un autorizzazione all'immissione in commercio di un trattamento terapeutico che non disponga ancora di dati clinici sufficienti e dunque  di un'adeguata sperimentazione.

Se lo chiedono in tanti, anche tra quegli indecisi che rifiutano le dosi di vaccino e che il Generale Figliuolo vorrebbe "scovare".

La magistratura farà il suo corso e potrà decidere se esiste qualcosa di più del sospetto di qualche maligno. Chi vivrà vedrà.....   

 

 

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