Uta

Carcere, sanità penitenziaria al collasso. Caligaris: “A Uta è una mina vagante”

Lo denuncia la referente di Socialismo Diritti Riforme, Maria Grazia Caligaris, soffermandosi sulla drammatica situazione nella casa circondariale “Ettore Scalas”

Carcere, sanità penitenziaria al collasso. Caligaris: “A Uta è una mina vagante”

Di: Alessandro Congia


“Assente un coordinatore sanitario, il facente funzioni ha presentato le dimissioni. In ferie la psichiatra che ha gestito da sola gli ultimi mesi del 2018. Prossima al trasferimento la tossicologa, vincitrice di concorso. Una sola psicologa. Carenti i Medici specialisti ma in costante aumento i detenuti, sempre più spesso con gravi problemi di salute. Insomma la sanità penitenziaria della Casa Circondariale “Ettore Scalas” è una mina vagante che rischia ogni giorno di mandare in tilt l’intero sistema”. 

Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”, dopo diverse segnalazioni dei familiari dei detenuti. “Il nuovo anno nel villaggio Penitenziario di Cagliari-Uta – sottolinea Caligaris – non presenta elementi di miglioramento nell’organizzazione sanitaria che, al contrario, appare abbandonata a se stessa. Non è possibile che 576 persone (24 donne – 142 stranieri ) a fronte di 561 posti possano non avere garantito quotidianamente il diritto alla cura. La Casa Circondariale di Cagliari-Uta è equiparabile a un Comune di media grandezza considerando la presenza di impiegati amministrativi, educatori e agenti della Polizia Penitenziaria. Complessivamente si tratta di oltre un migliaio di persone. La situazione è particolarmente pesante e complessa perché circa il 45% dei detenuti ha problemi psichici e di tossicodipendenza ma non mancano persone con problemi tumorali, renali, cardiocircolatori, respiratori, senza contare i normali disturbi legati all’influenza o alle cure odontoiatriche”. 

“Un’organizzazione sanitaria che guardi ai bisogni di così tante persone che vivono all’interno di una struttura chiusa non può – osserva la presidente di Sdr – ignorare le difficoltà che si ripercuotono sull’intero sistema già di per sé problematico. E’ impensabile che in servizio possano esserci solo una psichiatra e una psicologa o che il dentista effettui 18 ore alla settimana (si consideri che a Bad’e Carros dove ci sono 222 detenuti le ore assegnate allo specialista sono 36). C’è poi il problema irrisolto di un medico referente per ciascun detenuto. E’ essente insomma il corrispettivo del Medico di base che permetterebbe ai detenuti di avere un rapporto più diretto e meno ansiogeno, in analogia a quanto si verifica con i reclusi ricoverati nel Centro Clinico. Si tenga conto che l’ingresso e la permanenza in carcere aumentano i rischi per la salute fisica e psichica. Non si possono del resto sottacere i gravi episodi autolesionisti e le aggressioni verso gli Agenti di Polizia Penitenziaria da parte di detenuti che distruggono suppellettili della cella manifestando crisi nervose o tendenze antisociali ”. 

“A 6 anni dalla riforma, urge una verifica sull’efficienza del sistema. La situazione detentiva è profondamente cambiata. L’unica nota positiva è il lavoro effettuato per debellare l’epatite C, una piaga che attanaglia soprattutto i tossicodipendenti ma che si può facilmente diffondere in un ambiente chiuso. Oltre un centinaio di persone hanno superato brillantemente le cure. Aldilà delle istanze dei familiari dei ristretti, non solo i detenuti ma anche gli Agenti della Polizia Penitenziaria, gli Educatori e tutti gli operatori sanitari – conclude Caligaris – hanno necessità di svolgere il proprio ruolo con garanzie di sicurezza e serenità”.

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