Cagliari

La Brigata Sassari e la Brigata Reggio raccontate attraverso “I vessilli della Vittoria”

Concluso domenica l’evento storico I Vessilli della Vittoria, il fitto programma che ripercorreva tra storia e memoria la Grande Guerra in occasione del centesimo anniversario della sua fine

La Brigata Sassari e la Brigata Reggio raccontate attraverso “I vessilli della Vittoria”

Di: Redazione Sardegna Live


Si è concluso domenica sera a Cagliari, presso il Comando Militare Esercito della Sardegna, con la rappresentazione teatrale “Donne al fronte. Memorie e musiche della Grande Guerra” l’evento storico denominato I Vessilli della Vittoria. Le Bandiere di Guerra della Brigata “Sassari” e della Brigata “Reggio” in Sardegna nel centesimo anniversario della conclusione della Grande Guerra.

La chiusura dell’evento, alla presenza del Comandante del Comando Militare Esercito Sardegna Generale Giovanni Domenico Pintus, è stata preceduta venerdì scorso da un convegno nazionale tenutosi in due sessioni, titolato “Ornamenta Triumphalia 1918. L’anno della Vittoria tra storia e memoria”.

Nella prima parte del convegno due lezioni magistrali tenute rispettivamente dell’ex Capo di Stato Maggiore Difesa, Generale Vincenzo Camporini, e dal Vice Capo Reparto del V Reparto Affari Generali dello SME, Generale di Brigata Fulvio Poli.

Essi hanno catalizzato l’attenzione e l’interesse delle autorità e dei numerosi studenti convenuti presso la sala Conferenze della Fondazione di Sardegna. L’incontro, organizzato dal Comando Militare Esercito Sardegna, dal Club Modellismo Storico Cagliari, dal Comitato Sardo Grande Guerra con il sostegno della Fondazione di Sardegna, ha avviato alla conclusione il fitto programma di manifestazioni che sono state svolte in Sardegna per celebrare il centesimo anniversario dalla conclusione della Grande Guerra.

Il Gen. Poli ha illustrato la figura del Maresciallo d’Italia Armando Diaz. Chiamato a ricoprire l’incarico di Capo di Stato Maggiore del Regio Esercito nel momento più drammatico della guerra, la ritirata di Caporetto, il napoletano Diaz, ex allievo della Nunziatella, ha messo in luce, a dire di Poli, caratteristiche di brillante Comandante di uomini, già peraltro messe in evidenza sia nella guerra italo – turca, dove fu ferito ad un braccio mentre guidava all'attacco il 21° reggimento fanteria, sia nella prima guerra mondiale, dove da comandante della 49ª Divisione fu nuovamente ferito mentre con i suoi soldati combatteva in trincea. L'esperienza di combattente e ufficiale a lungo impiegato nello Stato Maggiore del Regio Esercito, ha spiegato il relatore, ha sicuramente influito sul modo con cui Diaz ha riorganizzato l’Esercito e, soprattutto, ha in primis migliorato il trattamento dei soldati. Con il suo insediamento fu eliminata la pratica crudele della decimazione, fu elevata la qualità del rancio e furono introdotte turnazioni più brevi in prima linea. Fu inoltre incrementata la paga e le licenze furono più frequenti, con durata calibrata alla lunghezza del viaggio occorrente per arrivare a casa. Non da meno fu istituita una polizza assicurativa gratuita per i soldati, allo scopo di dare sostegno economico alle famiglie dei caduti e dei feriti, e si diede vita a spettacoli ricreativi e tornei di calcio e boxe.

Il Generale Camporini ha invece analizzato l’attuale situazione geopolitica internazionale con fino acume discriminativo, ripercorrendo la storia europea a partire dalla guerra dei 30 anni, mettendo in luce la necessità di riflettere bene sulla storia per evitare il ripetersi di errori già più volte commessi.

Nella sessione pomeridiana, dopo lo storico militare Lorenzo Cadeddu e la Professoressa Marina Moncelsi, che hanno seguito il Professor Aldo Accardo, sono stati presentati due filmati inediti del primo conflitto mondiale, ritrovati tra i reperti storici del National Archives di Washington e dell’Imperial War Museum di Londra. Il primo realizzato da operatori cinematografici dell’esercito tedesco nei giorni dell’offensiva di Caporetto nell’ottobre del 1917 il secondo, girato a Vicenza nel febbraio 1918 da un cineoperatore francese, che mostra la Brigata Sassari accolta trionfalmente a Vicenza dopo la battaglia dei Tre Monti, prima vittoria italiana dopo Caporetto.

Domenica sera infine la pièce teatrale, con dapprima una presentazione di abiti storici riferiti al periodo della Grande Guerra curati dalle creazioni MARÌ di Cagliari. A seguire la rappresentazione scritta ed interpretata da Adriana Monteverde e Eliana Carrus, attraverso la lettura di inedite testimonianze, diari e memorie, che hanno illustrato il variegato ruolo delle donne nel corso del primo conflitto mondiale.

Crocerossine, madrine di guerra, portatrici carniche, intellettuali, prostitute e altro, rappresentando le donne che hanno condiviso con i soldati le fatiche, gli affanni e i lutti della trincea. Fra tutte sono state ricordate Teresa Guerrato Nardini, madrina di guerra della Brigata “Sassari” e Agnes von Kuroswsky, la crocerossina “Catherine” di Addio alle Armi, che si prese cura di Ernest Hemingway ferito gravemente sul Piave.

La serata si e conclusa con l’esibizione del tenore “Su Populu Sardu” di Oliena, che ha suscitato nel numeroso pubblico grande emozione attraverso canti e cori ricordanti la Grande Guerra.

Il percorso letterale e storico iniziato il 3 novembre scorso con l’apertura della mostra ha suscitato vivo interesse nei tanti visitatori e in numerosi studenti degli istituti cittadini, ai quali non è sfuggito l’alto valore storico e morale dei drappi che sventolarono sul Carso, sull’Altopiano di Asiago, sul Piave e a Trieste redenta, che non consentono di dimenticare il tributo di sangue e il sacrificio degli oltre 14.000 soldati sardi caduti nel corso del conflitto.

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