Cagliari

Considerazioni del Ministero della Salute sulla Riforma della rete ospedaliera sarda. Anci Sardegna: «Rivedere la logica dei poteri»

Emiliano Deiana: «Gli enti locali continueranno la loro battaglia per la difesa della salute nei territori e degli ospedali delle zone disagiate»

Considerazioni del Ministero della Salute sulla Riforma della rete ospedaliera sarda. Anci Sardegna: «Rivedere la logica dei poteri»

Di: Antonio Caria


L’Anci Sardegna e il suo Presidente, Emiliano Deiana, hanno preso posizione sulle considerazione del Ministero della Salute sulla riforma della rete ospedaliera sarda.

«Premesso – si legge nel comunicato – che la sanità in Sardegna presenta delle grandi deficienze di che hanno prodotto una diffusa sfiducia popolare nel sistema sia nelle aree urbane che nelle aree rurali. Una sfiducia accentuata da un reale e continuo decadimento, negli anni, dei servizi; dalla mancata organizzazione della medicina del territorio; della mancata soluzione alle interminabili liste d'attesa e alla prevenzione. Il dato che molti sardi, appartenenti alle classi più disagiate, non si curano più (si stima che 66.000 famiglie hanno smesso di curarsi) e non hanno nessuna fiducia in un sistema che da oltre un decennio ha tradito le aspettative è solo parzialmente mitigato dalla recente attivazione del servizio di elisoccorso per garantire un pronto intervento sulle emergenze-urgenze».

«Il Documento del Governo, esitato il 31 maggio e trasmesso solo a settembre alla Regione Sardegna, pone l'accento su alcuni discostamenti che la riforma ospedaliera della Regione ha rispetto al DM 70/2015».

«Ricordiamo a noi stessi – scrive ancora Deiana –, a tutte le istituzioni, alle forze sociali e sindacali che viviamo l'assurdità di un sistema che vede la Regione Sardegna pagarsi completamente il costo della sanità (in compensazione sull'aumento delle entrate fiscali dell'Irpef e dell'Iva ex articolo 8 dello Statuto) eppure si deve piegare ai parametri ministeriali - in una vera e propria "dittatura del parametro" - tagliati sulle realtà geografiche delle aree più forti del Paese come il Veneto, la Lombardia o l'Emilia Romagna».

«Nelle osservazioni del Ministero si attaccano in maniera nettissima gli ospedali di zona disagiata (non coerenza con la configurazione prevista dal DM 70/2015); i punti nascita sottodimensionati (non coerente con l'Accordo Stato-Regioni del 16/10/2010). Le obiezioni del Ministero vertono sulle motivazioni che il Consiglio Regionale ha adottato richiamando l'art. 3 del DM 70/2015 ovvero sulle peculiarità insediative, demografiche e geomorfologiche della Sardegna».

Il Presidente ha rimarcato come «tutto il sistema istituzionale della Sardegna dovrebbe ritrovarsi unito sul diritto dei sardi e della Sardegna di decidere come organizzare il proprio sistema sanitario pagato interamente dalla collettività sarda, nell'ambito della buona amministrazione, dell'efficacia degli interventi e della tutela della salute dei cittadini (in particolare quelli più fragili). 

«I cittadini sardi – ha aggiunto –, i sindaci, le comunità in tutti questi anni non hanno visto nessun miglioramento del sistema sanitario della Sardegna. Sia la percezione diffusa che alcune situazioni specifiche segnalano, al contrario, un peggioramento che viene da lontano. Occorre ribadire che bisogna ripartire dalle fondamenta della medicina del territorio, più vicina ai cittadini e alle comunità per abbattere le intollerabili liste d'attesa e la tendenza a non curarsi più nè a prevenire le malattie».

Nella nota è stato sottolineato il fatto che l’Anci Sardegna abbia «segnalato più volte che la gestione assegnata all'Ats unica ha allontanato le decisioni sulla salute dai luoghi e dalle comunità e che una organizzazione così verticistica esclude le rappresentanze politiche delle comunità dai processi decisionali. Occorre pertanto rivedere la logica dei poteri in Sardegna riassegnando ai sindaci il ruolo che negli anni gli è stato eroso a favore degli apparati burocratici».

«Il sistema degli enti locali della Sardegna – ha rimarcato Deiana –  continuerà a battersi per la difesa della salute nei territori, degli ospedali delle zone disagiate come Isili, Sorgono, Bosa, La Maddalena, Ghilarza, Tempio, Ozieri e Alghero e di tutte le strutture territoriali che negli anni hanno subito un indebolimento tanto insensato quanto organizzato».

Annunciata la convocazione di un’assemblea dei Sindaci Sardi  per discutere della vicenda e  chiedere un’audizione alla Commissione Sanità del Consiglio Regionale su questo tema.

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