Cagliari

Cagliari, ex ospedale militare: un patrimonio medico-chirurgico nascosto sottoterra in un dedalo di immense sale sotterranee

Marcello Polastri, guida turistica: "Fu costruito tra il 1943 e il 1944 e non ha mai aperto i battenti"

Cagliari, ex ospedale militare: un patrimonio medico-chirurgico nascosto sottoterra in un dedalo di immense sale sotterranee

Di: Alessandro Congia


Un ospedale di guerra, tantissimi oggetti oramai rari, letti, barelle, indumenti per bambini, ferri chirurgici, alambicchi d’altri tempi, cassette di legno marchiate a fuoco. Strumenti vecchi ma che in passato erano all’avanguardia: gambe di legno o di plastica, ad esempio, delle protesi insomma, a tratti spaventevoli. Un patrimonio medico-chirurgico nascosto sottoterra in un dedalo di immense sale sotterranee. 

L’OSPEDALE DI GUERRA: VIALE MERELLO. “Un vero e proprio nosocomio di guerra - racconta Marcello Polastri, guida turistica, fu costruito tra il 1943 e il 1944 e non ha mai aperto i battenti. Un’opera architettonica incredibile, realizzata dalla ditta Carlo Ansoldi e che, da più di 2 anni, è in pericolo”. 

GLI OGGETTI RARI. Sotto terra anche numerose automobili, custodite sotto la città, sono sopravvissuti alla guerra ma rischiano di svanire nel nulla sotto una costante pioggia battente dovuta ad una copiosa infiltrazione della rete idrica. In due saloni dell’ex ospedale piove copiosamente, giorno e notte, estate e inverno, secondo dopo secondo. E’ una pioggia battente e gelida, che potrebbe provenire da un tubo rotto, ma dove esattamente? E poi, chi dovrebbe porvi rimedio?

LO SPELEOLOGO POLASTRI. “Non esistono certezze, almeno per ora – dice Marcello Polastri - solo analisi, sopralluoghi, immagini e filmati che gridano allo scandalo. E un bonario invito indirizzato al Comune di Cagliari. Infatti esiste il ragionevole sospetto che l’acqua che invade l’ex ospedale sotterraneo della Croce Rossa, provenga dalla zona dell’ex Casa di riposto oggi occupata dai locali della Caritas Diocesana. Del problema sono tutti informati. Oggi più di ieri perché gli speleologi hanno realizzato un video che testimonia lesioni strutturali e acque che invadono oggetti antichi. Ma, a quanto pare, nessuno se ne fa per davvero carico. Da qui “l’appello alle istituzioni affinché - conclude Marcello Polastri - venga tramandata la memoria storica così intatta come ci è stata consegnata dai nostri antenati “. “Una situazione da risolvere, per poter riutilizzare in chiave turistica questo patrimonio identitario”, ribadisce Ferdinanda Loche, presidente del Comitato provinciale della Croce Rossa Italiana di Cagliari. “Se la perdita verrà bloccata inseriremo questo bene dell’identità in una apertura straordinaria e gratuita all’ampio pubblico” promette Polastri.

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