Monteponi

Regionali 2019. Mauro Pili (Sardi Liberi): «Ecco il piano di rinascita per il Sulcis Iglesiente. Un tesoro da oltre 3 miliardi nelle bonifiche minerarie»

Il Candidato Governatore: «Un progetto credibile in tre punti: bonifiche produttive, compagnie aree per i siti minerari e riconvertire volumetrie minerarie per turismo e attività artigianali»

Regionali 2019. Mauro Pili (Sardi Liberi): «Ecco il piano di rinascita per il Sulcis Iglesiente. Un tesoro da oltre 3 miliardi nelle bonifiche minerarie»

Di: Antonio Caria


“Un vero e proprio piano di rinascita per il Sulcis Iglesiente. Nei quasi 100 milioni di tonnellate di dighe di sterili sparsi nei bacini minerari di Iglesias, San Giovanni, Campo Pisano, Masua, Buggerru, Fluminimaggiore, Montevecchio e Ingurtosu sono contenuti quantitativi di Piombo e Zinco straordinari. Tanto quanto sarebbe sufficiente per far scattare una vera e propria rinascita economica senza precedenti. Per la prima volta possono essere attivate bonifiche minerarie su un giacimento di piombo e zinco a cielo aperto del valore di oltre tre miliardi di euro. Per questa ragione siamo pronti a mettere in campo un grande piano pubblico regionale, serio e credibile. È giunto il momento di sfidare i problemi non con posizioni di retroguardia funzionali agli affari dei privati ma con un piano dettagliato che rimetta in moto l’economia del Sulcis Iglesiente proprio a partire dalle bonifiche produttive e autopropulsive».

A dirlo il candidato alla Presidenza della Regione per Sardi Liberi Mauro Pili, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta stamattina davanti ai fanghi rossi di Monteponi.

Pili ha parlato di «Un piano strategico che si fonda su tre fondamentali obiettivi: realizzare un piano di bonifiche produttive per le quali si possono configurare non meno di 10/15 anni di attività con oltre 1000 occupati, un piano gestionale dei siti minerari archeologici in partnership con compagnie aeree low cost e una variante urbanistica automatica che consenta la riconversione e rifunzionalizzazione di tutte le volumetrie minerarie, industriali, militari e o simili, in chiave turistica, ambientale e artigianale».

«Nel territorio del Sulcis Iglesiente Guspinese – queste le sue parole – esiste un immenso giacimento di piombo e zinco contenuto nelle gigantesche dighe di sterili (oltre 90 milioni di mc) che si sono accumulate in oltre 200 anni di attività mineraria nel bacino estrattivo da Montevecchio sino a Masua. Il piano strategico per le bonifiche produttive è la svolta per l’intero territorio e non solo. Dopo che sventai negli anni scorsi, 2014, la speculazione messa in campo dalla società australiana Kingsrose Mining limited che stava mettendo le mani sulle dighe di sterili del bacino minerario dell’iglesiente ora tutto è fermo per ignoranza e inerzia. Bisogna ripartire senza perdere un solo giorno di tempo».

«Dalle discariche non più costi e oneri ma opportunità, per creare economia, lavoro e nuove opportunità ambientali – ha rimarcato Pili -. Le discariche minerarie abbandonate del Sulcis Iglesiente Guspinese contengono piombo e zinco per un valore di 3 miliardi e trecento milioni di euro, secondo una stima al ribasso. Un quantitativo che consente di progettare un piano economico di non meno di 10/15 anni rilanciando l’intero territorio. Occorre un piano pubblico economico per la bonifica economica dei territori del sud Sardegna. Fuori australiani e profittatori e coinvolgimento diretto di università e professionalità locali, lavoratori e tecnici Igea, disoccupati sardi per avviare un progetto imponente sia sul piano ambientale che sulla ricaduta economica con reddito sicuro per il territorio».

«La limitata gestione dei siti minerari di questi ultimi anni – ha sottolineato –, veri e propri giacimenti turistici, è la più evidente ottusità della Regione a trasformare questi siti di straordinaria e unica attrazione archeologia mineraria nel Mediterraneo in una rilevante opportunità di crescita e sviluppo occupazionale. Per questo motivo intendiamo avanzare un piano strategico per gestire questo immenso patrimonio, da Porto Flavia alle Grotte di Santa Barbara, dal villaggio di Monteponi alla galleria Henry di Buggerru, dal Museo delle Macchine da Miniera (Masua) alla galleria di Villamarina alla Galleria Anglosarda (Montevecchio)».

«Tutte le volumetrie esistenti minerario industriali, militari e o simili, e gli stessi borghi abbandonati, sino alla creazione di alberghi diffusi nei paesi, devono essere recuperate con variante automatica di destinazione d’uso, senza perdita di tempo di procedure tortuose come le varianti di piano, legislative o regolamentari. Urbanistica dinamica al passo con l’economia. Tutte le volumetrie minerarie – ha sostenuto ancora il Candidato Governatore – possono essere rifunzionalizzate mantenendo le caratteristiche architettoniche preesistenti per tutti gli edifici di natura storica e inseriti in un contesto organico. Le volumetrie costituiscono elemento fondamentale della rifunzionalizzazione rispetto alle tipologie di intervento e di cambio di destinazione d’uso contemplate dalla stessa norma che consentirà tale valorizzazione del patrimonio. Interventi da perseguire con interventi di natura concessoria attraverso procedure internazionali di evidenza pubblica per un numero congruo di anni in base agli oneri di ripristino e recupero degli immobili stessi. Un grande piano di riqualificazione urbanistico-architettonico delle aree minerarie con premialità per chi introduce parametri elevati energetico-ambientali. Tale provvedimento si deve ritenere urgente e non rinviabile da approvare entro il primo trimestre della prossima legislatura. Si tratta di mettere in campo il più grande di riconversione urbanistico strategico di un intero territorio dove anche la stessa identità paesaggistica e architettonica sta scomparendo sotto i colpi incessanti della vetustà e dell’abbandono. Una civiltà mineraria – ha concluso – che invece può e deve essere l’architrave per un moderno e intelligente modello di sviluppo, capace di generare nuova economia e nuova occupazione».

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