La guerra dei dazi torna al centro dello scontro politico ed economico e cresce la tensione tra Europa e Stati Uniti: il presidente USA, Donald Trump, minaccia nuove tariffe contro gli otto Paesi europei che hanno inviato truppe in Groenlandia, con un affondo particolarmente duro contro la Francia: sul tavolo c’è l’ipotesi di dazi del 200% sui vini francesi, una misura che colpirebbe uno dei settori simbolo dell’export europeo. Il tycoon si dice convinto che “i leader europei non opporranno troppa resistenza”.

Il clima si sarebbe surriscaldato anche sul piano politico-diplomatico. In una lettera indirizzata al premier norvegese, Trump avrebbe scritto: “Non mi avete dato il Nobel e io non mi sento più in dovere di pensare alla pace”, una frase che ha suscitato sconcerto nelle cancellerie europee. Intanto, sul dossier Medio Oriente, Putin viene invitato a entrare nel board per Gaza, mentre Parigi decide di sfilarsi, segnalando una frattura profonda anche sul piano geopolitico.

A sorprendere è anche la presa di posizione interna agli Stati Uniti: tre cardinali americani vicini a papa Leone avrebbero criticato apertamente l’ex presidente, definendo le sue scelte “politiche distruttive”, un attacco inedito che segna una distanza netta tra il tycoon e una parte del mondo cattolico statunitense.

In Europa il fronte resta diviso. L’Ue discute l’ipotesi di contro-tariffe, ma le capitali non parlano con una sola voce: la Francia guida il fronte dei falchi, pronta a rispondere colpo su colpo, mentre Roma frena, temendo un’escalation che potrebbe danneggiare ulteriormente l’economia. Da Bruxelles arriva un messaggio prudente ma fermo: “La priorità è evitare dazi, ma l’Ue ha gli strumenti per rispondere”, avvertono fonti comunitarie.

Sul tavolo c’è ora il vertice straordinario dei 27, convocato per il prossimo giovedì 22 gennaio, che dovrà chiarire la linea comune dell’Unione in un contesto sempre più instabile. Nel frattempo, i mercati reagiscono con nervosismo: le Borse europee chiudono in rosso, con 225 miliardi di euro bruciati, segnale evidente delle preoccupazioni degli investitori per una possibile nuova guerra commerciale globale.

Un’escalation che rischierebbe di andare ben oltre i dazi, intrecciando economia, diplomazia ed equilibri politici internazionali in uno dei momenti più delicati dei rapporti tra Europa e Stati Uniti degli ultimi anni.