Non si può dire che ogni tanto la nostra classe politica non abbia ragione. Ad esempio, che fretta c’era, o c’è, nella riforma del sistema carcerario. I buoi, cioè i detenuti, mica scappano dalla stalla. E poi, per non soffrire di malagalera, basta non delinquere. Gli stessi buoi non scapperanno, ma loro, i nostri politici,  sì che fuggono a gambe levate dalle responsabilità per le cose non fatte o fatte male. La verità è che i verbi praevidet ac providet (prevedi e provvedi), lascito latino troppo impegnativo per apprezzarlo, sono rievocati nel mondo della  politica  soltanto in occasione delle inflazionate campagne elettorali; figuriamoci se ne troviamo traccia tra una legislatura e l’altra. L’intervento sul tema carceri  del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è dovuto semplicemente all’eterna latitanza del Parlamento di fronte un problema, quello del sovraffollamento, sempre rinviato, così come tante altre esigenze primarie perse di vista perché  quando si tratta di metterci la faccia, in campi a rischio di voti, la nostra classe politica preferisce il non facere: offre meno rischi e maggiori possibilità di difesa o d’imbroglio di fronte all’elettorato.

Se poi capita che il Capo della Stato - unico punto cui aggrapparsi in situazioni di estremo allarme - o, diciamolo pure, di vergogna, come  stesso presidente ha definito la situazione delle carceri - evidenzia ritardi e danni collegati, succede che la maggioranza governativa si affretta a considerare parole sante quelle di Napolitano. Ovviamente, non tocca il tasto che scotta, ovvero le proprie responsabilità, sotto i più variopinti colori, per ciò che non è stato fatto. Figuriamoci, poi, se la nostra classe politica si sente in debito verso qualcuno o qualcosa, fosse anche, come sarebbe il caso di fronte a inconcludenze certificate, della propria coscienza, altra parola sconosciuta. Chi non concorda con la proposta, amnistia o indulto per svuotare le carceri,  del Presidente Napolitano, è il sindaco di Firenze e aspirante segretario del Pd, Matteo Renzi. Non è il solo, però lui è un “new entry” senza precedenti, in quanto a responsabilità, a suo carico. Insomma giustificato, ma solo a metà, visto che comunque le sue proposte implicano tempi eccessivamente lunghi rispetto all’urgenza di trovare una soluzione all’attuale emergenza delle carceri.

Eppure, in uno scenario politicamente poco allegro, ma non da ora, un po’ di ottimismo non guasterebbe. Ci ha pensato qualche giorno fa il vice premier e ministro dell’Interno, Angelino Alfano, a diffondere qualche nota di fiducia. Il segretario del Pdl ha affermato durante un’intervista, riferendosi all’attività di governo dell’ultimo periodo,  che “da qualche mese stiamo dando il meglio di noi stessi”. Ne prendiamo atto e aspettiamo pazientemente, ancora una volta, i risultati. Però, neanche il tempo di far decantare le parole di Alfano ed ecco che ci pensa il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, a riportarci alla realtà, quella tutta italiana. Dice, infatti, ai microfoni del Tg1, riferendosi alla vicenda della nave Concordia, per la quale non si riesce a trovare in Italia un porto idoneo per sua rottamazione, che “stiamo dando il peggio di noi stessi”.

Insomma, l’asticella dell’ottimismo di Alfano è stata subito rimessa in equilibrio da un’altra di segno contrario. A migliorare le cose non hanno certo contribuito le ultime performance, anch’esse tutte italiane sul caso Priebke, in queste ore ancora non risolto. Una bara in cerca di sepoltura e portata da una parte all’altra: se non è vergogna questa! 

E siccome parliamo dell’immagine dell’Italia, lo “spettacolo” offerto è diventato un caso non del comune di Albano laziale o di Roma, ma dell’intero Paese. Ora, come al solito  si riverser&ag