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C'è una strana forma di bellezza nel frantumarsi, a patto che si abbia poi il coraggio di rimettere insieme i pezzi. È questo il nucleo pulsante che anima il ritorno sulle scene di "La misteriosa scomparsa di W", il celebre testo di Stefano Benni. Questa volta, però, lo spettacolo si carica di una veste del tutto inedita: segna infatti il debutto alla regia di Ambra Angiolini, che sceglie di misurarsi con un'opera reale, contemporanea e mossa da profonde esigenze "umane".
Quello che prende vita sul palco del Teatro Maria Carta di Pula è definito dalla stessa regista come un "soliloquio di gruppo". Uno spettacolo tragicomico, oscillante tra il buio e la luce, che si propone come un gigantesco specchio delle contraddizioni della nostra esistenza.
La storia si apre su un risveglio traumatico: W si sveglia una mattina e realizza che qualcosa dentro di lei non è più "a posto". Le promesse dell'infanzia sono andate in fumo, infrante contro la durezza di relazioni umane ormai deteriorate.
La scena che si presenta ai suoi piedi è desolante: una vera e propria piscina di macerie e scarti di plastica velenosa, simboli di una società che si nutre di rifiuti.
Per proteggersi dal dolore del mondo, W si è a lungo rifugiata in un coniglio di plastica, diventato ormai così grande da contenerla interamente e trasformarsi da scudo a prigione d'infanzia perenne; uscire da quel guscio significa mostrare un corpo "postbellico", andato letteralmente in mille pezzi.
La vera sfida di W non sarà solo ritrovare quei pezzi dispersi, ma accettare che hanno ormai cambiato forma e misura, provando comunque a rimetterli al loro posto in un moto di ribellione verso il cinismo circostante.
W diventa così la voce di chi rifiuta di arrendersi alla morte interiore, pur non avendo ancora capito come si faccia, davvero, a vivere.
"La misteriosa scomparsa di W" rifiuta la classica barriera tra attore e spettatore: si tratta di uno spettacolo esperienziale della durata di un'ora e quindici minuti. Chi siede in platea non è un semplice osservatore passivo, ma è chiamato a portare nel teatro le proprie emozioni e il proprio vissuto: "Spegnete i telefoni cellulari: l’applicazione migliore l’avete già dentro di voi".
In questa serata rigorosamente "biologica", l'artificiale viene bandito per fare spazio all'unico vero artificio concesso: quello di tornare a essere una comunità, un "noi" autentico. Ai partecipanti viene offerto un salvacondotto temporaneo per tornare a sentirsi "l'invenzione migliore sul pianeta".
Per dare una forma visiva e sonora a questo viaggio di ricostruzione, la regia di Ambra Angiolini si avvale di due collaborazioni d'eccezione che fondono arti visive e musica d'avanguardia.
La scenografia, curata da Chiara Modolo, ospita le installazioni del movimento Cracking Art (fondato nel 1993 da Alex Angi, Renzo Nucara, Sweetlove, Marco Veronese e Kicco). Il termine "cracking" evoca la reazione chimica che trasforma il petrolio in plastica, segnando il passaggio dal naturale all'artificiale.
Sottraendo la plastica alla distruzione tossica per trasformarla in opera d'arte, il movimento non solo esprime una forte sensibilità ambientale, ma dialoga perfettamente con il percorso di W: rigenerare i materiali significa, metaforicamente, rigenerare le ferite dell'anima.
A chiedersi che suono abbia un corpo quando va in frantumi o quando si ricompone è stata la stessa regista, che ha voluto al suo fianco Dardust (alias Dario Faini) per la creazione delle composizioni sonore.
Pianista e produttore d'eccezione (noto anche per le sue firme sui successi di artisti come Mahmood, Elisa e Blanco), Dardust porta nello spettacolo la sua cifra stilistica inconfondibile: un ponte sonoro potentissimo in cui la profondità della musica classica si unisce alle pulsazioni dell'elettronica contemporanea.
In un panorama culturale che spesso anestetizza le emozioni, "La misteriosa scomparsa di W" si propone come una scossa elettrica, un invito a riscoprirsi meravigliosamente imperfetti, non conformi, ma finalmente interi.

