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Quanto siamo e saremo il risultato di esperienze, del percorso che facciamo e delle persone con cui ci rapportiamo? È la domanda che si pone Michael Floris, originario di Iglesias e che vive da undici anni a Torino, attraverso il suo nuovo romanzo, "L’altalena".
Michael, ingegnere ambientale 39enne laureato all’Università di Cagliari, coltiva la passione per la scrittura fin da quando era bambino, quando amava ricopiare su un quaderno le poesie che trovava nel libro di antologia di sua madre. Durante l'università, nonostante il poco tempo libero, continuava ad affidare pensieri e riflessioni al proprio diario. Nel 2015 uscì il suo primo libro, un primo passo importante nel suo percorso di scrittore.
Con "L'altalena", Michael sceglie ora di confrontarsi con dinamiche e temi che sente particolarmente vicini. Non si tratta di un romanzo autobiografico, precisa, ma di una storia nella quale i lettori possono riconoscersi. Il protagonista è chiamato infatti a guardare con occhi diversi la propria realtà, fino a mettere in discussione ciò che per molto tempo ha considerato normale. Sardegna Live l’ha incontrato per un’intervista, che ci ha permesso di conoscere un ragazzo particolarmente sensibile, riflessivo e introspettivo, attento alle dinamiche umane e alle esperienze che contribuiscono a formare l'identità di ciascuno, ma che allo stesso tempo si racconta con semplicità, la stessa attraverso cui esterne i suoi pensieri e le sue domande.
Partiamo da te. Chi è Michael Floris, di cosa ti occupi nella vita e qual è stato il tuo percorso personale e professionale?
"Sono un ingegnere ambientale laureato all'Università di Cagliari, e vivo e lavoro a Torino da ormai undici anni. Proprio durante il periodo universitario andavo spesso a Torino a trovare mio fratello, che frequentava Psicologia. Tra tutti quei viaggi mi innamorai della città, della sua storia e della sua architettura, ed ero determinato a raggiungerlo non appena finito gli studi. Proprio a Torino ho avuto la fortuna di riuscire a proseguire il lavoro nel settore del mio percorso di studi. Mi sento molto fortunato per questo, soprattutto perché i temi ambientali sono sempre più centrali per ciò che riguarda il contrasto al cambiamento climatico".
Com'è nata la tua passione per la scrittura? Hai sempre avuto il desiderio di scrivere un libro oppure è qualcosa che è maturato nel tempo?
"La passione per la scrittura nasce da lontano. Quando ero piccolo mi piaceva ricopiare su un quaderno le poesie che trovavo nel libro di antologia di mia madre. Poi un giorno ho provato a scriverne una tutta mia, la portai alla maestra e lei mi disse che non era farina del mio sacco. Ci rimasi molto male. Poi, alle superiori, cominciai a leggere parecchio (la saga di Harry Potter fu l'inizio), e il mio compagno di banco mi prestò "Due di due" di Andrea De Carlo e ne rimasi folgorato, talmente colpito che, trascinato dall'emozione, provai a scrivere una storia tutta mia. Non ci riuscii, ma fu l'inizio di tante sperimentazioni. Devo dire che l'università purtroppo non mi lasciava molto tempo libero, però continuavo comunque a scrivere sul mio diario. Appena trasferito in Piemonte, nel 2015, cominciai la stesura di una storia più strutturata, ambientata proprio a Torino, che poi ho pubblicato con il titolo "Il treno per la felicità". Quello è stato il mio punto di partenza".
È da poco uscito il tuo romanzo "L'altalena". Che cosa ti ha spinto a scriverlo? C'è stata un'esperienza, una riflessione o un momento particolare da cui è nata l'idea della storia?
"Come in tutti i libri, c'è sempre qualcosa dell'autore in ciò che si scrive. Con diverse sfumature. L'altalena non è un romanzo autobiografico, ma cerca di rappresentare una storia comune, in cui tutti possiamo immedesimarci, e che affronta diversi temi a me molto cari. Questo è stato il punto di partenza, e raccontarlo non è stato facile. Perché quando si vivono tutti i giorni le stesse dinamiche, che diventano la normalità, poi razionalizzare e dissociarsi in qualche modo da quello che per noi era la normalità non è facile. Il protagonista fa proprio questo, e in lui nasce una fiammella che lo porta a scontrarsi con il suo presente e con le persone che non cambiano mai, o meglio, non provano a migliorarsi".
Nella presentazione del libro hai scritto che il romanzo nasce da una domanda: "Cosa ci porta a essere le persone che siamo o che diventiamo?". Qual è la tua riflessione su questo tema e in che modo hai cercato di svilupparla attraverso la storia?
"Nell'arco della nostra vita incontriamo un sacco di persone, e facciamo tante cose: andiamo a scuola, facciamo sport, danza, teatro, andiamo al lavoro. Oppure non ne facciamo nessuna. Ognuna di queste attività ci influenza, nel bene o nel male, e ci porta a prendere delle decisioni, su ciò che vogliamo fare nel presente, ma anche su ciò che vogliamo diventare in futuro. Anche non fare niente o non aver mai fatto niente per anni ci influenza. è molto difficile, quindi, trovare una risposta a questa domanda. Ognuno di noi ha la sua storia, naturalmente. Ma mi piace pensare, per esempio, che noi siamo la somma di tutte le persone che incontriamo nell'arco della nostra vita".
Il titolo "L'altalena" è particolare e suggestivo. Qual è il suo significato e che cosa rappresenta all'interno del romanzo?
"Ho scelto questo titolo, perché il movimento dell'altalena rappresenta le emozioni del protagonista lungo la storia, ma anche perché ha un significato preciso in una scena del libro, che riassume uno dei messaggi più importanti che voglio trasmettere con il romanzo, e cioè, non c'è nessun rimedio che si può porre nel presente per modificare il passato".
Infine, che cosa ti piacerebbe che i lettori portassero con sé dopo aver letto "L'altalena"? C'è un messaggio o una riflessione che speri possa accompagnarli anche dopo aver chiuso il libro?
"Sì, vorrei che "L'altalena" portasse la voglia di cambiare, di migliorarsi, di non accontentarsi. Perché nella vita bisogna andare a prendersi ciò che si vuole, e stare fermi significa perdersi nell'oblìo".
Un romanzo che invita, attraverso la storia del protagonista, a guardare il presente con più consapevolezza e a non aver timore di mettersi in gioco e di provare a cambiare via e guardare avanti. In bocca al lupo, Michael!






