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C’è un luogo in cui i confini geografici si dissolvono, lasciando spazio al solo potere del gusto, del vento e della storia. Quel luogo è il comune di Carloforte, sull'Isola di San Pietro, appendice estrema nel sudovest sardo. L'edizione 2026 del Girotonno si è chiusa lasciando un'eco sorpresa e innovazione: a trionfare sul gradino più alto del podio del World Tuna Competition non è stata l'Italia -che giocava in casa- e nemmeno il Giappone -custode millenario del culto del pesce crudo-. A conquistare l’Isola di San Pietro è stata la Finlandia, regalando una delle pagine più sorprendenti, audaci e poetiche della storia della kermesse. Carloforte non è semplicemente una scenografia, è un’anima antica.
Definita da sempre "un'isola nell'isola" per le sue profonde radici liguri e tabarchine, durante i cinque giorni dell'evento la cittadina si trasforma nella capitale mondiale della biodiversità marina. Qui si parla un dialetto che profuma di Genova e di Tunisia, ed è proprio questa stratificazione culturale a rendere il Girotonno un evento unico al mondo. Al centro di tutto c'è lui: il tonno rosso di corsa. Non un semplice ingrediente, ma un oro biologico, un titano dei mari che compie rotte antiche quanto il mondo ("guardando sempre la costa con l'occhio sinistro" come tramandano generazioni di pescatori). La tonnara di San Pietro, una delle ultime storiche e attive del Mediterraneo, custodisce un rito millenario.
Nei giorni del festival, questo re dei mari viene celebrato non solo come eccellenza gastronomica assoluta, ma come elemento sacro di un ecosistema culturale ed economico da proteggere con estremo rispetto. La giuria tecnica, composta da giornalisti gastronomici di fama internazionale, chef stellati ed esperti di cucina transoceanica, si è trovata di fronte a un dilemma filosofico: premiare il rigore purista della materia prima o l'audacia della contaminazione? Il voto popolare, accorso in massa, ha spinto per l'emozione immediata, ma è stata la capacità di osare a fare la differenza.
Il confronto finale si è giocato sui tempi di frollatura del pesce e sull'uso sapiente delle parti grasse (come la ventresca) e di quelle magiche e ferrose (come la buzzonaglia), ridefinendo i canoni della cucina di mare contemporanea, regalando autentiche perle d'arte edibili, capaci di raccontare viaggi tra paesi in pochi morsi. Lo chef vincitore Jouni Kuru ha proposto "Tonno fresco, tonno affumicato, l'orto e la foresta", un capolavoro di audacia geopolitica. Kuru ha unito la lonza di tonno fresco a una mousse di ventresca affumicata con ginepro finlandese, rinfrescando il palato con olio di rosa, vinaigrette ai fiori di sambuco e le crudité degli orti sardi. Un bacio incredibile tra la tundra e la macchia mediterranea che ha letteralmente stregato tutti.
L'Italia (rappresentanteta dagli Chef Francesco Vitale e Roberto Pisano) ha conquistato il secondo posto con "Tonno Andata e Ritorno": il piatto ha celebrato il concetto del tonno come instancabile viaggiatore giocando su consistenze termiche straordinarie e la freschezza degli ingredienti. Terzo classificato, il Giappone (chef Taehwa Im e Marco Costeniero) con "Atama Zukushi": un'esplorazione dell'anatomia del pesce che valorizza le parti meno nobili della testa, regalando un’intensità millenaria attraverso il Nōten Kakuni (cottura lenta della fronte grassa) bilanciato da note di zenzero e sake ridotto. Giù dal podio, ma ugualmente straordinari, i piatti del Marocco (un viaggio speziato e avvolgente ribattezzato "Vento di Medina"), di El Salvador (una complessa unione tra memoria culinaria centroamericana e spinta contemporanea) e della Siria (con un sorprendente kubbeh di tonno su crema di ceci selvatici e avocado). Spagna e Australia, pur avendo mancato l'accesso alle semifinali a causa di piccoli dettagli quali il bilanciamento delle acidità, hanno lasciato il segno celebrando la gioia del cibo come linguaggio di pace universale.
Dietro un successo di tale portata, capace di attirare flussi turistici internazionali senza snaturare l'essenza intima del borgo, c'è la regia impeccabile della macchina amministrativa del Comune, guidata dall'ormai collaudato sindaco Stefano Rombi. Con una visione lungimirante che mette al centro lo sviluppo sostenibile, il primo cittadino è riuscito nell'impresa di trasformare una festa identitaria in un modello di governance turistica internazionale. La gestione degli spazi, la pulizia dei vicoli nonostante le migliaia di presenze e il coinvolgimento attivo dei giovani e delle scuole del territorio hanno dimostrato come la pubblica amministrazione possa farsi promotrice di cultura e benessere economico. "Il Girotonno non è una vetrina usa e getta" -ha ricordato il sindaco- "ma il racconto di una comunità che apre le porte al mondo mantenendo ben salde le proprie radici". E ancora "Un prodotto come il tonno colloca chi lo lavora a metà tra artista e artigiano: artista perché pensa all'io interiore, ma artigiano perché deve anche pensare all'azienda, per così dire. E soprattutto, a trasferire l'arte e il mestiere alle generazioni successive". Mentre sul palco centrale si consumavano le sfide culinarie, le arterie di Carloforte pulsavano di vita propria.
Gli eventi gastronomici collaterali hanno letteralmente invaso il paese: affollatissimi cooking show guidati da volti noti del giornalismo culinario, mostre d'artigianato locale e laboratori didattici per bambini sulla biologia marina. Novità pop dell'anno è stata la formula dei "Gin Tonnic" nei bar del centro storico: una scommessa vinta che ha visto i bartender locali abbinare i migliori gin artigianali della Sardegna (ricchi di sentori di ginepro e mirto) a finger food a base di tonno, creando un trend da aperitivo che ha conquistato i palati dei più giovani lungo i caratteristici carrugi illuminati a festa. Il Girotonno 2026 ha saputo infine bilanciare i piaceri del palato con un ricco palinsesto d'intrattenimento che ha acceso le notti sul lungomare di San Pietro. La piazza è esplosa di risate grazie all’irresistibile comicità stralunata di "Pino e gli Anticorpi", duo comico sardo che ha dimostrato una grande capacità d'improvvisazione, connettendosi istantaneamente sia con il pubblico locale che con i turisti stranieri. Attraverso una satira di costume affilata, tormentoni cult e una mimica corporea travolgente, hanno regalato due ore di pura catarsi collettiva. La musica ha poi preso il controllo delle notti carlofortine: Rocco Hunt ha infiammato l'arena sul mare, trasformando il porto in una pista da ballo a cielo aperto. A colpi di hit generazionali, rime serrate e un'energia campana travolgente, il rapper ha creato un'empatia totale con la folla, dimostrando come il calore del Sud Italia si sposi divinamente con l'accoglienza sarda.
L'artista salernitano ha affermato con orgoglio il rapporto che lo lega alla nostra Isola: "Negli ultimi tempi sono rimasto affascinato dal sud dell’Isola. Carloforte è meravigliosa, una terra che non conoscevo, con i suoi legami con la Liguria. Noi di Salerno veniamo chiamati “pisciaiuoli”, pescivendoli, e ne vado fiero: ho un legame da sempre con il mondo ittico e venire qui nella capitale del tonno è incredibile. Vorrei visitare una tonnara il prima possibile". Di segno opposto, ma altrettanto magnetico ed emoziomante, è stato il live di Ermal Meta. Un concerto intimo, poetico e potente al tempo stesso. Le parole e le melodie del cantautore hanno fluttuato sul mare calmo del Sulcis, regalando brividi veri e momenti di profonda commozione. Due anime musicali diverse che hanno arricchito e completato lo spessore culturale di una manifestazione che non vuole essere solo un festival del cibo, ma un crocevia di arti.
Il Girotonno 2026 si chiude così, ammainando le vele ma lasciando una certezza incisa nella roccia vulcanica dell'isola: finché il tonno rosso incrocerà queste rotte e Carloforte saprà accogliere il mondo con questa generosità e intelligenza organizzativa, l'armonia tra i popoli avrà sempre il sapore del sale, della foresta e della grande musica.







