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Un fumetto che diventa musica e poi prende vita sul palco, tra personaggi in cartapesta, ballerini, illustrazioni realizzate dal vivo e scenografie. Caparezza ha portato all’Anfiteatro Ivan Graziani di Alghero il suo Orbit Orbit Live Tour, facendo registrare il sold out per l’unica tappa in Sardegna.
L’appuntamento fa parte dell’Alguer Summer Festival ed è organizzato da Shining Production, in collaborazione con il Comune di Alghero e la Fondazione Alghero. Il tour è prodotto da ITACA TIME & Magellano Concerti.
Dopo quattro anni lontano dai concerti, Michele Salvemini è tornato sul palco con uno spettacolo costruito intorno a Orbit Orbit, il suo nono album. Un progetto che nasce dall’incontro tra linguaggi artistici diversi: il fumetto, scritto dallo stesso Caparezza e pubblicato da Sergio Bonelli Editore, dal quale prende poi forma anche il disco.
È proprio il fumetto, passione che accompagna Salvemini fin da bambino, a riaccendere il desiderio di tornare a scrivere musica, dopo gli anni segnati anche dai problemi di acufene e ipoacusia. Fumetto e disco procedono così insieme e si completano a vicenda.
Il viaggio nello spazio diventa una metafora della libertà e dell’immaginazione, completando idealmente il percorso iniziato con la “prigionia” di Prisoner 709 e proseguito con la “fuga” di Exuvia. Un immaginario che arriva fino al palco, dove musica, fumetto e teatro si contaminano continuamente.
Sul palco quell’universo prende letteralmente forma. Accanto alla band e ai ballerini compaiono i personaggi del fumetto, da Magmarana a Darktar, quest’ultimo rappresentato anche da un’imponente scultura in cartapesta. Le scenografie, realizzate con il contributo del maestro cartapestaio di Putignano Deni Bianco, accompagnano Caparezza attraverso continui cambi di scena, costumi e quelli che lo stesso artista ama definire i suoi “oggettoni”.
Il fumetto entra nello spettacolo anche in maniera più diretta durante “China Town”. Per la tappa sarda è Joachim Tilloca, fumettista algherese, a disegnare dal vivo, mentre la realizzazione dell’opera viene proiettata sul grande led alle spalle di Caparezza.
Un momento che accompagna ogni data del tour con un fumettista diverso. Le opere realizzate vengono donate a Emergency e messe all’asta per sostenere R1PUD1A, la campagna dell’associazione contro la guerra.
La scaletta intreccia il nuovo lavoro con alcuni dei brani più conosciuti della carriera di Caparezza, da “Vengo dalla Luna” a “Mica Van Gogh”, “Ti fa stare bene”, “Fuori dal tunnel” e “Vieni a ballare in Puglia”. Anche il passato dell’artista diventa parte dello spettacolo, con le rappresentazioni dei diversi mondi e personaggi che negli anni hanno accompagnato la sua discografia.
Ma l’universo visivo è soltanto una parte del concerto. Tra un brano e l’altro Caparezza interrompe più volte la musica per parlare al pubblico, alternando ironia e riflessioni sui temi sociali e politici che da sempre attraversano la sua produzione.
Uno dei passaggi più significativi arriva prima di “Una chiave”, quando Caparezza racconta la storia di Naji al-Ali, vignettista palestinese assassinato nel 1987 e autore di Handala, il bambino diventato uno dei simboli della causa palestinese. Il personaggio è raffigurato sempre di spalle, con le mani intrecciate dietro la schiena, e non mostrerà il proprio volto finché il popolo palestinese non potrà tornare nella propria terra.
Caparezza richiama quell’immagine parlando di un bambino che volta le spalle al mondo, così come il mondo ha voltato le spalle alla Palestina. Il racconto diventa l’introduzione a “Una chiave”, trasformando ancora una volta il fumetto in uno strumento per parlare della realtà.
Tutto conduce infine a “Perlificat” e a un verbo che Caparezza inventa per condensare il senso del suo nuovo lavoro: perlificare. Come un’ostrica reagisce a ciò che entra nel proprio guscio trasformandolo in una perla, l’invito dell’artista è a rispondere attraverso la creatività a ciò che ferisce o non si riesce ad accettare della realtà.
È così che si chiude il viaggio di Orbit Orbit: non cercando di eliminare ciò che disturba, ma provando a trasformarlo in qualcos’altro. Un invito che Caparezza lascia anche al pubblico di Alghero: perlificare.





