Una comunità riunita, orgogliosa delle proprie radici, capace di aprire le porte a turisti e visitatori arrivati da tutta la Sardegna. Su Carrasegare Ulesu si è chiuso con una partecipazione straordinaria, confermando la forza di un paese che non è solo memoria, ma racconto vivo e condiviso.

Sabato 28 febbraio, complice una giornata di sole, l’evento ha registrato numeri importanti, persino superiori a quelli del 2024, ultimo appuntamento favorito dal bel tempo.

L’evento è stato organizzato dall’Associazione Culturale S’Urtzu e Sos Bardianos, dal Comune di Ula Tirso e con il sostegno della Regione Sardegna. Un lavoro corale che negli anni ha portato a un traguardo significativo: lo scorso anno su Carrasegare Ulesu è entrato ufficialmente a far parte dei Carnevali Storici Sardi, riconoscimento che sancisce il valore della manifestazione e premia l’impegno costante nella tutela e promozione del patrimonio culturale locale.

"Siamo davvero soddisfatti - ha commentato il segretario dell’Associazione Culturale S’Urtzu e Sos Bardianos, Matteo Masones -. È stato un lavoro impegnativo, portato avanti con dedizione da tutta l’Associazione e con il supporto del Comune e dei volontari. Vedere il paese così pieno, con visitatori arrivati da tutta la Sardegna, è la soddisfazione più grande. Grazie a chi ha scelto di essere con noi e a tutti i gruppi che hanno reso speciale questa giornata".

Il programma si è aperto alle 10:00 con un convegno dedicato alla maschera tradizionale e alle tradizioni locali. Durante la giornata i visitatori hanno potuto scoprire le chiese del paese, il centro storico e il Museo dell’Elettricità, mentre l’area street food ha proposto prodotti tipici locali.

Il momento centrale è arrivato nel pomeriggio. Alle 15:30 la sfilata delle maschere tradizionali ha attraversato il centro storico fino a piazza IV Novembre, cuore della festa.

Hanno partecipato Mamuthones e Issohadores di Mamoiada, Urthos e Buttudos di Fonni, Su Bundhu di Orani, Mamutzones Antigos di Samugheo, Sos Tumbarinos di Gavoi, S’Attitidu di Bosa, Mustayonis e S’Orku Furesu di Sestu, Is Sonaggiaos e S’Urtzu di Ortueri, Tamburini e Trombettieri della Città di Oristano, Janas di Maist’e’ di Gergei, Maschera a Gattu e Maimones di Sarule, Caretos del Portogallo, oltre ai padroni di casa S’Urtzu e Sos Bardianos e S’Urtzigheddu di Ula Tirso.

A chiudere la giornata i balli in piazza con i Fantasias de Ballos e, dalle 23:30, il DJ set che ha prolungato la festa fino a tarda sera.

Il cuore della tradizione: S’Urtzu

Al centro di su Carrasegare Ulesu c’è S’Urtzu, maschera tragica e potente, ipostasi di una divinità capace di allontanare i malefici e con funzione propiziatoria per il raccolto.

S’Urtzu è un uomo che indossa la pelle intera di un cinghiale, con la testa dell’animale sovrapposta alla propria. Alla cinta porta un grosso campanaccio e sotto la pelle nasconde sa zippa, un lungo pezzo di sughero che protegge la schiena dai colpi inflitti con sas mazzoccas.

Sul petto cela una vescica piena di vino che, lasciandosi cadere a terra e rialzandosi, macchia la strada simulando il sangue. Durante la sfilata viene condotto con catene dai due Omadores, mentre Sos Bardianos, con i volti tinti di nero, lo percuotono in un rituale che unisce sacro e profano, memoria e identità.